20 novembre 2019

30 anni fa moriva Leonardo Sciascia

«Continuo ad essere convinto che la Sicilia offre la rappresentazione di tanti problemi, di tante contraddizioni, non solo italiani ma anche europei, al punto da poter costituire la metafora del mondo odierno».

Così parlava Leonardo Sciascia, di cui il 20 novembre ricorre il trentennale della morte, a proposito della sua isola, terra e patria amatissima, ma contemporaneamente messa a nudo, a svelarne senza pietà le miserie, gli inganni e il clima irrespirabile della connivenza con il potere mafioso.

La Sicilia è molto spesso al centro delle opere di Sciascia, una protagonista assoluta a volte occulta, altre invece rivelata e vista non solo come crogiuolo di contraddizioni in cui la bellezza spesso commovente dei paesaggi si mescola ed è inscindibile dalla difficoltà di vivere di tanti, ma anche come il nascondiglio per eccellenza di una trama oscura di inganni e sopraffazioni che il potere ordisce per annichilire il pensiero e la ragione anche di coloro che sono più accorti.

Sciascia nacque nel 1921 a Racalmuto, in provincia di Agrigento, sostanzialmente negli stessi luoghi di Luigi Pirandello che fu per lui sin dagli inizi una fonte d’ispirazione e un nume tutelare a cui guardare per poter raccontare la mente e il cuore degli uomini e quel che di più profondo vi si nasconde dentro.

Oltre a Pirandello, fondamentale fu anche Voltaire, che Sciascia amò moltissimo e a cui riconosceva il merito supremo di essere riuscito a indagare la realtà con il sorriso della ragione; Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia è, appunto, un omaggio amorevole al grande illuminista francese e al suo pensiero.

Sciascia lavorò come insegnante per molti anni, anche grazie al precoce avviamento alla lettura a opera di sua madre e di due sue zie maestre elementari, finché gli impegni letterari e politici non presero il sopravvento, assorbendo tutto il suo tempo e le sue energie.

Scrisse romanzi, racconti, testi per il teatro e si dedicò anche alla saggistica, raggiungendo il grande successo nel 1961 con quello che rimane uno dei suoi romanzi più celebri, Il giorno della civetta, in cui, per la prima volta con una forza di denuncia così dirompente, la mafia faceva il suo ingresso nel mondo della narrativa italiana: una realtà mafiosa intesa come potere tentacolare in grado di circondare tutto e soprattutto in grado di instaurare un legame, in apparenza invisibile ma solidissimo, con il potere politico in un incastro mortifero di connivenze e omertà.

Il successo di questo così come dei libri successivi lo resero, suo malgrado a causa del suo carattere schivo e riservato, un personaggio famoso e un intellettuale di riferimento: proprio per questo la sua attività si diversificò così come la sua vita divisa tra Palermo, dove contribuì alla fondazione della casa editrice Sellerio e dove poi morì, appunto il 20 novembre 1989; Roma che fu la sede della sua intensa attività politica (era stato eletto, infatti, alla Camera dei deputati nel 1979 tra le file del Partito radicale) che lo vide anche membro della commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro; e, infine, Parigi, capitale di quel pensiero illuminista da lui tanto amato e in cui sentiva di respirare un’aria più libera e meno opprimente di quella italiana.

Sempre nei suoi testi, dai racconti sulla Sicilia all’accanita ricostruzione dei documenti che riguardavano Moro così come la misteriosa scomparsa del fisico Ettore Majorana, si percepisce un incessante rovello morale, una sorta di missione interiore legata al suo bisogno di giustizia che lo spinse per tutta la vita a cercare di andare oltre l’opacità superficiale delle cose e degli eventi, cercandone invece le ragioni e i meccanismi profondi, spesso segreti, per offrire anche al lettore quello che era in primo luogo il suo bisogno di verità.

 

Immagine: Leonardo Sciascia (il quarto da sinistra) con amici a Racalmuto, Agrigento. Crediti: Davide Mauro [Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale], attraverso it.wikipedia.org

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