27 giugno 2018

A Sciacca, nel Castello incantato

Sciacca è una vivace cittadina in provincia di Agrigento ubicata a sud dei monti Sicani. è adagiata su una balza tufacea protesa verso il mare, ai piedi del monte Kronio (o San Calogero). Le sue origini sono piuttosto antiche, connesse tra il VI e il V secolo a.C. con lo sviluppo di Selinunte, di cui l’insediamento divenne strategico avamposto in direzione di Agrigento. Le sue fonti termali erano già note all’epoca, tanto da conferirle l’appellativo di Thermae Selinuntinae, ma il suo nome attuale si deve agli Arabi, che la occuparono a partire dal IX secolo e la chiamarono “as-saqqah”.

È facile riconoscere le tracce della presenza islamica di allora girando tra i vicoli, le case e i cortili nel quartiere di Cadda, mentre in altri rioni si riconoscono interventi, edifici e architetture legati ad altre culture e altri governi succedutisi nel corso della storia: nel Medioevo arrivarono i Normanni, gli Ebrei, nonché mercanti e marinai provenienti da tutto il Mediterraneo; nel XIII secolo fu la volta degli Aragonesi, dei carmelitani e dei francescani; nel Rinascimento, con il dominio di Carlo V, giunsero qui anche i gesuiti e i domenicani.

La città si racconta attraverso le fortificazioni, i conventi, le porte di accesso e le numerosissime chiese tra le quali spicca il duomo, o chiesa madre, di origine normanna. Nelle vie e nelle piazze del centro, animate da botteghe di artigianato e ceramica locale, lo sguardo domina il mare, maggiore attrattiva per i turisti e imprescindibile fonte di sostentamento per molti abitanti. Non è un caso che sia il porto il cuore e motore della cittadina: nel viavai di barche e pescatori pulsa gran parte dell’economia locale, purtroppo fortemente indebolita dalla chiusura delle terme liberty, fiore all’occhiello – fino a qualche anno fa – dell’attività turistica saccense.

A Sciacca esistono anche tre castelli: di quello Vecchio, di origine normanna, restano solo alcuni ruderi; quello Nuovo o dei conti Luna domina ancora la città con il suo mastio imponente; quello Incantato è il meno noto, ma probabilmente il più sorprendente. Sorge a pochi chilometri dal centro, alle falde del monte Kronio ed è un luogo d’arte creato dalla mente e dalle mani di Filippo Bentivegna, scultore naif nato a Sciacca nel 1888. Vero è che la tradizione saccense, fino a qualche tempo fa, non lo definiva certo un artista; anzi, riferiva di un misero e bizzarro analfabeta rientrato dagli Stati Uniti con seri problemi di instabilità mentale. Filippo Bentivegna fu senz’altro tutto questo ma non soltanto: la sua statura artistica oggi non è più in discussione, tanto che alcune sue opere sono esposte permanentemente nella Collection de l’Art Brut di Losanna. Fu senz’altro un emarginato, che si ritirò fino alla morte (1967) nel podere di sua proprietà a poca distanza dalla sua cittadina natale: lo chiamò Castello incantato, lui stesso ne era il re. Qui, immerso nella campagna e nell’isolamento, Bentivegna assecondò la propria ossessione scolpendo nella pietra migliaia di teste, celebrando la Natura e la solitudine della condizione umana. Oggi quel podere è diventato un misterioso museo a cielo aperto, dove l’inconsapevole precursore dell’art brut lasciò migliaia di volti dallo sguardo per lo più infelice, in cui si riconoscono sporadicamente anche alcuni personaggi storici (Garibaldi, Mussolini).

Fino alla scoperta da parte di un collaboratore di Jean Debuffet, il luogo fu deriso da molti e furbamente depredato da alcuni, ma ciò che rimane è comunque sufficiente a restituirci l’inquieta e potente carica comunicativa dello scultore. Volti tristi scavati nella pietra e ormai scoloriti dal tempo si susseguono a migliaia tra gli ulivi e intorno alla casa dell’artista, anch’essa purtroppo privata di molti manufatti, soprattutto statuette allegoriche colorate. Sulle sue pareti interne si possono ancora ammirare i paesaggi immaginari dell’artista, dove enormi pesci balena fluttuano nel mare davanti a suggestivi paesaggi metropolitani ispirati ai grattacieli americani.

Il Castello incantato è un posto in cui entrare senza aspettative e senza pregiudizi; un luogo dove vale la pena osservare senza giudicare, lasciandosi trasportare dalle contrastanti emozioni che scaturiscono a ogni passo. Meglio è per chi scrive andarci in orari poco affollati e quando non sono previsti pranzi per turisti o cene tipiche in loco: la solitudine resta la conditio sine qua non per ricreare, almeno in parte, l’atmosfera in cui visse l’artista. Un uomo problematico, probabilmente. Chiddu di li testi, per chi lo derise senza capirlo. Un artista autentico, senza dubbio.


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