10 gennaio 2022

La logica della libertà: i Lineamenti di filosofia del diritto di Hegel a duecento anni dalla pubblicazione

● Pensiero politico

 

Introduzione

 

L’importanza dei Lineamenti di filosofia del diritto di G. W. F. Hegel per la storia del pensiero filosofico-politico è indiscutibile. Essi sono stati addirittura definiti come «la più significativa e dibattuta teoria del mondo pratico e della vita socio-politica dell’uomo» (Vieweg, 2012, p. 20). L’opera, pubblicata secondo il frontespizio dell’edizione originale a Berlino nel 1821, ma apparsa già nell’ottobre del 1820, possiede un secondo titolo: Diritto naturale e scienza dello Stato in compendio. Come meglio si vedrà, il diritto naturale è concepito da Hegel essenzialmente come diritto filosofico (Hegel, 1991, §3 A), a sua volta da lui articolato nelle sfere del diritto astratto, della moralità e dell’eticità. Scopo del presente contributo è restituire i tratti fondamentali di tali sfere, chiarendo, in prima battuta, il metodo, l’oggetto e lo scopo dei Lineamenti. In tal modo, sarà possibile comprendere non solo il senso complessivo dell’opera, ma anche la sua rilevanza per il pensiero politico contemporaneo.

 

1. Metodo, oggetto e scopo dei Lineamenti

 

Nella Prefazione dei Lineamenti, Hegel sottolinea che l’opera «riposa sullo spirito logico» (Hegel, 1991, p. 4). Con tale affermazione il pensatore tedesco intende sottolineare che essa segue lo stesso metodo filosofico sviluppato all’interno della Scienza della logica. Ivi egli precisa che il metodo della filosofia coincide con «l’immanente andamento della cosa stessa» (Hegel, 2011, p. 37), cioè con il processo dialettico di deduzione delle categorie necessarie e del pensiero e dell’essere. La nozione hegeliana di diritto naturale, rientrando all’interno di tale processo di deduzione concettuale, acquista così un significato del tutto nuovo. Ciò è sottolineato dallo stesso Hegel, là dove afferma che:

 

«L’espressione diritto naturale, familiare alla dottrina filosofica del diritto, contiene un’ambiguità: si può intendere nel senso che il diritto sia qualcosa di presente in modo naturale immediato, oppure che esso sia naturale in quanto si determina mediante la natura della Cosa, vale a dire, il concetto» (Hegel, 2000, §502 A).

 

Come si evince dal passo citato, tale peculiare concetto di diritto naturale differisce da quello della tradizione filosofica precedente, dal momento che non coincide con il diritto vigente in un ipotetico stato di natura come sostiene, per esempio, T. Hobbes. Inoltre, rispetto al diritto positivo – il complesso di leggi prodotte dall’uomo –, esso si configura come un «dover essere», come l’assetto cui uno Stato, per dirsi giusto e razionale, dovrebbe conformarsi (Peperzak, 2001, pp. 176 ss.). Non a caso, Hegel afferma che le leggi, siccome sono soggette alla contingenza delle circostanze in cui vengono stabilite, possono discostarsi «da ciò che è diritto in sé» (Hegel, 1991, §212).

 

L’oggetto dei Lineamenti è pertanto «l’idea del diritto», ovvero «il concetto del diritto e la realizzazione di esso» (Hegel, 1991, §1), là dove il diritto è definito come l’«esserci della volontà libera» (Hegel, 1991, §29). Detto altrimenti, secondo Hegel il diritto costituisce l’oggettivazione della libertà della volontà: incarnandosi in istituzioni storiche concrete, esso permette agli individui di autodeterminarsi, cioè di realizzare la propria libertà soggettiva tramite il perseguimento dei propri interessi e nel rispetto dei diritti altrui (Brooks, 2007, p. 90). L’articolazione che tali istituzioni sono chiamate ad assumere per definirsi razionali, atte pertanto a promuovere e tradurre in realtà la libertà dell’essere umano, è descritta nel corso dei Lineamenti. Scopo dell’opera è quindi mostrare la necessità di esistenza di istituzioni come lo Stato, proprio in quanto esse sono manifestazioni della ragione che informa il reale. Al riguardo Hegel afferma: «questo trattato […] dev’essere nient’altro che il tentativo di comprendere e di esporre lo Stato come un qualcosa entro di sé razionale» (Hegel, 1991, p. 15).

