15 gennaio 2018

Ad Aquileia, tra gli echi della Storia

Ad Aquileia (UD) non si arriva per caso. In posizione defilata, ubicata nell’estremità nordorientale d’Italia, la cittadina friulana è una destinazione molto apprezzata dagli appassionati d’arte e archeologia. Romani, cristiani, culture di Oriente e Occidente hanno lasciato qui tracce significative di un insigne passato, in costante bilico tra potenza e distruzione, benessere e miseria, scismi e ortodossia.

Anche una semplice passeggiata è capace di far tornare indietro nel tempo: se si percorre la via Giulia Augusta in realtà si sta camminando sul cardine massimo, che insieme al decumano attraversava la base militare prima, la colonia romana poi (181 a.C.) e quindi la capitale della X Regio - Venetia et Histria (32 a.C.). L’epoca latina portò un incredibile sviluppo alla città, vivace centro urbano e strategico crocevia di milizie, traffici, interessi politici e religiosi. Giunti all’incrocio con via Gemina è facile rendersene conto, osservando gli scavi archeologici del circo e del foro, con il suo geometrico colonnato. Sono tuttavia i resti del porto fluviale sull’antica via sacra a suggestionare maggiormente l’immaginazione: tra i cipressi e i pini marittimi si riconoscono le banchine, le rampe di imbarco, i magazzini, gli anelli per gli ormeggi, nonché la ragione prima dell’importanza di Aquileia, baricentro dei commerci più floridi del periodo. Oggi il bacino del fiume Natissa è completamente prosciugato, ma le sue dimensioni (48 m di larghezza x 300 m di lunghezza circa) raccontano l’imponenza di un’infrastruttura pensata per accogliere natanti di ogni stazza.

Aquileia raggiunse il suo sviluppo massimo nel IV secolo d.C., periodo in cui crebbero significativamente anche la popolazione e il prestigio ecclesiastico: la prima rese la città il quarto centro più grande d’Italia dopo Roma, Milano e Capua; il secondo la trasformò prima in sede vescovile (dopo il 313, con l’Editto di Milano) e secoli dopo  ̶  in seguito allo Scisma dei tre capitoli  ̶  in patriarcato. Molto di quel periodo d’oro è andato perduto: nel 452, Attila e gli Unni portarono anche qui terrore e devastazione. Gli Aquileiesi e le autorità fuggirono a Grado e sulle isole della laguna veneta, abbandonando la città al suo destino. E al suo declino.

Eppure, non tutto è andato perduto. è sufficiente entrare nella basilica, risultato di rimaneggiamenti e ricostruzioni che ne hanno modificato struttura e stile fino all’XI secolo, per godere di uno spettacolo grandioso: quello del pavimento musivo, che con i suoi 760 mq costituisce uno dei mosaici paleocristiani più estesi del mondo occidentale. Uomini, animali, santi, personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento scorrono tra le pagine di una narrazione estremamente particolareggiata, risalente proprio al IV secolo. Con un po’ di pazienza, si riconoscono: Giona gettato nelle fauci del mostro marino e poi rigettato, la Lotta tra un gallo e una tartaruga, il Buon Pastore, le Quattro stagioni, alcuni benefattori, gli offerenti, la Vittoria cristiana. La basilica non smette di stupire: basta osservare il maestoso affresco absidale del 1031 realizzato per volontà del patriarca Poppone, oppure, entrare nella cripta e godere dello splendido ciclo di affreschi del XII secolo, con scene dedicate a S. Ermacora, alla Passione, alla Morte di Maria e con le raffigurazioni degli Evangelisti, di Cristo e Maria in trono. Oltre al battistero e all’Aula Cromaziana con i suoi mosaici del IV secolo va menzionata la Cripta degli Scavi, ubicata sotto il prato intorno all’imponente campanile. Qui si possono osservare importanti resti riferibili alle strutture basilicali originarie e altri pregevoli mosaici, raffiguranti animali con valenze allegoriche (come un’originale aragosta sopra un albero e un caprone con un corno e il pastorale). Prima di lasciare la chiesa, vale la pena salire sull’imponente campanile, edificato nel 1031 e ulteriormente innalzato tre secoli dopo: dai suoi 73 metri di altezza si gode un panorama a tutto tondo di Aquileia e delle zone circostanti. Una curiosità sulla torre campanaria ci porta addirittura a Carbonia, nel Sulcis: una città di fondazione, costruita ex novo negli Anni Trenta come la sua basilica di S. Ponziano, il cui campanile è una replica di quello aquileiese (fatta eccezione per l’altezza, di “soli” 46 metri).

La basilica di Aquileia e l’area archeologica  ̶  che spazia in tutto il centro storico proponendo importanti resti di domus, terme, mercati, tratti di mura e strade romane  ̶  sono Patrimonio dell’umanità UNESCO dal 1998.


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