9 novembre 2020

ACT - Arti, Covid-19, Tecnologie

 

L’umanità intera, da gennaio 2020, con i primi segnali accertati della diffusione del virus SARS-CoV-2, è stata di colpo catapultata in quella che può essere considerata una delle peggiori situazioni vissute negli ultimi decenni. Per individuare, infatti, condizioni che possano essere paragonabili, sia per estensione sia per gravità, a ciò che sta dando vita la pandemia di Covid-19 dovremo risalire ad eventi storici quali la Prima guerra mondiale (1914-18), la grande influenza o influenza spagnola (1918-19), la crisi economica del 1929, la Seconda guerra mondiale (1939-45); accostabili per estensione e gravità, ma con impatto diverso, in quanto diluito in un più ampio arco temporale, risultano anche la guerra fredda (1947-91) e la crisi ecologica, la quale, quest’ultima, come denunciato sin dal rapporto di Donella Meadows nel 1972, aumenta annualmente l’incidenza delle sue ripercussioni nel pianeta Terra e, conseguentemente, nella vita di ognuno di noi.

Ciascuno di questi eventi, con le specificità e dinamiche di ogni singolo caso, ha inferto (o continua infliggere – vedi la crisi ecologica –) un colpo sostanziale e ha lasciato una ferita profonda: e del Covid-19, del quale in questo periodo di seconda ondata stiamo nuovamente comprendendo la portata, in particolare nell’ambito della salute (fisica e psichica) e dell’economia, proprio del Covid-19 dovremo vedere la profondità e la dimensione della ferita che lascerà sulla pelle dell’umanità.

 

È da evidenziare però un fatto importante e positivo: ovvero che se da un lato siamo di fronte ad una delle peggiori situazioni verificatesi negli ultimi decenni, dall’altro lato dobbiamo registrare come il cataclisma della pandemia si sia sviluppato in uno dei momenti migliori della storia dell’umanità (discorso che vale, ovviamente e soprattutto, per i Paesi occidentali). Infatti, è grazie al grado avanzato della medicina, della tecnologia, dei sistemi di informazione e della comunicazione, che si sono rese possibili forme decise di contrasto e contenimento della pandemia, forme che fino a qualche anno fa risultavano impensabili.

Rappresentativo a riguardo è il lockdown imposto a partire da marzo: tale operazione sarebbe stata impossibile senza le condizioni raggiunte dal mondo della tecnologia. L’Italia, primo Stato occidentale che ha avuto il coraggio di imporre la chiusura per mesi dell’intero Paese, ha potuto intraprendere la scelta del blocco d’emergenza – ripresa da tutti gli Stati mondiali a eccezione della Svezia – proprio grazie alle possibilità concesse dalla tecnologia, la quale in molti casi ha permesso al singolo cittadino di continuare a lavorare, studiare, produrre, comunicare, pur rimanendo a casa. E non solo: smart working e didattica a distanza si stanno fondendo con le accelerazioni nella produzione del vaccino anti-Covid-19 e nell’individuazione delle cure adeguate, con i vari sistemi di tracciamento, con le applicazioni per smartphone per la profilazione e salvaguardia dei cittadini.

Tutti questi sono i segnali evidenti di come la crescita scientifica stia permettendo di limitare i danni della pandemia, la quale, senza questo grado di evoluzione, nell’ambito tecnologico e medico, avrebbe avuto conseguenze gravissime; ad esempio, non si sarebbe potuto scegliere la strada del lockdown di marzo, e questo avrebbe determinato delle conseguenze devastanti sull’intera umanità (già per soli 11 Paesi europei si stima che siano 3 milioni le vite salvate grazie alla chiusura generale, come afferma uno studio pubblicato su Nature), e non si potrebbero pianificare e mettere in atto adesso le nuove misure restrittive per contenere i numeri in esponenziale crescita di questa seconda ondata.

Come afferma Martin Rees, «la salute dell’uomo e dell’ambiente potranno beneficiare degli ulteriori avanzamenti in campi come le biotecnologie, la cibernetica, la robotica e l’intelligenza artificiale» (2019, p. XIV); ma possiamo aggiungere, in relazione a ciò che stiamo vivendo in questo complesso anno, che già il grado raggiunto dalla tecnologia in questo momento ci ha permesso, e ci permette tuttora, di godere dei suoi benefici, consentendoci di affrontare adeguatamente la nostra vita nel corso di una pandemia. E questo avviene anche grazie a dispositivi quali «smartphone, il web e tutto ciò che gli gravita intorno», espressioni tecnologiche che sono «parte integrante della nostra vita interconnessa [e] che anche solo vent’anni fa sarebbero sembrate magia» (ivi, p. XV).

Questa “magia” divenuta realtà ha permesso dunque a diversi ambiti sociali e lavorativi di superare molti dei problemi che le limitazioni contro la diffusione pandemica del virus determinano.

Ed è proprio questo insieme di “pratiche magiche”, che la tecnologia offre, ad aver consentito, e a consentire tuttora, anche al mondo delle arti di trovare percorsi possibili per ovviare a momentanee riformulazioni del rapporto con il pubblico dettate da esigenze sanitarie e di profilassi.

 

L’obiettivo di questo speciale di Atlante, dal titolo ACT - Arti, Covid-19, Tecnologie, è proprio quello di coinvolgere importanti artisti, studiosi e professionisti dello spettacolo e della comunicazione, per indagare come il mondo delle arti abbia reagito e reagisca alle limitazioni e al cambio di paradigma mediante l’uso della tecnologia.

