5 agosto 2020

Emergenza sanitaria: quali conseguenze sul deficit democratico nel vicinato Sud?

 

 Scenari internazionali

 

La pandemia di coronavirus, sin dal suo inizio, ha scosso l’equilibrio democratico sul continente europeo come in Nord Africa.

 

Nel quadro di emergenza sanitaria globale, quali conseguenze ha avuto ed avrà la pandemia sullo sviluppo democratico nell’area Nord Africana? Quali sono i rischi dell’inasprimento dello stato di emergenza nelle cosiddette flawed democracies, apparati statali che includono caratteristiche dello stato autoritario accanto a elementi di ‘democrazia imperfetta’?

 

Egitto

 

Con più di 94 mila casi confermati ad oggi, l’Egitto è ufficialmente il paese più colpito nel Nord Africa e il secondo paese più colpito dell’intero continente Africano.

 

Il 7 maggio 2020, il Presidente Abdel Fattah el-Sisi ha approvato l’emendamento alla Legge di Emergenza del 1958, conferendo a se stesso ed agli apparati di sicurezza ulteriori poteri in nome della situazione straordinaria di emergenza. Secondo Human Rights Watch, soltanto 5 dei 18 emendamenti proposti hanno un legame con l’emergenza sanitaria. Emendamenti restrittivi delle libertà fondamentali dell’individuo hanno caratterizzato anche le democrazie europee, ma nel rispetto del principio di proporzionalità e di necessità, ad eccezione dell’Ungheria. Nel caso egiziano, invece, l’attribuzione di ulteriori poteri assoluti nelle mani del Presidente avviene in un contesto complesso caratterizzato dalla repressione della società civile e del dissenso popolare, dalla persecuzione di giornalisti ed attivisti che rappresentano voci indipendenti e critiche, e dalla violazione dei diritti fondamentali degli individui. Per questo, gli emendamenti rischiano di non essere rivolti al contenimento della crisi COVID, ma a garantire un maggiore potere nelle mani di el-Sisi e l’adozione di ulteriori misure repressive e di oppressione del dissenso interno nei confronti del governo. L’imposizione di un coprifuoco ed il divieto assoluto di assembramenti in luoghi pubblici rappresentano un mezzo pericoloso, volto ad un’ulteriore e più efficace repressione del dissenso popolare, e forniscono una giustificazione endogena alla necessità di eliminare l’accesso agli spazi di raccoglimento e di protesta.

 

Un esempio di restrizione volta ad eliminare gradualmente la libertà di espressione ‘residua’ in Egitto è quello del controllo accresciuto sulla diffusione e pubblicazione di informazioni circa la gestione della pandemia. Secondo Philip Luther, direttore di Amnesty International-Medio Oriente e Nord Africa- “Le autorità Egiziane hanno chiarito molto bene che chiunque metta in discussione le posizioni ufficiali sarà severamente punito”. Molti giornalisti sono stati licenziati o addirittura arrestati nelle scorse settimane, accusati di non aver rispettato le istruzioni governative riguardo ai contenuti da pubblicare. Il tentativo del governo sembra essere, da un lato, quello di nascondere i numeri reali della pandemia e, dall’altro, mitigare gli effetti di una gestione inefficace della crisi da un punto di vista strutturale, sanitario ed economico.

 

Infine, l’arrivo del coronavirus nelle carceri egiziane, occupate da dissidenti politici, giornalisti, ed attivisti ai quali viene negata un’assistenza sanitaria adeguata, ha sollevato moltissime critiche da parte di organizzazioni non-governative quali Amnesty e Human Rights Watch. La situazione, già di per sé problematica per quanto riguarda le condizioni dei detenuti già presenti, potrebbe essere peggiorata dal continuo aumento di individui arrestati per reati di opinione.

 

Il coronavirus ha dunque fatto sì che la fragilità dello stato di diritto in Egitto subisse un colpo ancora più duro. Se, da un lato, le restrizioni delle libertà fondamentali possono essere giustificate dal pericolo del virus, allo stesso tempo, queste hanno consentito di imporre restrizioni a fini politici allo scopo di silenziare ed eliminare qualsiasi forma di opposizione. Se è vero che queste limitazioni erano e saranno possibili durante la fase di emergenza, di certo la transizione post-COVID potrebbe presentare nuove sfide per la stabilità del sistema autoritario egiziano.

 

Marocco

 

In Marocco, la transizione democratica post-2011 ha visto delle fasi di stallo, e le richieste di una democratizzazione profonda da parte della popolazione sono spesso state accantonate e non riconosciute dalla monarchia e dal governo. Negli ultimi due anni però, la tutela e il godimento dei diritti politici e delle libertà civili ha conosciuto un sensibile miglioramento. In particolare, secondo Freedom House, nel 2019 il Marocco è diventato più democratico rispetto all’anno precedente ed il trend positivo sembra essersi riconfermato anche nella prima metà del 2020.

