01 ottobre 2014

Adesso i terrestri attaccano Marte

Se ci fosse un vigile urbano su Marte avrebbe un gran da fare in questi giorni. Il Pianeta rosso, associato a questo colore per l'abbondanza di ossido di ferro, è stato una meta ambita per gli scienziati sin dagli anni Sessanta, ma delle oltre 50 missioni solo 21 sono andate a buon fine. Di queste ben sette tra orbita e superficie sono ancora attive: due rover, Curiosity e Opportunity, e ben cinque orbiter tutti funzionanti lanciati da ESA, NASA e ISRO (Mars Odyssey, Mars Express, MRO, MOM e MAVEN).

 Si tratta di un vero e proprio record, non solo per Marte, ma per tutto il Sistema solare. Oltre a questo primato, di recente un altro evento raro è stato registrato attorno al quarto pianeta del Sistema solare: le ultime due sonde che si sono aggiunte alla flotta sono arrivate con solo 48 ore di differenza e non era mai accaduto prima. Parliamo di MAVEN e MOM, rispettivamente della NASA e dell'Agenzia spaziale indiana che, per la prima volta nella storia dell'Asia, si è conquistata un posto d'onore attorno a Marte, sedendo vicino alle altre sole tre nazioni che hanno portato a termine le missioni: Stati Uniti, Russia e Europa. Partiamo proprio dalle ultime arrivate. L’orbiter Mars Atmosphere and Volatile Evolution (MAVEN), progettato dalla NASA per 485 milioni di dollari, si è inserito nell’orbita marziana il 21 settembre scorso dopo un viaggio durato 10 mesi. È stato lanciato il 18 novembre 2013 a bordo di un razzo vettore Atlas V con motore RD-180 partito da Cape Canaveral. La sonda ha percorso oltre 700 milioni di chilometri (711 per la precisione) per arrivare al suo obiettivo. Grazie agli 8 strumenti montati a bordo effettuerà innovative misurazioni sull'atmosfera marziana e cercherà di rispondere alle molteplici domande dei ricercatori sull'abitabilità del pianeta. L'orbiter statunitense pesa 2.245 chilogrammi e orbita a un’altezza media 380 chilometri sopra il polo Nord di Marte (l'orbita è ellittica: il punto più vicino è a 150 chilometri dalla superficie e il più lontano a circa 6.300 chilometri). La vera star degli ultimi giorni, quanto su Marte che sulla Terra, è la sonda Mars Orbiter Mission (MOM), un vero e proprio gioiellino progettato dall'ISRO (Indian Space Research Organisation) che ha infilato l'orbita del Pianeta rosso il 24 settembre scorso. Mangalyaan, come viene chiamata in India, è stata lanciata lo scorso 5 novembre dalla base di Sriharikota, nel golfo del Bengala, con il vettore Polar Satellite Launch Vehicle (PSLV). Pur essendo partita qualche giorno prima di MAVEN, la sonda (che pesa 1350 chili) è arrivata 48 ore dopo, dopo aver percorso 666 milioni di chilometri. Anche questa sonda si trova ora su un'orbita ellittica, ma decisamente più ampia e bizzarra rispetto all'orbiter NASA: dai 423 e gli 80.000 chilometri dalla superficie. Partito nel 2012, il progetto è stato completato in tempi record, in appena 15 mesi, al “modico” costo di 73 milioni di dollari (un vanto per il governo indiano). Il compito principale della prima navicella interplanetaria lanciata da un paese asiatico è perlustrare la superficie di Marte, cercare tracce di metano e scandagliare l'atmosfera grazie a un carico scientifico di 15 chili divisi in 5 strumenti. L'India così è riuscita a vincere la sfida con il Giappone, che, il 14 dicembre 2003, fallì l'ingresso nell'orbita marziana con la sonda Nazomi (che vuol dire speranza in giapponese). Tra le missioni ancora attive non possiamo non menzionare il Mars Reconnaissance Orbiter della NASA, che è alla ricerca di prove dell'esistenza di acqua in un lontano passato di Marte. Lanciata il 12 agosto 2005, la sonda è dotata della camera e dello spettrometro più potenti mai montati a bordo di una navicella inviata su Marte. Dal 2006 i ricercatori stanno anche cercando dei siti in cui potrebbe essere favorevole, in futuro, arrivare con delle nuovi missioni di superficie (lander e rover). Nel dicembre del 2003, invece, è arrivata su Marte la prima sonda firmata dal team europeo dell'ESA: parliamo di Mars Express, decollata nel giugno dello stesso anno da Baikonour, il cosmodromo nel Kazakistan, a bordo del lanciatore Soyouz/Fregat. La missione che ha portato l'Unione Europea su Marte prevedeva anche un lander, Beagle 2, che però – almeno così risulta dai rapporti ufficiali – non ha mai raggiunto la superficie ed è stato dichiarato perso. Sette sono gli strumenti a bordo di Mars Express e l'Italia, tramite l'ASI, ha offerto un importante contributo nella loro costruzione. In futuro questa sonda, oltre ad osservare da vicino la luna di Marte, Phobos, e la cometa C/2013 A1 Siding Spring, farà da ponte radio tra la Terra e l'orbiter e il rover parte della missione ExoMars dell'ESA, in partenza rispettivamente nel 2016 e 2018. Ancora in attività, dopo ben 13 anni il prossimo 24 ottobre, è la sonda 2001 Mars Odyssey: si tratta della missione più longeva e quella che più di tutte si è occupata della mappatura accurata di ogni centimetro di Marte con osservazioni diurne e notturne in infrarossi. Nessuna sonda americana è mai rimasta in orbita tanto a lungo (il record era detenuto fino ad ora da Mars Global Surveyor, che ha esplorato Marte dall’11 settembre 1997 al 2 novembre 2006). L'orbiter ha rilevato depositi enormi di acqua che si trovano sotto la superficie di Marte e depositi diffusi di olivina in tutto il pianeta. Gli esperti hanno anche portato a casa cattive notizie con lo strumento MARIE con il quale hanno misurato le radiazioni su Marte per determinare il loro potenziale impatto in future missioni con equipaggi umani: le radiazioni sono da 2 a 3 volte più nocive del previsto. Mars Odyssey viene utilizzata anche come ponte radio per comunicare con il rover che più di tutti ha resistito sull'aspro terreno marziano. Si tratta di Opportunity, lanciato con il gemello Spirit tra il 7 e il 10 giugno 2003. I contatti con Spirit sono stati persi nel marzo del 2010: dopo aver percorso molti chilometri e aver provato l'esistenza di tracce di acqua su Marte, il rover è rimasto bloccato in una fossa di sabbia fino a quando non è stato spento per sempre. Opportunity, invece, continua a regalare emozioni ai ricercatori inviando a terra numerosi dati importanti per la conoscenza del Pianeta rosso. Il rover si trova nel cratere Endeavour (22 chilometri di diametro) che sta ancora studiando. Opportunity è il veicolo che ha percorso il maggior numero di chilometri su una superficie non terrestre, nonché il rover più longevo: ha già percorso 40,25 chilometri, così ha battuto sia il suo precedente record che quello del rover russo Lunokhod 2, atterrato sulla Luna nel 1973. E infine come non parlare di Curiosity, il rover della NASA arrivato su Marte il 6 agosto 2012 e che solo il 15 settembre di quest'anno ha finalmente ha raggiunto il Monte Sharp (uno degli obiettivi primari) dopo aver percorso quasi 9 chilometri. Si tratta di un rover di nuova generazione, due volte più lungo e tre volte il peso dei gemellini della missione Mars Exploration Rovers. Da due anni Curiosity scava in cerca di campioni per capire se Marte ha mai offerto in passato le condizioni ambientali favorevoli per la vita microbica. Nel futuro di Marte, oltre ad ExoMars, c'è anche InSight che sta per “Interior Exploration Using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport”. L'obiettivo della NASA è scavare nel profondo del Pianeta rosso per capirne meglio la composizione. La navicella partirà nella primavera 2016 per arrivare a settembre dello stesso anno. E si spera che anche questa missione vada a buon fine come le ultime che l'hanno preceduta. Numerose sono le sonde russe e statunitensi che hanno per anni e anni tentato di arrivare all'orbita marziana senza il minimo successo (alcune non sono neanche arrivate fuori dall'orbita terrestre). Ricordiamo le prime missioni degli anni 60, le russe Marsnik 1, Marsnik 2, Sputnik 22, Mars 1, Sputnik 24 e l'americana Mariner 3. Fu la sonda della NASA Mariner 4, però, la prima a centrare l'obiettivo effettuando il primo flyby di Marte nella storia dell'uomo il 14 luglio 1965 e inviando a casa ben 21 foto. Nel corso di 40 anni si sono succeduti numerosi altri fallimenti, soprattutto a firma della Russia che non ha mai avuto molto successo sul Pianeta rosso. La nuova frontiera dei viaggi su Marte, oltre a sonde e rover, sarà con equipaggi umani. Nel 2023 potrebbero partire i primi 4 cosmonauti che hanno scelto di passare il resto della loro vita sul Pianeta rosso (non è previsto ancora un viaggio di ritorno). Per adesso sono ancora in corso le selezioni (705 sono gli aspiranti astronauti scelti tra gli oltre 200mila candidati) e il training, ma è già sicuro che un reality sponsorizzato da Mars One (la società che aha ideato questo programma) seguirà la vita dei candidati fino all'istallazione della colonia, nel 2025. Sanno davvero a cosa vanno incontro? 


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