17 aprile 2022

L’immunità comune di Roberto Esposito: un paradigma politico per affrontare la pandemia

Pensiero politico

 

Recensione a Esposito, R., (2022), Immunità comune. Biopolitica all'epoca della pandemia, Torino: Einaudi.

 

Nel recente volume Immunità comune, edito da Einaudi, Roberto Esposito ritorna su una delle categorie che più hanno caratterizzato la sua riflessione politica, sempre rivolta all’analisi critica del mondo contemporaneo: quella di immunità. In un libro scritto ormai vent’anni fa, intitolato Immunitas (Einaudi, 2002) – il quale faceva parte di una trilogia insieme a Communitas (Einaudi, 1998) e Bios (Einaudi, 2004) –  il filosofo italiano aveva proposto questo concetto per spiegare il funzionamento intrinseco e la tendenza del diritto moderno a organizzare e governare la società ai fini della protezione interna e del confinamento dei rischi verso l’esterno.

 

Nel tentativo di chiarire ancora meglio quelli che erano i presupposti storico-giuridici delle sue riflessioni sul paradigma immunitario, Esposito pone ora un nuovo problema etico e politico, quello dell’immunità comune. Già affrontato nell’ultimo paragrafo del suo libro del 2002, a partire dall’intuizione di una necessaria apertura della riflessione biopolitica a una sua articolazione positiva, Esposito ripropone questo concetto paradossale attualizzandolo in riferimento alla presente pandemia. L’immunità comune diventa così un nuovo modo per pensare all’umanità come comunità politica globale che necessita di solidarietà e protezione reciproca.

 

Il dibattito filosofico in tempi di pandemia

 

Il libro presenta nel suo complesso un’analisi critica della presente pandemia e dei dibattiti filosofici che si sono svolti intorno ad essa. Esposito affronta con una posizione originale sia la discussione che riguarda la limitazione reciproca di ‘diritto alla vita’ e ‘diritto alla libertà’, come quella emersa tra Jürgen Habermas e Klaus Günther in riferimento alle dichiarazioni del Presidente del Bundestag Schäuble, che il dibattito sulla legittima applicazione della decretazione di emergenza, sulla quale hanno richiamato l’attenzione sia Giorgio Agamben che Massimo Cacciari. Rivalutando il ruolo dello Stato e delle istituzioni nella legislazione in tempi di pandemia – una rivalutazione sostenuta anche dalle recenti riflessioni di Esposito sul ruolo delle istituzioni in Pensiero istituente (Einaudi, 2020) – il libro offre una panoramica di quelli che sono i temi emersi nel dibattito pubblico contemporaneo.

 

Al centro delle considerazioni di Esposito vi è il problema, inedito nella sua filosofia, di stabilire una prospettiva “globale” sulla biopolitica a partire dal problema della distribuzione equa dei vaccini su scala mondiale. Se il problema dell’immunità, così come le discussioni giuridiche sul diritto alla vita e alla libertà – sospesa nello stato di emergenza – erano chiuse all’interno dei confini della nostra costituzione nazionale, il nuovo paradigma di Esposito ha il vantaggio di aprirsi verso l’esterno ponendo un nuovo problema politico; quello di pensare all’umanità come a una comunità politica mondiale alla quale garantire dei diritti “biopolitici” che possano assicurare la sopravvivenza reciproca.

 

Sulla scorta delle recenti discussioni che si sono svolte intorno alla ‘biopolitica’ come categoria storico-politica in grado di descrivere la presente pandemia, Esposito si confronta non solo con i libri e le lezioni di Foucault – da Bisogna difendere la società (1976), Sicurezza, territorio, popolazione (1978) alla Nascita della biopolitica (1979) – ma anche con autori che apparentemente non rientrano nel canone del pensiero biopolitico, come Heidegger, Freud, Girard e Derrida, solo per nominarne alcuni. L’impressione è quella di porsi davanti a una riflessione che ritorna sulle proprie posizioni per correggere e rileggere il paradigma immunitario in un senso rovesciato e positivo.

 

La ‘co-immunità’ necessaria: ritorno alla politica e alle istituzioni

 

Nel primo capitolo Esposito ripropone una genealogia del paradigma immunitario che dall’ambito giuridico si sposta nel linguaggio biologico fino ad arrivare alla sua applicazione biopolitica e medica contemporanea, in cui le sfumature tra medicina e politica, tra progresso medico e nazionalismo si intrecciano storicamente, come nell’esempio dello scontro intellettuale e politico tra il francese Pasteur e il tedesco Koch. Nel secondo capitolo, intitolato Democrazia autoimmunitaria, è presentato il problema filosofico e politico della rappresentanza a partire dai paradossi e dai problemi che riguardano la democrazia nella sua declinazione diretta e il problema teologico politico della società concepita come un unico corpo politico da “curare”.

 

Nei capitoli seguenti, oltre a confrontarsi con il pensiero di alcuni grandi autori del Novecento che hanno pensato in vario modo i pericoli delle derive autoimmunitarie nella nostra democrazia, Esposito ripresenta alcuni dei dibattiti più accesi degli ultimi anni culminando nel concetto di una ‘co-immunità’ necessaria. Criticando quelle posizioni che sembrano trascurare la differenza tra ‘stato di emergenza’ e ‘stato di eccezione’ o relativizzare l’urgenza dell’epidemia da Covid-19, Esposito richiama l’attenzione sulla necessità “oggettiva” della minaccia del virus illustrandone i pericoli, non solo vitali, ma sociali.