 

2. Le sfere del diritto: diritto astratto, moralità, eticità

 

Poc’anzi è stato sottolineato che il diritto rappresenta l’esistenza concreta della libertà della volontà. Sotto questo aspetto, i Lineamenti mirano a comprendere come la volontà può volere liberamente. La prima sezione dell’opera, denominata Diritto astratto, cerca di offrire una prima soluzione della questione, valutando la volontà non già come parte di una comunità politica, bensì astraendo proprio da quest’ultima.

Hegel muove dalla seguente considerazione: la libertà della volontà non può risiedere nell’arbitrio, nella possibilità di scegliere qualcosa piuttosto che qualcosa d’altro, giacché i desideri che si sceglie di soddisfare sono pur sempre determinati dalla natura o da condizioni date (Hegel, 1991, §15 A). Conclusione logica di tale argomentare è, secondo il pensatore tedesco, che può essere libera solo la volontà che «vuole la volontà libera» (Hegel, 1991, §27), ossia la volontà che rivendica il diritto stesso a oggettivarsi nel mondo esterno. Per Hegel, la forma basilare in cui la volontà realizza la propria libertà, oggettivandosi, risiede nell’appropriazione delle cose, vale a dire nella proprietà privata.

 

Il diritto astratto, riconoscendo gli individui come persone, cioè soggetti liberi dotati di capacità giuridica, si delinea come «permesso o autorizzazione» (Hegel, 1991, §38) al possesso delle cose; possesso che, tuttavia, non deve ledere il diritto altrui, pena il pregiudicare il diritto stesso. Da qui scaturisce la necessità di rispettare l’imperativo giuridico: «sii una persona e rispetta gli altri come persone» (Hegel, 1991, §36). Ne consegue che la proprietà è il frutto di un accordo comune, ovvero di un contratto fondato sul riconoscimento reciproco (Hegel, 1991, §71).

 

Tuttavia, poiché questo accordo comune dipende dalla decisione delle singole volontà, va da sé che il diritto astratto si rivela insufficiente al fine di eliminare l’arbitrarietà della volontà, in quanto il riconoscimento reciproco tra persone può venir meno (Hegel, 1991, §113 A). Ciò giustifica, secondo Hegel, il passaggio logico alla sfera della moralità. Grazie al punto di vista morale, infatti, si comprende di essere responsabili delle proprie azioni e delle proprie intenzioni nell’entrare in rapporto con gli altri (Hegel, 1991, §117). Ciononostante, anche la dimensione morale si rivela inadeguata al fine di rimediare alla deriva arbitraria della volontà: quando si intende agire bene, la guida dell’azione morale rimane pur sempre la propria concezione del bene. Si profila così il rischio di spacciare per bene ciò che in realtà è male (Hegel, 1991, §140 A).

 

È chiaro allora che la vera libertà può realizzarsi solo all’interno di una realtà idonea a fare da contraltare al soggettivismo della coscienza morale. Questa realtà è definita da Hegel eticità. Essa non è altro che il mondo umano, inteso come sistema sociale, politico e culturale. Afferma Hegel: «l’eticità è l’idea della libertà […] il concetto della libertà divenuto mondo sussistente» (Hegel, 1991, §142). In particolare, tale mondo è abitato da persone che sono a un tempo membri di una famiglia, parte di una società civile e cittadini di uno Stato. Se la società civile si configura come la trama economica della comunità, all’interno della quale gli individui soddisfano i propri bisogni attraverso l’interazione reciproca (Hegel, 1991, §182), la famiglia e lo Stato rappresentano le istituzioni capaci di attuare l’armonia tra l’interesse dei singoli e il bene comune.

