26 marzo 2018

Al castello di Brunico, nel museo di Messner

Sud Tirolo, alta Val Pusteria, Brunico: siamo in una signorile cittadina di montagna, che si estende in una conca circondata da fitti boschi di abeti rossi. Nel suo centro storico, protetto dal fossato e dalle possenti mura medievali, è un piacere andare alla scoperta di vie eleganti e bei palazzi dai colori pastello, alternati a negozi e invitanti caffetterie. Proprio qui, nel cuore del borgo, si erge un’altura alla cui sommità il vescovo di Bressanone Bruno von Kirchberg fece edificare il proprio castello a metà del XIII secolo. Nel 1330, il suo successore Alberto von Enn lo ingrandì, rialzandolo di due piani; nei secoli successivi, altri ecclesiastici ne modificarono struttura e arredi secondo i propri gusti e necessità. Nell’Ottocento, in seguito alla secolarizzazione dei beni della Chiesa, il maniero divenne caserma e prigione: le nuove destinazioni d’uso ne accelerarono la decadenza, interrotta solo nel 1899, anno in cui iniziarono gli attenti restauri. Alcuni ambienti vennero arredati ex novo agli inizi del XX secolo: la rocca diventò prima residenza estiva vescovile e quindi sede dei licei e di altre scuole cittadine. Tra il 2009 e il 2011 il castello fu nuovamente ristrutturato e parzialmente adibito a spazio espositivo accogliendo il MMM Ripa, il museo di Reinhold Messner dedicato ai popoli della montagna. L’allestimento, che costituisce la penultima delle sei attività museali volute dall’alpinista altoatesino, propone un percorso per curiosi e appassionati che si snoda dal livello interrato fino al secondo piano, convivendo con la cappella e le stanze vescovili novecentesche.

Il connubio tra l’imponente edificio fortificato e la dettagliata esposizione è di grande effetto: lo si sperimenta camminando a passo lento tra centinaia di manufatti, statue votive, monili, attrezzi, strumenti musicali, tende, capanne e innumerevoli testimonianze degli usi e dei costumi di moltissime popolazioni di ogni parte del mondo. Dai Mongoli ai Masai, dagli Sherpa agli Hunza, dai Dani ai Quechua ogni sala propone un cammino di scoperte inattese, salendo e scendendo tra i vari piani come su sentieri di montagna. Si impara a conoscere una iurta; si fantastica osservando gli indumenti degli sciamani; si resta affascinati dai Kalash pachistani, eredi greci dell’India e di Alessandro Magno. E soprattutto, si comprende il valore della montagna come denominatore comune, che ispira sentimenti e stili di vita molto simili anche alle opposte latitudini del nostro pianeta.

Molto suggestivi sono gli ambienti in penombra destinati all’Africa, ubicati nel piano interrato; di grande impatto è l’esposizione dedicata alle religioni, con un ricco allestimento di altari, decorazioni, strumenti musicali e oggetti sacri provenienti anche dall’Estremo Oriente; sorprendente è la raccolta di armi, dove la storia umana si racconta in modo inedito attraverso lance, pugnali, sciabole, boomerang, pistole e fucili.

Al secondo livello del castello si può visitare anche la cappella neogotica, con il trittico dedicato alla vita della Madonna e di Gesù, la volta decorata e le preziose finestre in vetro, con gli stemmi degli Asburgo (l’aquila nera bicipite), del Sud Tirolo (l’aquila rossa) e di Simon Aichner, il vescovo che fece restaurare il maniero nel secolo scorso. Le sue iniziali e il suo blasone compaiono anche sulla stufa e il pavimento del salone di rappresentanza, dello stesso periodo, mentre il soffitto a cassettoni risale al 1602.

L’esplorazione può quindi continuare percorrendo il cammino di ronda o salendo sulla torre, in cui si può accedere alla “stanza della meditazione” (qui nell’Ottocento erano ubicate le carceri).

Conclusa la visita si esce nella corte del castello, che sembra lì apposta per farci indugiare ancora un momento, con il naso all’insù, ammirando stemmi vescovili, dipinti araldici e meridiane affrescate. Fuori dalle mura severe, si percorre infine la piacevole discesa verso il centro storico: preceduta da un piccolo cimitero austro-ungarico di guerra, ci riporta gradualmente nelle vie affollate. E anche alla realtà.

 

Per informazioni: http://www.messner-mountain-museum.it/it/


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