3 aprile 2020

L'ontologia politica e i suoi paradigmi: il pensiero istituente di Roberto Esposito

Pensiero politico

 

Recensione a Esposito, R. (2020), Pensiero istituente, Torino: Einaudi.

 

Nella crisi profonda che attraversa il pensiero politico contemporaneo si torna a parlare di istituzioni. Il 2020 si apre infatti con la pubblicazione di Pensiero istituente. Tre paradigmi di ontologia politica (Einaudi, 2020): un libro nel quale già a partire dal sottotitolo, il filosofo italiano Roberto Esposito ci invita a riflettere e ripensare il rapporto che lega da sempre ontologia e politica.

 

Esplorando le filosofie di due grandi pensatori del Novecento, quali Heidegger e Deleuze – l’uno identificato come pensatore della potenza destituente, l’altro come fautore di un’affermazione illimitata del potere costituente –, il filosofo dell’Italian Thought analizza gli esiti politici di questi due diversi paradigmi ontologici. Impolitico il primo e iperpolitico il secondo, la tesi di Esposito è che entrambi finiscano per proporre una prassi politica debole o inefficace. Opponendosi infatti a queste due diverse articolazioni paradigmatiche, l’intenzione del libro è quella di aprire la strada a un nuovo paradigma istituente, che ci aiuti a ripensare la politica – oltre Heidegger e Deleuze – nella sua versione conflittuale a partire dall’istituzione del sociale.

 

Ricostruendo nei due primi capitoli quelli che sono i due filoni più influenti della filosofia politica contemporanea, anche italiana, Esposito dimostra come questi abbiano aperto una stagione del pensiero filosofico dagli esiti spoliticizzanti. La riflessione mira infatti a formulare nel terzo capitolo una nuova proposta politica. Quella del nuovo pensiero istituente: un paradigma ontologico politico, “neo-machiavelliano” o conflittualista, interpretato dall’autore attraverso la rilettura dell’opera del filosofo francese Claude Lefort.

 

Oltre la metafisica e la dialettica

 

Situandosi all’interno del dibattito che riguarda la crisi terminale della politica moderna, le riflessioni di Esposito partono dal presupposto che la crisi del pensiero politico contemporaneo derivi dall’incapacità di pensare la forma politica in assenza di un fondamento. Come noto, le filosofie e le dottrine giuridiche del Novecento decidono di abbandonare ogni approccio metafisico e sostanzialistico alla realtà, slegando dunque la politica da ogni sua possibile riconduzione a un’origine “trascendente” o a un fondamento positivo.

 

Gli esiti nichilistici di questo superamento antimetafisico, ma anche antidialettico, della tradizione filosofica, sono espressi nelle filosofie dell’essere di Heidegger e Deleuze, i quali propongono una dimensione pratica dell’agire umano dal carattere impolitico o iperpolitico; meramente destituente il primo e interamente assorbito nel potere costituente il secondo.

 

L’abbandono della Metafisica, intesa come possibilità di un ricorso della politica alla propria fondazione, avrebbe portato gli allievi di Heidegger a pensare la politica come disarticolazione e abbandono della politica stessa. Questa si dà per l’appunto come potenza destituente, pensata inizialmente da Heidegger come relazione inoperosa nei confronti della tecnica, nell’idea della Gelassenheit come filosofia dell’abbandono e del lasciar-essere.

 

La filosofia di Deleuze inaugura invece una riflessione sul carattere differenziale del senso che pone l’intera espressione della potenza creatrice di senso su un unico piano di immanenza, fino a far coincidere leibnizianamente la pura creazione con il proprio divenire. Quest’idea di una continua creazione eternamente desiderante, espressa nell’immagine delle linee di fuga, avrebbe portato i suoi eredi a concepire la politica come un potere costituente, proponendo un atteggiamento iperpolitico più vicino all’accelerazionismo che non a una reale contestazione del Capitalismo.

 

L’ontologia politica

 

Senza mai rinunciare a un’analisi biografica rigorosa e attenta alla complessità delle diverse fasi che Heidegger e Deleuze attraversano nell’evoluzione delle loro proposte filosofiche, l’indagine di Esposito intende dunque individuare la relazione essenziale che congiunge nelle loro filosofie essere e politica. Il punto di partenza della riflessione di Esposito è che tutte le definizioni filosofiche dell’essere abbiano presupposti ed effetti di carattere politico. Anche quelle che lo negano, scrive Esposito: «dal momento che questa stessa negazione poggia su un contrasto di principio tra politico e non-politico». (Esposito, 2020, p. VIII).

 

Riassumendo le tesi di Esposito potremmo dire che sia Heidegger che Deleuze, nella loro intenzione di superare ogni forma di dualismo – quella dello sdoppiamento metafisico da un lato e del dualismo platonico dall’altro –, finiscano però per riprodurre in termini politici un’articolazione dell’agire che non si libera dalla riduzione teologico politica del Due nell’Uno. Nessuno dei due sfugge infatti all’orizzonte teologico politico di cui il nostro linguaggio concettuale è ostaggio, finendo per proporre delle soluzioni che, eliminando la negazione, tendono alla spoliticizzazione.

 

Per sostenere questa tesi, Esposito presuppone ovviamente una definizione della politica che si rifà a una concezione conflittualista schmittiana (e per questo duale) del politico, la quale trova una più precisa definizione nei suoi libri Due. La macchina della teologia politica e il posto del pensiero (Einaudi, 2013) e Politica e negazione. Per una filosofia affermativa (Einaudi, 2018).