 

Fin dall’inizio della pandemia, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza e messo in atto una forte limitazione delle libertà personali, parzialmente giustificata dalla crisi sanitaria, ma che secondo alcuni è sfociata in una forte repressione della libertà di espressione dei cittadini. Secondo Bachelet, l’Alto Commissario ONU per i diritti umani, in Marocco si è riscontrato un uso eccessivo della forza e molteplici violazioni dei diritti umani per garantire il rispetto del lockdown. Nonostante Bachelet si trovasse in accordo con la necessità di imporre misure restrittive della libertà individuale, ha affermato che la proporzionalità rimane un criterio cardine nella implementazione di tali restrizioni.  Peraltro, molti individui attaccati dalle forze di sicurezza marocchine, secondo the Middle East Eye, provengono dalle fasce più vulnerabili della popolazione, come ad esempio lavoratori impiegati nel settore informale o lavoratori stagionali nel settore agricolo, che potrebbero aver violato le disposizioni per stringente necessità.

 

L’emergenza coronavirus ha dunque provocato la necessità di adottare misure di limitazione parziale o assoluta delle libertà individuali e collettive sia nelle democrazie che negli stati più autoritari. Ma, a differenza delle democrazie consolidate, nei Paesi di matrice autoritaria l’ulteriore restrizione delle libertà fondamentali rappresenta un precedente pericoloso proprio perché i poteri concessi dallo stato di emergenza possono divenire strumento ulteriore della strategia repressiva del governo, con la conseguenza che le misure straordinarie potrebbero non essere del tutto ritirate anche con la scomparsa del COVID-19.

 

Per reprimere le voci dissidenti del giornalismo, anche le autorità marocchine hanno accusato moltissimi reporter di aver diffuso fake news ed incoraggiato il cosiddetto ‘hate speech’. Questa tendenza appare particolarmente problematica in quanto nasconde la volontà dello Stato di ottenere un monopolio incontrastato dei mezzi di informazione. In particolare, il controllo dei media si rivela fondamentale nei momenti di gestione della crisi ed è di centrale importanza nello scongiurare proteste il più a lungo possibile. Dunque, provvedimenti quali la limitazione delle libertà fondamentali e il monopolio dei mezzi di informazione, già parzialmente presenti prima dell’emergenza, vengono inaspriti e trovano una giustificazione esogena e razionale nella pandemia.

 

Conclusioni

 

La crisi del coronavirus ha provocato una serie di cambiamenti necessari e repentini, molti dei quali hanno avuto un impatto diretto sul godimento delle libertà personali e dei fondamenti della democrazia. In particolare, l’adozione di provvedimenti emergenziali e la riduzione delle libertà personali in Nord Africa rappresentano una risposta volta al contenimento non soltanto della crisi sanitaria, ma anche dello scontento popolare e degli oppositori politici. Casi come quelli dell’Egitto e del Marocco ci insegnano che una crisi endogena come quella legata al COVID-19, può essere facilmente strumentalizzata a fini politici dalle cosiddette ‘flawed democracy’, ovvero stati dove un modello di democrazia imperfetta convive con caratteristiche autoritarie.

 

La capacità di tenere sotto controllo il dissenso popolare è stata particolarmente forte nella fase più acuta della pandemia, sia in Egitto che in Marocco. Modifiche ulteriori allo stato di emergenza in Egitto sono state approvate lo scorso maggio, e in Marocco si sono susseguite violenze da parte delle autorità per garantire il rispetto del lockdown. Ma la capacità repressiva dei due governi è sempre più fragile e a rischio se si prende in considerazione l’orizzonte post-emergenza. In particolare, è probabile che la fine dell’emergenza COVID-19 porterà drammaticamente alla luce le conseguenze economiche della crisi sanitaria, e l’impatto di queste ultime sulle fasce più deboli della popolazione potrebbero trasformarsi in una pericolosa scintilla la quale, se sommata alla richiesta più generali di democratizzazione e rispetto dei diritti umani fortemente presente nella società dei due paesi analizzati, potrebbe accendere di nuovo impeto il fuoco della mobilitazione politica.  È anche possibile ipotizzare che, se queste scintille dovessero sfociare in proteste popolari, sia l’apparato repressivo egiziano che quello marocchino potrebbero vacillare, aprendo uno spiraglio di speranza per la democratizzazione dell’intera regione.

 

Immagine: A photograph of demonstrators chanting anti-government slogans in Giza, Egypt. Crediti: Wikimedia Commons, Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported licence.

 

Bibliografia

 

Allinson, J. (2015), Class forces, transition and the Arab uprisings: a comparison of Tunisia, Egypt and Syria, Democratization, Routledge

 

Hinnebusch, R. (2015), Globalization, democratization, and the Arab uprising: the international factor in MENA’s failed democratization, Democratization, Routledge

 

Houdret, A. & Astrid Harnisch (2019), Decentralisation in Morocco: a solution to the ‘Arab Spring’?, The Journal of North African Studies

 

Parlamento Europeo (2019), Risoluzione del Parlamento europeo sull'Egitto 2019/2880(RSP), Bruxelles

 

Stacher, J. (2015), Fragmenting states, new regimes: militarized state violence and transition in the Middle East, Democratization, Routledge


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0