13 gennaio 2021

L’andamento delle proteste durante il lockdown autunnale: prospettive in vista di una terza ondata

 Istituzioni

 

La sera del 23 ottobre, quando la protesta di Napoli contro l’annuncio di un lockdown locale da parte del governatore De Luca si è trasformata in uno scontro aperto tra centinaia di manifestanti – incappucciati e a volto coperto – e le forze dell’ordine, l’Italia ha cominciato a rivoltarsi. Le tensioni di milioni di cittadini, economicamente stremati dalle chiusure della primavera (un sondaggio di luglio mostra che il 43% delle persone ha denunciato un peggioramento della propria condizione economica (Coticchia et al., 2020 )) e allarmati dalla possibilità di nuovi coprifuochi e divieti per combattere la seconda ondata di COVID-19, sono sfociate in una rapida successione di proteste. A fine ottobre si segnalano manifestazioni, marce e blocchi in tutta Italia, dai centri minori alle grandi città. 

 

Il timore di autunno caldo che non faceva dormire sogni tranquilli alla Ministra Lamorgese sembrava materializzarsi: una tempesta perfetta causata dalla tensione sociale nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria, caratterizzato da assembramenti in piazza che aumentano il rischio di diffusione del virus, e da scontri tra manifestanti violenti e forze dell’ordine. La crisi attuale, intensificata dalla chiusura di molteplici attività economiche e dalle restrizioni cicliche delle libertà personali dei cittadini, ha attirato un gruppo estremante variegato e nuovo di manifestanti pronti a protestare: frange radicali di attivisti con motivi politici e alcuni gruppi criminali, ma soprattutto piccoli imprenditori economicamente indeboliti, le cui aziende difficilmente potrebbero sopravvivere ad un altro blocco totale di movimenti e attività. Infine, all'interno di questi diffusi momenti di dissenso, vi sono anche elementi violenti organizzati sembrano pronti a sfruttare questa finestra di opportunità per riaccendere una forma di opposizione violenta e sfidare un ventennio di politica italiana eccezionalmente e prevalentemente non violenta.

 

Influenzati dai fatti di Napoli e dalle paure del Viminale, analisti e commentatori politici hanno sottolineato soprattutto il carattere violento e sovversivo. Per diversi giorni le testate giornalistiche hanno proposto la narrativa di una regia unica dietro gli scontri, secondo la quale estremisti di destra e di sinistra, gruppi ultras ansiosi di “menare le mani”, e criminalità organizzata avrebbero formato un fronte unito per fomentare il caos e sovvertire l’ordine pubblico, facendo leva sulle emozioni dei manifestanti (si vedano ad esempio gli articoli comparsi su  Il Corriere della sera e Il Mattino. Il Viminale ha poi escluso, sulla base dei dati raccolti, la possibilità di un comando unificato dietro le proteste). Tuttavia, queste analisi sono basate principalmente su singoli eventi o aneddoti, senza considerare i trend delle proteste, che sono strumenti necessari per discutere quest’esperienza recente e sui generis di dissenso.

 

Per superare questa discussione frammentata e facilmente ingannevole basata su informazioni incomplete, abbiamo creato un nuovo database sulle manifestazioni e proteste avvenute nel corso della seconda ondata di COVID-19, utilizzando come fonte principale la rassegna stampa quotidiana del Ministero dell’Interno, la quale include sia testate giornalistiche nazionali sia locali. Tra assemblee e dimostrazioni, marce, ostruzioni del traffico, nonché incontri tra manifestanti e autorità locali, quali i prefetti, abbiamo contato e codificato 371 eventi nelle tre settimane comprese tra venerdì 23 ottobre e sabato 14 novembre. Si tratta di un numero piuttosto elevato di proteste, specialmente se paragonato agli ultimi vent’anni di storia politica italiana. Il Grafico 1 riporta la tendenza giornaliera delle proteste. La linea rossa indica le manifestazioni violente, le quali ammontano a soltanto 32 casi, meno di una su dieci.

 

Grafico 1.

 proteste1

 

Nel complesso, lo scenario previsto dal Viminale non si è verificato. Eppure, le proteste hanno avuto una grande diffusione geografica.  La seguente mappa mostra la distribuzione geografica delle proteste sia tra regioni (colori più scuri indicano un numero di eventi maggiore) che tra comuni (la dimensione dei cerchi verdi è proporzionale al numero di proteste registrato in ogni località). Esse sono diffuse per tutta la penisola. Il maggior numero di proteste è avvenuto in Lombardia, Emilia-Romagna e Campania. Le città con il maggior numero di manifestazioni sono Roma, Napoli, Bologna e Milano.  Le proteste violente sono limitate a 21 città, elencate nella legenda. 

 

Cartina 1.

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Cosa può spiegare la tendenza generalmente pacifica delle manifestazioni? Una possibile risposta la offrono gli attori coinvolti. La maggioranza dei gruppi che hanno organizzato le proteste non sono violenti o radicali, ma composti soprattutto da imprenditori e piccoli commercianti, presenti in 251 eventi (67,7% del totale). I gruppi sociali tipicamente attivi in situazioni di protesta in Italia non sono imprenditori, bensì studenti e sindacati operai, i quali invece hanno avuto un apporto marginale in questo caso. Ciò che rende quest’ondata un evento unico e difficilmente paragonabile al resto della storia politica italiana. 