 

La tesi di Esposito è che mentre i primi due paradigmi, quello post-heideggeriano e quello post-deleuziano, si inscrivono nell’attuale crisi del politico, il terzo paradigma istituente di Lefort consenta un nuovo progetto politico capace di contenere dentro di sé la negazione in una relazione positiva e produttiva tra molteplicità e unità, moltitudine e forma, società e politica.

 

Né l’ipostatizzazione del negativo da parte di Heidegger, né la sua rimozione da parte di Deleuze, sarebbero infatti in grado di elaborare una proposta politica realmente affermativa. Rimanendo all’interno della logica destituente o a quella affermativa e costituente, non è infatti possibile alcuna articolazione positiva del politico, poiché è proprio di ogni forma politica il rapportarsi con la negazione.

 

Il pensiero istituente

 

Se il recupero di Heidegger, come quello di Deleuze, ci aiutano dunque a leggere la crisi nella quale è sprofondato il pensiero politico contemporaneo, questa viene superata da Esposito in chiave conflittuale nel terzo dei tre paradigmi, ovvero quello del pensiero istituente. Il paradigma istituente pensa infatti un rapporto produttivo con la negazione, consentendo di articolare essere e politica in una relazione affermativa.

 

Il movimento dell’istituzione traccia infatti una nuova possibilità: quella di pensare la politica oltre ogni dualismo e oltre ogni identità, in tre parole “oltre il Moderno”, conservando il Due nella divisione simbolica che attraversa il sociale. Superando il lasciar-essere heideggeriano e il disperdersi nella molteplicità dei Millepiani, il terzo paradigma istituente pensato da Esposito riattiva la possibilità di pensare l’istituzione di nuove forme politiche attraverso l’espressione simbolica e politica del conflitto sociale.

 

La dinamica dell’istituire – più che dell’istituzione in quanto forma politica determinata o fissa – indica innanzitutto un processo e una progettualità che non si esauriscono mai nella creazione e nella costituzione di un ordine dal nulla. L’istituzione fa infatti dialogare soggetto e totalità senza mai esaurirsi in una forma determinata e chiusa. Questa articolazione si dà a partire da una temporalità storica. È nella temporalizzazione, si potrebbe dire, che si istituisce qualcosa di nuovo. Il processo e l’articolazione superano dunque, in senso logico prima ancora che pratico, il dualismo tra movimento e ordine, contingenza e idea, che i primi due paradigmi mantenevano in piedi seppur in senso critico e oppositivo.

 

Il pensiero istituente consente infatti di pensare una dinamica istituente che non si esaurisce mai in una totalità infondata. Esso non rimette in gioco le categorie metafisiche di “sostanza” e “fondamento”, ma le supera di volta in volta, continuamente decostruendole e ricostituendole in un movimento di conflitto generativo che produce istituzioni e con esse la possibilità da parte dei soggetti di abitarle. In una parola: democrazia.

 

Un futuro per la democrazia?

In un momento in cui si è ormai consumato il dibattito sulla crisi delle istituzioni rappresentative e in cui si parla già di un superamento del momento populista, aprire a un pensiero istituente significa dare nuova linfa e vita alle istituzioni politiche, passando prima per la cesura e il conflitto che attraversano la società.

 

In un articolo apparso su La Repubblica, Esposito ci suggerisce infatti di tornare a una riflessione su un rapporto positivo con le istituzioni, parlando di una rivincita della storia rispetto a chi ne aveva dichiarato avventatamente la fine proponendone l’abolizione per decreto. Superata la stagione in cui i populismi hanno fatto crollare i rappresentanti a favore dei rappresentati (salvo poi ricadere nella logica dell’immediatezza o dell’uomo forte), Esposito ci parla del bisogno di tornare a riempire e abitare le istituzioni.

 

Passando dal sostantivo al verbo, dall’ “istituzione” all’ “istituire”, Esposito auspica la formazione di nuovi soggetti politici e di nuovi corpi intermedi in una prospettiva polemico istituzionale, non più ideologica o rappresentativa, che sia in grado di fondare un nuovo repubblicanesimo di sinistra che rimetta al centro il conflitto sociale.

 

Si tratta dunque, secondo Esposito, di accogliere questa sfida e di formare nuove forme politiche in grado di esprimere le istanze materiali e simboliche della società, poiché l’epoca del tramonto delle ideologie sembra essa stessa giunta a un tramonto. La politica deve infatti dialogare con tutte quelle istituzioni – dalle ONG alle associazioni, dalle realtà sociali ai movimenti di protesta – per dare loro espressione in una politica che riesca a istituzionalizzare delle realtà in lotta già presenti sul territorio. Solo così si potrà pensare una nuova vitalità per la sinistra.

 

Immagine: 2019 Hong Kong anti-extradition law protest on 16 June. Credits: Studio Incendo. Creative Commons Attribution 2.0 Generic.
 

Bibliografia

 

Di Pierro M., Marchesi F., Zaru E. (2020), Istituzione. Filosofia, Politica, Storia, Macerata: Quodlibet.

Esposito R. (2013), Due. La macchina della teologia politica e il posto del pensiero, Torino: Einaudi.

Esposito R. (2018), Politica e negazione. Per una filosofia affermativa, Torino: Einaudi.

Esposito R. (2020), Pensiero istituente. Tre paradigmi di ontologia politica, Torino: Einaudi.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata