15 maggio 2018

Ada Ascarelli Sereni e l’emigrazione degli Ebrei in Palestina

Aliyah Bet – che in ebraico significa ascesa (in Terra promessa) B (non ufficiale), dove Bet è il nome della seconda lettera dell’alfabeto ebraico – è l’espressione con cui si fa riferimento al vasto esodo clandestino di Ebrei verso la Palestina che interessò l’Europa nel periodo del mandato britannico (1920-48): Londra consentiva le partenze in quote ridotte (nel 1939, con il White paper, mise il tetto di 35.000 migranti per limitare i conflitti con gli arabi), ma la domanda era molto alta e così, accanto a quella ufficiale, si sviluppò una massiccia emigrazione illegale. L’Aliyah Bet ebbe due momenti di massima intensità: il primo, tra il 1934 e il 1939, per sfuggire alle persecuzioni; il secondo, tra il 1945 e il 1948, per trovare finalmente una ‘casa’ dopo essere sopravvissuti all’orrore della Shoah.

Una grande protagonista di questo esodo fu, in Italia (che era il porto principale), Ada Ascarelli, una sionista che, con il marito socialista Enzo Sereni, era già ‘salita’ in Palestina nel 1927, dove i due coniugi avevano fondato il kibbutz Givat Brenner ed erano attivi nell’Aliyah Bet sin dagli anni Trenta. Nel 1945 Ada era tornata in Italia alla ricerca di Enzo, che si era arruolato nel 1944 con la brigata ebraica nella British Army, scoprendo però che era stato catturato, deportato e fucilato a Dachau. Decise comunque di rimanere e fu incaricata dall’Agenzia ebraica – l’organizzazione che tra le altre cose si occupava appunto di facilitare l’emigrazione – dell’Aliyah Bet dall’Italia, coordinandola assieme al capo del Mossad nel nostro Paese, Yehuda Arazi.

Viaggiando per la penisola in lungo e in largo per trovare le imbarcazioni – per lo più piccole navi da carico e motopescherecci, alcune italiane, altre provenienti da altri Paesi –, acquistandole dagli armatori e facendovi apportare le necessarie modifiche per il trasporto di persone, nonché rifornendole di generi per la sopravvivenza durante il viaggio, Ada riuscì a organizzare una trentina di partenze, quasi sempre notturne, spesso intercedendo con le autorità locali affinché non denunciassero i profughi agli inglesi e finendo una volta anche in carcere.

Molte erano le navi che venivano intercettate dalla Marina britannica e dirottate di nuovo verso l’Europa; spesso i profughi opposero resistenza ingaggiando vere e proprie battaglie in cui diversi persero la vita, alcuni misero in atto scioperi della fame, altri ancora si fecero portare indietro senza reagire. Tra gli episodi più famosi vi è quello del 1947 della President Warfield, più nota come Exodus, i cui 4.554 passeggeri vennero condotti a forza ad Amburgo – nel Paese dunque responsabile della Shoah – suscitando un tale scandalo internazionale che i migranti ottennero infine tutti il visto di priorità per la Palestina.

L’Aliyah Bet si concluse il 14 maggio 1948 con la proclamazione dello Stato di Israele, «aperto – secondo la Dichiarazione di indipendenza – all’immigrazione ebrea e agli Ebrei provenienti da tutti i Paesi della diaspora»; pochi giorni dopo vi approdò l’ultima nave partita dall’Italia, la Fabio (poi rinominata Krav Emek Ayalon), con 706 profughi a bordo. Ada Sereni, che scrisse di questa esperienza in I clandestini del mare (1973), fece poi ritorno in Israele (ma continuò a occuparsi dell’emigrazione anche dall’Italia), dove morì nel 1997: era riuscita in tre anni a portare a destinazione circa 25.000 Ebrei.

Profughi ebrei verso la Palestina: a sinistra, l’Exodus (Crediti immagini: di dominio pubblico, attraverso Wikimedia Commons)


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