 

La famiglia, grazie all’amore che unisce la coppia parentale, instilla quel senso di solidarietà e di appartenenza che sta alla base dell’identità corporativa nella società civile e del patriottismo nello Stato (cfr. Hegel, 1991, §255, 268 A). Quest’ultimo, riconoscendo i diritti degli individui, si impegna a difendere le condizioni politiche, sociali ed economiche che permettono a essi di autodeterminarsi, perseguendo i propri scopi particolari (Hegel, 1991, §260). Evidentemente, lo Stato hegeliano non è equiparabile a uno Stato totalitario, come invece caldeggia in maniera infondata K. Popper, accusando Hegel di essere il padre del totalitarismo moderno (1981, p. 34). All’opposto, lo Stato è definito da Hegel come «realtà dell’idea etica» (Hegel, 1991, §257) proprio perché costituisce lo spazio autentico per la realizzazione della vera libertà. In quanto tale, esso assurge a fine ultimo delle singole volontà, scongiurando il rischio di una deriva arbitraria e soggettivistica delle stesse.

 

Per il filosofo di Stoccarda la forma di governo maggiormente razionale è la monarchia costituzionale. A suo dire, data la molteplicità degli interessi di parte che convivono nello Stato, l’unicità del monarca conferisce unità organica a quest’ultimo (Hegel, 1991, §279). Inoltre, la costituzione, definendo doveri, diritti e poteri, contribuisce all’organizzazione razionale dello Stato (Hegel, 1991, §274 Z). Va rilevato che l’universo etico-politico delineato da Hegel non è solo l’esito di un processo logico di articolazione del concetto di diritto. Esso è anche il risultato di un processo storico; risultato solo parzialmente identificabile nella Prussia di Federico Guglielmo III, re sotto il quale Hegel visse. Non a caso, gli ultimi paragrafi dei Lineamenti sono dedicati alla storia universale (Weltgeschichte), vale a dire alla ricostruzione delle tappe fondamentali che lo spirito, l’autocoscienza universale della libertà umana, ha finora compiuto per realizzarsi nel mondo.

 

Conclusioni

 

Il bicentenario della pubblicazione dei Lineamenti rappresenta l’occasione per interrogarsi sulla rilevanza degli stessi per il pensiero contemporaneo. Al riguardo, sia sufficiente notare che, sebbene la pretesa hegeliana di dischiudere dall’interno del pensiero la struttura razionale del reale appaia oggi poco convincente, l’importanza da lui attribuita alle diverse sfere del diritto risulta ancora significativa. Infatti, come è stato messo in luce (Menegoni, 2018, p. 95), Hegel sottolinea che le tre sfere del diritto possono entrare in collisione, proprio perché «stanno sulla stessa linea dell’esser diritti» (Hegel, 1991, §30 A). Sotto questo aspetto, la filosofia politica hegeliana sembra offrire gli strumenti concettuali per ripensare il conflitto tra individuo e Stato, agire morale e legge. Infatti, solo il riconoscimento reciproco tra diritti del singolo e della comunità politica permette di instaurare un rapporto virtuoso tra di essi, impedendo che gli uni o gli altri vengano concepiti come una limitazione della propria libertà.

 

 

 
Immagine: Jakob Schlesinger, Ritratto di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, 1831. Credits: Wikimedia Commons. Immagine di dominio pubblico.

 

Bibliografia

Brooks, T. (2007), Hegel’s Political Philosophy. A Systematic Reading of the Philosophy of Right, Edinburgh: Edinburgh University Press.

Hegel, G. W. F. (2010), Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio. La scienza della logica, 3 voll., vol. I, Torino: UTET. Nel caso in cui si faccia riferimento ad annotazioni e aggiunte orali, queste sono abbreviate, rispettivamente in A e Z.

Hegel, G. W. F. (2000), Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio. La filosofia dello spirito, 3 voll., vol. III, Torino: UTET.

Hegel, G. W. F. (1991), Lineamenti di filosofia del diritto, Roma-Bari: Laterza. Nel caso in cui si faccia riferimento ad annotazioni e aggiunte orali, queste sono abbreviate, rispettivamente in A e Z.

Hegel, G. W. F. (2011), Scienza della logica, 2 voll., Roma-Bari: Laterza.

Menegoni, F. (2018), Hegel, Brescia: Morcelliana.

Peperzak, A. (2001), Modern Freedom. Hegel’s Legal, Moral, and Political Philosophy, Dordrecht: Springer.

Popper, K. (1981), La società aperta e i suoi nemici. Hegel, Marx e i falsi profeti, 2 voll., vol. II, Roma: Armando.

Vieweg, K. (2012), Das Denken der Freiheit. Hegels Grundlinien der Philosophie des Rechts, München: Fink.

 

 

 

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