18 marzo 2013

Al Vittoriano la rivoluzione cubista

Non fu solo pittura il cubismo; questo movimento artistico, che deve il suo nome secondo una testimonianza di Apollinaire al giudizio un po’ sprezzante di Matisse e poi dei primi critici sui quadri di Braque, fu molto di più di una corrente pittorica. Si trattò di una sorta di rivoluzione culturale, di un’ondata di portata internazionale; una nuova consapevolezza della frammentazione del mondo moderno, una diversa visione dell’uomo e delle sue relazioni con la realtà, in particolare con le dimensioni dello spazio e del tempo, una riflessione innovativa sul tema della percezione e della rappresentazione, sui loro limiti e sulle loro potenzialità. Secondo una delle curatrici della mostra Cubisti, cubismo, in corso al Vittoriano di Roma, Charlotte N. Eyerman «il cubismo è concepito come espressione di un nuovo progetto di vita: il sogno di una vita collettiva nella metropoli moderna, un inno all’esistenza primitiva e rurale, una sintesi immaginata di estetica e quotidiano, ovvero l’unione di arte e vita». Non solo dipinti dunque in questa esposizione, che non si propone di dare una panoramica esaustiva sugli artisti che animarono questo intenso periodo, ma di dare conto del clima culturale del tempo e del carattere pervasivo e interdisciplinare del movimento. Alla corposa sezione con opere di Picasso, Braque, Leger, Diego Rivera, Max Weber e altri ancora, si affiancano sezioni tematiche che documentano le diverse sfaccettature del cubismo: dai progetti architettonici agli oggetti d’arredo e di design, dalle scenografie ai costumi disegnati da Picasso per il balletto Parade, ai libretti di scena, dai bozzetti di abiti ai tessuti ‘simultaneisti’ di Sonia Delaunay. Nella sezione dedicata alla letteratura compare, accanto a testi di Gertrude Stein e Cendrars, una poesia di Apollinaire in cui la disposizione delle parole e dei caratteri evoca immagini collegate al testo, mentre il proficuo scambio di tematiche e modalità espressive tra arte, cinema e musica è testimoniato dalla proiezione di film come Entr’Acte o de l’Inhumaine e dalle musiche di Stravinskij, Satie, il Gruppo dei Sei, Schönberg.


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