Si cercherà in questo modo di individuare, nelle modalità momentanee di risposta da parte dei vari ambiti artistici, il possibile costituirsi di scenari futuri, di nuove pratiche, di riformulazione di paradigmi; ci si chiederà insomma se il necessario e, in molti casi, obbligato ricorso alle potenzialità concesse dalla tecnologia da parte dell’arte, possa aprire a nuovi orizzonti, a nuove ibridazioni, a inedite soluzioni. Non è, infatti, proprio la soluzione trovata dall’artista per superare un ostacolo, per oltrepassare un limite, a trasformarsi, a volte, in un viatico verso nuovi percorsi, aprendo le porte a inedite realtà, a possibili e fecondi cambiamenti?

In questo momento così difficile per le arti, precipitate di colpo in una crisi profonda a causa delle misure restrittive anti-Covid, forse sono allora individuabili anche spiragli di luce, prospettive che permettano – sebbene tenendo conto dei vari tagli, chiusure, perdite, blocchi che il settore del mondo artistico sta subendo – di riconoscere anche un lato positivo di questa condizione; cogliere cioè, da un momento traumatico, una fase di riflessione, di ripensamento, di riconfigurazione che veda anche possibile l’avviamento di nuove soluzioni in cui arte e tecnologia si sposino maggiormente.

Va aggiunto, infine, un altro aspetto che viene ben messo in luce da Edgar Morin nel suo ultimo volume: il pensatore francese osserva come, durante il lockdown nella prima ondata, ciascuno di noi abbia trovato «il tempo di dedicar[si] a piaceri estetici – come vedere un film, leggere un libro, ascoltare della musica», e parallelamente abbia dato espressione ad un «risveglio di umanità», ad una cura verso il prossimo e ad un interesse a «comunicare con esso anche in situazioni di lontananza geografica»; tutto questo spinge Morin a domandarsi se «ciò favorirà uno sviluppo della vita conviviale, affettiva e poetica?» (2020, p. 54).

Quella del padre del pensiero complesso si dimostra una riflessione importante, in quanto mette in luce come, in un momento di crisi, si siano assunti comportamenti particolarmente costruttivi e inclini a riconoscere il valore fondamentale dell’arte, ricercando in essa il suo ruolo di sostegno, di completamento, di evasione, di riflessione e comprensione e usando il più delle volte i diversi sistemi tecnologici contemporanei per riuscire ad avvicinarsi ai vari prodotti artistici (si pensi ai diversi servizi streaming che permettono di fruire di musica, film, serie televisive, spettacoli teatrali, concerti musicali; o ancora ai portali per le visite virtuali di musei; o all’uso della VR per rendere più suggestiva e realistica l’immersione in ambienti artistici; o alle possibilità concesse dagli e-book e dalle riviste on-line).

 

Ciò che ci si chiederà nello speciale ACT - Arti, Covid-19, Tecnologie di Atlante è dunque non solo come l’arte possa affrontare, attraverso l’uso della tecnologia, questo momento critico, non solo se questo dialogo necessario tra arte e tecnologia possa essere foriero di nuovi scenari, ma ci si domanderà anche se questa attuale fase possa divenire un momento importante di comprensione e sostanziale valorizzazione delle varie espressioni artistiche per favorire, appena superato questo duro periodo, un loro adeguato sviluppo e maggiore supporto.

Come osservano, a riguardo, Stéphane Hessel ed Edgar Morin, «le nostre vite sono divise in due: da un lato la vita prosaica, che subiamo senza gioia, per costrizione e obbligo, dall’altro la vita poetica, che comprende tutto ciò che ci dispensa pienezza, fervore, esaltazione», e se da un lato «la parte prosaica ci permette di sopravvivere» (2012, p. 25), dall’altro lato, è la vita poetica che possiamo realmente considerare “vita”. E questa reale vita, questa vita poetica, non può che trovare nell’arte e nella sua valorizzazione e diffusione nella società – anche grazie l’uso della tecnologia – uno dei mezzi più indicati per imporsi e primeggiare. Anche contro le difficoltà, gravità e preoccupazioni della vita prosaica.

 

Con lo speciale ACT - Arti, Covid-19, Tecnologie verranno pubblicati ogni lunedì su Atlante articoli, con cadenza settimanale, fino a febbraio 2021, scritti da artisti, studiosi e professionisti dello spettacolo e della comunicazione. Dopo questo testo di apertura, si inizierà lunedì 16 novembre con l’articolo a firma dell’artista teatrale, cinematografico e musicale, Pippo Delbono.

 

Il gruppo ACT - Arti, Covid-19, Tecnologie è composto da Giovanni Puglisi, Andrea Rabbito, Valentino Catricalà, Luigi Maccallini, Salvatore Ferlita, Giuliano Gasparri, Fabio La Mantia, Gianluca Peluffo, Andrea Carlino, Vito Zagarrio, Ruggero Eugeni, Simone Arcagni, Giulia Carluccio, Alessandro Pontremoli, Antonio Pizzo, Franco Prono, Alessandro Amaducci.

 

Bibliografia per approfondire

D.L. Meadows, D.H. Meadows, J. Randers, W.W. Behrens III, I limiti dello sviluppo, EST, Milano 1972

S. Hessel, E. Morin, Il cammino della speranza, Chiarelettere, Milano 2012

M. Rees, Il nostro futuro. Scenari per l’umanità, Treccani, Roma 2019

AA. VV., Estimating the effects of non-pharmaceutical interventions on COVID-19 in Europe, in «Nature», 8 June 2020

E. Morin, Cambiamo strada. Le 15 lezioni del Coronavirus, Raffaello Cortina, Milano 2020

 

 

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