 

Gli imprenditori sono scesi in piazza nell'autunno del 2020 principalmente a causa delle difficoltà economiche nelle quali si trovano dalla primavera scorsa: la maggior parte delle aziende ha dovuto chiudere i battenti durante il lockdown primaverile, le quali in seguito hanno investito in modo significativo in dispositivi di protezione individuale e misure sanitarie nei propri locali. Un secondo blocco totale non farebbe che peggiorare queste già precarie circostanze. Tra i motivi centrali e dichiarati delle proteste, il disagio economico si trova al primo posto (276 casi, 74,4% del totale), seguito dalla limitazione delle libertà civili (215 eventi, 58%). Uno degli slogan più iconico del periodo è stato “Tu ci chiudi, tu ci paghi”, rivolto al Presidente del Consiglio Conte oppure ai governatori regionali a seconda del luogo. Manifestazioni organizzate da negazionisti e gruppi simili contro la “dittatura sanitaria” sono invece state rare. A conti fatti, quindi, l'affermazione principale non è stata contro la lotta al virus ma contro gli effetti economici di un nuovo blocco e l’uso dei DPCM per limitare le libertà individuali.

 

Grafico 2.

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Grafico 3.

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Sebbene organizzazioni e partiti politici non siano stati i principali organizzatori o partecipanti, essi hanno preso parte a più di una protesta su tre (127 eventi su 371). Le organizzazioni più presenti sono state i gruppi di destra, principalmente Fratelli d’Italia e Lega, seguiti da estremisti di destra e sinistra, e infine da partiti di centro e sinistra. In 8 proteste si è registrata la presenza di gruppi anarchici. Gli estremisti sono stati presenti nella maggior parte delle proteste che si sono rivelate violente (30 proteste su 37), il che indica il forte nesso tra questi gruppi e i disordini. Altri attori legati a fenomeni di violenza sono stati gli ultras, presenti in 32 proteste, mentre sono state riportate notizie sulla presenza di tattiche e/o personalità del mondo della criminalità organizzata in sole 3 proteste. Per esempio, nella notte di Napoli del 23 ottobre, un centinaio di persone hanno utilizzato motorini e Vespe per mettere in difficoltà le operazioni delle volanti delle forze dell’ordine, una tattica di guerriglia urbana spesso adoperata dalla Camorra. I numeri, pertanto, sono parecchio esigui. Le paure di un’infiltrazione capillare di gruppi sovversivi volta a creare scompiglio in tutta Italia trovano pertanto debole supporto nei dati delle manifestazioni.

 

Cartina 2.

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Alcune riflessioni finali 

 

Anche se le statistiche riportate qui sopra sono solo descrittive, la panoramica preliminare dei dati fornisce diversi elementi di riflessione. L’ondata di proteste dell’autunno 2020 si allontana dal contesto classico in quanto avviene durante un'emergenza sanitaria senza precedenti, e inoltre è guidata da attori molto diversi da quelli tradizionalmente attivi nelle passate esperienze di protesta ed estremamente eterogenei in tema di reclami di protesta e tattiche di dissenso. Siamo testimoni di un emergere di nuovi gruppi sociali che utilizzeranno anche nuove pratiche di dissenso politico? I prossimi mesi aiuteranno a capire se la smobilitazione e il “ritiro dalle strade” dei principali gruppi politici che utilizzavano le proteste pubbliche come metodo di lotta politica quali i sindacati e il PD e il M5S stiano concedendo spazi d’incontro tra individui senza precedenti esperienze di dissenso politico, ma volenterosi di dimostrare le loro rimostranze, e gruppi radicali che sanno come organizzare una piazza.

 

I trasferimenti economici a cittadini e imprese, cosiddetti ristori, da parte del governo possono chiaramente far fronte a parte delle emergenze che diversi lavoratori e imprenditori stanno affrontando. Tuttavia, non bisogna dimenticare quanto gran parte della società italiana che si basa sul lavoro sommerso o sull'economia informale non potrà beneficiare di questi sostegni finanziari. L'ultimo rapporto dell'ISTAT ha affermato che nel 2018 erano 3 milioni e 652mila unità equivalenti a tempo pieno che facevano parte del sommerso e di queste 2 milioni e 656mila unità erano dipendenti. Visto che la forza principale che ha spinto le proteste è di carattere economico e che parte degli aiuti economici non raggiungeranno ampie porzioni della società potrebbero giungere altre ondate di proteste. Una situazione simile potrebbe verificarsi a gennaio in caso di una terza ondata di infezioni e, conseguentemente, di restrizioni.

 

Infine, bisognerà capire se gli eventi recenti segnalano un ritorno a una politica più conflittuale, caratterizzata da alti livelli di proteste pubbliche e dalla ricomparsa di organizzazioni violente (e recentemente dormienti), o se la crisi pandemica ha generato alleanze collettive di convenienza, inusuali ma non durature. I prossimi mesi potrebbero fornire ulteriori indicazioni.

Immagine: NOEXPO. Crediti: FEDRA Studio (commons.wikimedia.org), CC BY 2.0

 

 

Bibliografia

 

Coticchia, F., Di Giulio, M., Masullo, J. and Ruggeri, A. 2020 “Shifting Public Attitudes towards International Actors in Times of Emergency Evidence from Italy”, Manoscritto, Università di Genova/ University of Oxford.

 


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