15 marzo 2019

La pulce nell'orecchio: Lutero alle origini dell'Europa?

Pensiero politico

 

Recensione a Prosperi, A. (2017), Lutero. Gli anni della fede e della libertà, Mondadori: Milano.

 

Che un’analisi non approfondita della figura di Martin Lutero (1483-1546), monaco agostiniano all’origine della riforma protestante, lo presenti come un anarchico ribelle, un “indipendentista” Ercole tedesco in lotta contro lo strapotere ideologico della Chiesa romana, è certamente facilitato dalla coincidenza nell’anno di grazia 2017 degli anniversari dell’affissione delle 95 Tesi alla cattedrale di Wittenberg (31 ottobre 1517) e della rivoluzione russa cosiddetta “d’Ottobre” (6-7 novembre 1917). Il potenziale simbolico delle ricorrenze fondative delle coscienze nazionali tedesca e russa favorisce la convinzione che la riforma protestante sia l’evento fondamentale del XVI secolo, con il suo paladino nelle vesti di rivoluzionario ante litteram, quasi il Lenin teutonico della grande frattura ideologica alle origini dell’Europa moderna.

 

A correggere e riportare nell’alveo del buon senso storico l’impressionismo delle letture anniversaristiche interviene il nuovo libro di Adriano Prosperi, Lutero: gli anni della fede e della libertà. L’autore, professore emerito di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore e tra i massimi studiosi viventi della Riforma protestante e della Controriforma cattolica, non nega la novità insita nel messaggio religioso del frate agostiniano ma riconsidera criticamente la lettura rivoluzionaria di Lutero sottesa a tale interpretazione. Recita la quarta di copertina: «Altri scoprivano mondi e mari ignoti, Lutero scoprì un mondo religioso fino allora sconosciuto». Ma la sua cultura era scolastica, basata sui testi grammaticali antichi e sulle favole di Esopo, e fino agli ultimi anni Lutero continuò a raccontare le “moralità” di Catone che aveva appreso in gioventù alla cerchia dei suoi ammiratori e seguaci. Il mondo di Lutero è ancora il mondo della rivelazione di Cristo, chiuso nei tre continenti canonici del planisfero a T, considera superficialmente la scoperta delle Americhe come veicolo di trasmissione della sifilide in Europa e intravede prospettive apocalittiche per il futuro dell’umanità dopo l’entrata in scena delle Indie occidentali. Gli stessi orizzonti di Lutero, oggi salutato da molti, anche sulla base di buoni argomenti, come padre dell'Europa moderna sono sostanzialmente stretti entro i confini dell’Impero, con una puntata su Roma (il famoso viaggio giubilare da cui maturò la svolta) e il resto dell’esistenza racchiuso tra la natia Eisleben e il nido d’aquila di Wartburg, dove ottenne la protezione del principe Federico il Saggio di Sassonia. Torna alla memoria il giudizio di Margaret Thatcher su Helmut Kohl, “uomo europeo” a dire di lui, noioso tedesco per la Iron Lady, costretta a visitare il duomo di Spira, in cui il Cancelliere manifesta la presunta memoria storica europea della sua nazione: sarà mica Lutero, come pretendono oggi alcuni, il padre dell’Europa in quanto padre della coscienza teutonica? E la sua stessa esperienza di padre putativo della Germania nazionale lo rende oggi ipso facto padre dell’Europa a guida tedesca? O di quale altra Europa?

 

La riforma luterana è prima di tutto l’esito di un’inquietudine spirituale di fronte all’avanzare della modernità, non un progetto di rinnovamento sociale universale. Lo testimonia la tristemente celebre guerra dei contadini, nata sulla spinta di istanze riformatrici catalizzate dal predicatore Thomas Müntzer e infine conclusasi nella sanguinosa battaglia di Frankenhausen (1525), grazie anche al deciso appoggio di Lutero alla causa dei principi tedeschi contro le bande dei rivoltosi: Lutero resta nella dottrina sociale, come sottolinea Prosperi, un restauratore di ideali, non un innovatore. Eppure è nell’epoca d’oro delle inquietudini rinascimentali, con il dubbioso antropocentrismo dall’arte e della letteratura italiana, che Lutero matura la propria conversione e diventa actus, non agens nel progetto divino da riscrivere: un’abdicazione alla propria responsabilità che colpisce particolarmente, data la temperie storica. La rivoluzione luterana, seppur confinata nella dimensione dell’Innerlichkeit, ha avuto esiti di rilievo nella costituzione della nuova cristianità occidentale e ha segnato uno dei momenti di crisi maggiore della Chiesa cattolica, alla pari del modernismo novecentesco: per questo Lutero ha potuto aspirare, nonostante il ritorno all’evangelismo propugnato, ad una nicchia nel Pantheon dei grandi rivoluzionarî, quale quella che gli dedica nel suo “Luther” (1962) John Osborne, esponente dei ribelli del teatro inglese del dopoguerra, i cosiddetti Angry young men.

