07 settembre 2015

Acqua shock a Milano

Immagini che sono una “metafora del dilemma della nostra esistenza”: da una parte la tensione verso obiettivi sempre più ambiziosi, dall’altra la consapevolezza – strisciante o più o meno riconosciuta  – che il mondo sta subendo le conseguenze dei processi necessari al raggiungimento di queste mete, spesso messi in atto con leggerezza e stupefacente limitatezza di sguardo. Da sempre Edward Burtynsky pone al centro del suo lavoro l’impatto delle attività umane sul pianeta e la ‘fame’ insaziabile dell’umanità per le risorse della Terra: paesaggi industriali, estrazione del petrolio, miniere, impianti di riciclo sono stati oggetto di numerose serie fotografiche, mostre e libri. Al Palazzo della Ragione di Milano, nuovo spazio dedicato interamente alla fotografia, arriva ora Acqua shock, l’ultimo progetto del fotografo canadese di origini ucraine, che prende in esame tutti gli aspetti legati all’origine e all’utilizzo dell’acqua. 60 foto suddivise in 7 percorsi: Golfo del Messico, Devastazioni, Controllo, Agricoltura, Acquacoltura, Rive, Sorgenti. E dunque dighe, canali, estuari disidratati, pozzi a gradini, irrigazioni, piscine per allevamenti intensivi di gamberi, paesaggi riarsi: l’acqua (o la sua assenza) è protagonista. Ma non si tratta di ‘foto-denuncia’: c’è “racconto, documentazione, rigore scientifico” – come afferma la curatrice Enrica Viganò - e ogni situazione è affrontata nella sua complessità, senza retorica e senza semplificazioni: l’obiettivo di Burtynsky è trasformare la fotografia in uno strumento di riflessione, per non perdere di vista il delicato equilibrio che esiste tra l’umanità e la sua risorsa forse più importante, che non è infinita ed è necessaria per un numero sempre crescente di persone.

Dietro ogni fotografia c’è il lavoro di mesi, a volte anni: identificazione del luogo, del suo rapporto con l’acqua, il viaggio, la ricerca del giusto punto di osservazione: con il progresso delle tecnologie il fotografo utilizza anche droni e strutture che gli consentono la visione dall’alto. Alla mostra sarà proiettato anche il documentario Where I stand che illustrerà agli spettatori la genesi e il processo di realizzazione delle immagini esposte, e il metodo di lavoro di Burtynsky.

 


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