15 dicembre 2017

Arriva 3200 Phaethon, l’asteroide di Natale

Intervista a Marco Micheli

Lo chiamano l’asteroide di Natale perché il suo passaggio “ravvicinato” con la Terra è previsto fra pochi giorni, il 16 dicembre. Di cosa parliamo? L’asteroide 3200 Phaethon (o Fetonte, nella traduzione italiana) si avvicinerà al nostro pianeta a una distanza di circa 10 milioni di chilometri, che in parole semplici vuole a 30 volte la distanza Terra-Luna. Questo oggetto ha un diametro di 5 km, descrive un’orbita ellittica, ruota su se stesso con un periodo di circa 3 ore e mezza e non arrecherà assolutamente alcun danno alla Terra e ai terrestri. Le osservazioni più interessanti avranno luogo nei prossimi giorni, quando molti telescopi e radar verranno puntati in direzione di Phaethon regalandoci qualche dettaglio in più.

Abbiamo chiesto qualche chiarimento in merito a questo evento a Marco Micheli, dell’SSA-NEO Coordination Centre dell’ESA di Frascati (Roma), che si occupa da anni di monitoraggio del cielo.

 

Come ogni asteroide che si rispetti, anche 3200 Phaethon ha creato  ̶  tra i meno esperti  ̶   apprensione e attenzione mediatica. Prima di tutto una rassicurazione: perché dobbiamo dormire sonni tranquilli?

In effetti sono rimasto stupito dall’interesse mediatico attorno a questo avvicinamento, visto che si tratta di un passaggio estremamente lontano dalla Terra, oltre 10 milioni di chilometri, e pertanto di nessun interesse dal punto di vista del rischio impatto per il nostro pianeta. L’orbita e la traiettoria di Phaethon, asteroide noto da oltre 30 anni, è conosciuta con una precisione di qualche chilometro, e quindi sappiamo con assoluta certezza che non presenta alcun pericolo per la Terra, né nel corso di questo passaggio né dei prossimi.

 

Phaethon porterà con sé una pioggia di “stelle cadenti”, le Geminidi. Perché anche gli asteroidi, al passaggio ravvicinato con il Sole, si comportano come le comete? È possibile che  ̶  vista la perdita di notevoli quantità di materiale  ̶  in passato l’oggetto fosse più grande?

L’esistenza della pioggia di meteore delle Geminidi associata a Phaethon è in effetti molto interessante, trattandosi dell’unico oggetto asteroidale progenitore di un grande sciame annuale di meteore. Questo fenomeno è in realtà molto raro, ed è noto con certezza solo nel caso di Phaethon, mentre gran parte degli altri asteroidi che conosciamo non sono progenitori di piogge di meteore. Sono state avanzate varie teorie per spiegare perché Phaethon abbia generato queste meteore, in gran parte basate sul fatto che, a differenza di molti degli altri asteroidi, si avvicina molto al Sole, ed è pertanto soggetto a sollecitazioni termiche estreme. In ogni caso, la quantità di massa che Phaethon sta perdendo per mezzo di questo processo è minima confrontata con la massa totale dell’oggetto.

 

Nonostante la distanza che ci separa, Phaethon è inserito nella classe dei PHA (Potentially Hazardous Asteroid). Quali sono gli altri oggetti di cui potenzialmente aver paura?

La definizione di PHA, nonostante il nome abbastanza allarmistico, non implica che l’oggetto debba veramente avvicinarsi in modo pericoloso alla Terra, ma semplicemente che la sua orbita non sia molto lontana da quella del nostro pianeta. Pertanto di Phaethon, così come di gran parte degli altri PHA, non dobbiamo affatto aver paura, perché nonostante l’orbita vicina sappiamo con assoluta certezza che non avranno alcun impatto con la Terra nel prossimo secolo almeno. Gli oggetti più “preoccupanti”, cioè quelli di cui gli scienziati si occupano con più attenzione, sono quelli per cui c’è una probabilità non nulla di una collisione futura. Gran parte di essi sono molto più piccoli di Phaethon, con diametri di meno di 100 metri, e quindi causerebbero danni solo su scala locale in caso di un impatto futuro. Una lista costantemente aggiornata di questi oggetti per cui non siamo ancora riusciti ad escludere impatti futuri è disponibile sul sito del centro in cui lavoro. Come si può vedere, nessuno degli oggetti noti è molto preoccupante, ma il lavoro di noi astronomi è proprio cercare di scoprirne sempre di più ed accertarci con sufficiente anticipo se sono pericolosi oppure no.

 

Crediti immagine: NASA/JPL-Caltech


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