12 aprile 2017

A Pasqua, cioccolato antistress e amico del cuore

È il ‘cibo degli dei’ perché fa stare bene, è antistress e antidepressivo e, se assunto nel modo giusto, può anche far parte della dieta dei diabetici. Sono le mille e una virtù del cioccolato, che tornano di attualità nel periodo pasquale, quando appunto se ne incrementano le vendite. Ma proprio per questo motivo bisogna saper scegliere bene i prodotti e preferire il cioccolato fondente. Il cioccolato extra, quello più pregiato, deve contenere almeno il 45% di cacao totale e il 28% di burro di cacao. Esistono poi il cioccolato finissimo (43% cacao), il cioccolato comune (30-35%), il cioccolato al latte (14% di latte e 25% di cacao e non più del 55% di zucchero), il cioccolato finissimo al latte (18% di latte e 30% di cacao e zucchero non superiore al 50%) e il cioccolato bianco (che deve contenere almeno il 20% di burro di cacao).

Le proprietà del cacao come antidepressivo, stimolante e afrodisiaco hanno origini lontanissime. Furono i Maya a usare per primi i semi dell’albero del cacao che cresceva nelle foreste tropicali. Da quei semi veniva ottenuto un liquido che aveva anche funzioni medicinali. Le indagini sulla composizione del cioccolato hanno confermato la presenza di componenti come teobromina ed endorfina, farmacologicamente attivi e in grado di innalzare temporaneamente la pressione arteriosa, il livello di glucosio nel sangue e migliorare l’umore. Ecco perché molti soggetti sotto stress o depressi ricorrono a questo alimento.

Altra buona notizia per i veri amanti del cioccolato, quelli che preferiscono il fondente, è che fa bene al cuore, perché aumenta il livello di sostanze antiossidanti benefiche per l’organismo. Gli studiosi osservano che non hanno lo stesso effetto né il cioccolato al latte né il fondente mangiato insieme alla bevanda bianca. La differenza riscontrata dipende dal fatto che le proteine del latte sequestrano le sostanze antiossidanti contenute nel cioccolato, impedendo al nostro organismo di assorbirle.

Questa scoperta può aprire la strada a un nuovo filone di ricerca volto a investigare l’effetto dell’associazione di alimenti sulle proprietà antiossidanti in vivo, cioè nell’organismo umano, di diete ad alto contenuto di flavonoidi. Questi ultimi sono una classe di sostanze con potere antiossidante, presente anche nella frutta e nella verdura, da tempo elogiata per il suo effetto protettivo sull’organismo. L’epicatechina è stata finora il flavonoide più studiato data la sua biodisponibilità nel plasma dopo l’ingestione di cioccolato. È un forte antiossidante che neutralizza i radicali liberi e aiuta a prevenire lo stress ossidativo.

Alcuni studi hanno poi suggerito che l’epicatechina ha un’azione antitrombotica. Per verificare l’interferenza del latte coi poteri benefici del cioccolato, gli scienziati hanno misurato il livello di antiossidanti nel sangue di 12 soggetti, ai quali è stato chiesto di mangiare cioccolato fondente, cioccolato al latte, o fondente insieme a un bicchiere di latte. Le 12 persone, 7 donne e 5 uomini tra i 25 e i 35 anni, erano tutti non fumatori, di peso normale e con livelli di grasso nel sangue nella media. Poiché il contenuto di antiossidanti nel fondente è, a parità di peso, doppio che nel cioccolato al latte, quest’ultimo è stato ingerito in quantità doppia dai partecipanti.

Gli scienziati hanno misurato il potenziale antiossidante plasmatico a un’ora dal pasto, 100 grammi di fondente o 200 di cioccolato al latte e sempre 200 grammi di fondente più 40 ml di latte. In coloro che avevano mangiato il fondente il potenziale antiossidante è aumentato del 20%. Invece, ingerendo cioccolato al latte e cioccolato fondente insieme al latte l’attività antiossidante in vivo scompare e il contenuto di epicatechina assorbita viene drasticamente ridotto rispetto a ciò che si verifica ingerendo il solo cioccolato fondente. Poiché è risaputo che i flavonoidi hanno una forte affinità con le proteine, spiega Il professor Mauro Serafini, responsabile di ricerca sugli antiossidanti per L’INRAN (Istituto Nazionale Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione), pensiamo che le proteine del latte interferiscano con l’assorbimento dei flavonoidi contenuti nel cioccolato. Questa interferenza potenzialmente si estende a tutti i cibi o le bevande ricchi in flavonoidi, consumati con alimenti a base di proteine, ma questo non significa che si debba dire addio al cioccolato al latte.

Infine, buone notizie, anche per i diabetici. Il cioccolato se introdotto in modo equilibrato, può favorire nel paziente diabetico una tendenza a osservare la dieta. Il diabetico, infatti, assumendo piccole dosi di cioccolato tende a eliminare dalla sua dieta altri alimenti che contengono zuccheri.

 


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