 

La chiave di lettura che Esposito adotta è sempre critica, ma mai “negazionista”. Di fronte all’evidente gravità della situazione viene comunque posto il problema della politicizzazione della medicina e della medicalizzazione o tecnicizzazione della politica, dove dei governi costituiti da tecnici ed esperti si dice che perdano il loro fine più “politico”. Questo problema è affrontato in conclusione al testo insieme all’esortazione a reintrodurre un dibattito sui temi politici che riguardano la gestione della pandemia. Ogni scelta “tecnica” è anche una scelta politica, sembra affermare Esposito. Ma è soprattutto nella consapevolezza etica che il vaccino possa aprire una strada per uscire dalla presente condizione che Esposito apre ad un nuovo discorso che supera i confini immunitari della nazione.

 

Una nuova prospettiva globale sulla pandemia

 

È interessante da questo punto di vista osservare che il libro si apra proprio con una riflessione sul colonialismo – un tema nuovo per Esposito – in cui la storia delle conquiste coloniali si intreccia con quella delle epidemie. Facendo riferimento al celebre libro di Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie (1997), Esposito riporta al centro dell’attenzione una riflessione storica sulle cause dell’espansione coloniale europea sottolineando il ruolo che in essa giocarono malattie ed epidemie. Rispettando questa prospettiva – potremmo definirla “globale” – sul destino e sulla storia delle prevaricazioni e conquiste umane, Esposito sembra interrogare alla radice le disuguaglianze emerse negli ultimi due anni.

 

Mai come oggi, a due anni di distanza dalle prime notizie che si sentivano nei telegiornali a proposito di una possibile minaccia pandemica, l’intreccio tra immunità e diritto, biologia e prassi giuridica, si è resa chiara di fronte a noi. Esposito rilancia l’idea di una biopolitica affermativa facendo appello a un nuovo spirito comunitario mondiale. Come la biologia ha da tempo abbandonato l’idea del corpo chiuso su se stesso, di un’identità che esclude ogni interazione con l’ambiente esterno, favorendo invece quella di un’immagine dialettica dell’interazione tra corpo e ambiente, anche la politica o la biopolitica mondiale dovrà muoversi in questo senso.

 

«Nulla come il nostro sistema immunitario mostra come si possa, e si debba, accogliere l’esterno dentro di sé, facendo del nostro organismo un continuo luogo di scambio e di passaggio tra dentro e fuori» (p. 14), scrive Esposito. Allo stesso modo, servendosi di questa metafora biologica, la politica dovrebbe interrogare questa apertura e porsi oltre le proprie barriere nazionali superando i propri confini geopolitici per affrontare la sfida posta dalla pandemia che non è altro che una conseguenza di una malsana globalizzazione. Invece di concepire la comunità come chiusa su sé stessa, una comunità in cui si afferma la distinzione tra protetti ed esposti, Esposito rompe l’argine di queste distinzioni aprendosi al rischio dell’altro per inglobarlo nel processo di immunizzazione reciproca.

 

Forse il limite di tale approccio, rispetto a quello della sua ‘communitas’ potrebbe risiedere nel fatto che affermare un’immunizzazione reciproca mondiale non farebbe che riprodurre i rischi delle derive autoimmunitarie su scala più grande. Un altro punto da sottolineare è che nella riflessione di Esposito sembri mancare una riflessione economica sugli equilibri mondiali che hanno portato alla distribuzione iniqua del vaccino. Da questo punto di vista sarebbe forse utile rileggere le prime riflessioni di Foucault sulla nascita della biopolitica e sul neoliberalismo: un sistema economico che riposa sul mito dell’autoregolazione del mercato e sulla limitazione degli interventi da parte dello Stato.

 

Eppure, mostrando ancora una volta come il mondo sia diviso in chi possiede gli strumenti produttivi avendo accesso alla produzione e distribuzione dei vaccini e chi invece è ben lontano dall’acquisirli, Esposito centra il punto più eminentemente politico – nel senso di conflittuale – di questo tragico frangente storico. Sovrapponendo comunità e immunità egli apre la possibilità di un progetto politico di collaborazione internazionale per un’immunizzazione (reciproca e solidale) dell’intera umanità.

 

Immagine: Population Growth. Copyright: Anil Yanik. Royalty Free Stock photo.

 

Bibliografia

Agamben G., A che punto siamo? L’epidemia come politica, Quodlibet, Macerata (2020).

Agamben G., Quando la casa brucia, Giometti & Antonello, Macerata (2020).

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Esposito R., Bíos. Biopolitica e filosofia, Einaudi, Torino (2004).

Esposito R., Communitas. Origine e destino della comunità, Einaudi, Torino (2006).

Esposito R., Immunità comune. Biopolitica all’epoca della pandemia, Einaudi, Torino (2022).

Esposito R., Immunitas. Protezione e negazione della vita, Einaudi, Torino (2020).

Esposito R., Immunitas: oltre le feconde contraddizioni di Foucault, in Almanacco di filosofia: Biopolitica: inganno o chiave di volta?, “MicroMega”, 8/2020, Roma (2020), pp. 34-61.

Esposito R., Pensiero istituente. Tre paradigmi di ontologia politica, Einaudi, Torino (2018).

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Foucault M., Naissance de la biopolitique. Cours au Collège de France 1978-1979, Editions Gallimard, Paris (2004), trad. it. Nascita della biopolitica, Feltrinelli, Milano (2005).

Foucault M., Sécurité, territoire, population. Cours au Collège de France 1977-78, Editions Gallimard, Paris (2004), trad. it. Sicurezza, territorio, popolazione, Feltrinelli, Milano (2005).


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