 

Lutero si presenta al concilio di Worms (1521) davanti al ventunenne imperatore Carlo V d’Asburgo, come piccolo uomo della “rinuncia al mondo” monastica, una pulce, come si definisce lui stesso, rispetto ai cardinali e ai principi al cui cospetto difende la propria posizione e il principio della giustificazione per sola fede: l’immensa folla che lo accoglie nella città dei Nibelunghi, l’enorme risonanza che ha il suo arrivo e la fitta angoscia generata nella corte pontificia rendono bene le dimensioni epocali del suo operato. L’Agostiniano parla davanti all’Imperatore, suscita l’interesse inquieto della Curia (anche nella fiction: si pensi alla vicenda di spionaggio alla base di “Q” di Luther Blisset) e quando muore nel 1546 lascia un’Europa spaccata in due dal suo messaggio religioso, divisa tra i ferventi ammiratori del Nord e i cattolici che, giusto l’anno prima, hanno inaugurato sotto il pontefice Paolo III Farnese la trasformazione di Roma da principato rinascimentale a Qom della Controriforma tridentina. Un anno dopo, nel 1547, Carlo V sconfiggeva temporaneamente a Mühlberg la lega dei principi protestanti sostenitori di Lutero, in un successo che comunque, vanificato dall’intransigenza dei cardinali riuniti a Bologna, portò nel 1555 all’inevitabile ratifica dello stato di fatto: la pace di Augusta poneva fine al sogno universalistico dell’Asburgo e all’unità religiosa del continente, sancendo la divisione de facto alla radice della frammentazione tedesca fino al Reich guglielmino.

 

Tutto questo perché un frate di provincia aveva dato vita alla rivoluzione copernicana (si fa per dire: l’opinione di Lutero sull’astronomo polacco oscillava tra lo scetticismo e il disinteresse) della religione cattolica? Senza dubbio l’opposizione ai vecchi poteri medievali del Papato e dell’Impero, unita alla protezione dei nuovi principati tedeschi, giustifica gli enormi eventi generati dalle ambizioni di un Hohenzollern, dai fasti di un Medici e dal rigore intransigente di un monaco sassone; l’indubbio carisma dell’Agostiniano, unito alle ostilità di re e principi in lotta contro Carlo V, genera il vasto seguito popolare delle sue dottrine e il successo dell’Ercole tedesco: le grandi corti europee, ebbre di spirito rinascimentale, sono travolte dal venir meno del ruolo di mediatore universale di Roma e Vienna e si ritrovano a staccarsi dai loro centri di controllo e a perseguire una politica autonoma. Era questo l’intento di Lutero? Quasi certamente no, ma una visione di lungo termine non era nelle sue prospettive, tutte costrette nel progetto inintelligibile di una volontà divina esplicatasi su tre continenti di un pianeta posto al centro di una galassia finita: le intenzioni di riforma della Pulce di Eisleben nascono prima di tutto dalla riflessione sul paolinismo maturata nella solitudine claustrale di Erfurt, tutta nel seno di una mai ripudiata fedeltà al cristianesimo e di un indefinito senso di colpa per la finitezza degli orizzonti umani, minacciati dalla mortalità – vero assillo dell’Agostiniano – e dall’oppressione dell’impurità originaria.

 

La ricostruzione di Prosperi si incentra sulla riscoperta del Vangelo e sulla lontananza del suo protagonista dai centri politici e culturali del Vecchio continente: recedendo nel profondo di sé, Lutero trova la chiave della rifondazione religiosa e innesca il cambiamento sia nella cattolicità nordeuropea che nel papato estenuato dai lussi del tardo Rinascimento. L’analisi di Prosperi è prima di tutto una biografia psicologica e, come tale, indaga la figura di Lutero dalla nascita fino alla grande svolta del concilio di Worms, con l’isolamento dorato che ne consegue, quando ormai la Riforma è passata in mano ai seguaci dell’Agostiniano e dei principi tedeschi ed è diventata il vessillo politico della lega di Smalcalda contro l’Imperatore: che Lutero sia stato o meno un rivoluzionario del pensiero, che le sue idee fossero effettivamente innovative o piuttosto un marcionismo moderato di ritorno, la rivoluzione che determina in tutta Europa il ritorno alle Scritture è indubbia e si sviluppa da Worms in poi con una certa autonomia rispetto alla sua volontà; degli eventi successivi l’Agostiniano non sarà più che il grandioso testimone in isolamento nella nativa Sassonia, l’aquila che dal nido di Wartburg osserva lo sciamare delle formiche e si nasconde all’occhio invidioso dei potenti ostili, tutti costretti a fare i conti con una Riforma nata nell’isolamento e nella meditazione ed estesasi fino a mutare drasticamente le sorti del Vecchio Continente.

 

Immagine: Lutero brucia la bolla papale nella piazza di Wittenberg, 1520. Crediti: www.uppsalaauktion.se.

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