18 luglio 2022

Arrivare dritto al cuore, portare l’opera italiana nel mondo

 

Intervista a Daniela Barcellona

Il suo talento è magico, la tecnica riempie di stupore a ogni interpretazione. Star della lirica internazionale, Daniela Barcellona è apprezzata per la sua “linea ampia, poggiata su un’emissione dalla solidità superba e quindi ferma, sicura, omogenea, morbida”. Formatasi a Trieste, sua città natale, il mezzosoprano ha collaborato con Abbado, Barenboim, Muti, Myung-Whun Chung, Chailly, Levine, Pappano, Noseda, Zedda, Gergiev, Bruno Campanella, Sir Colin Davis, Maazel, Mariotti, Nagano, Prêtre, Sawallisch, Valčuha, Mehta e con registi come McVicar, Carsen, Ronconi, Michieletto, Pizzi, Martone. È applaudita nei maggiori teatri internazionali fra cui Metropolitan Opera di New York, Scala, Royal Opera House, Théâtre des Champs Elysées, Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera, Teatro Real di Madrid, Festival di Salisburgo. La sua creazione di Laura Adorno in La Gioconda di Ponchielli recentemente al Teatro alla Scala ha toccato ogni ascoltatore, un’altra pagina scritta da Barcellona, già pronta per cantare Il tabarro alla Royal Albert Hall di Londra e il Trittico di Puccini al Gran Teatre del Liceu di Barcellona.

 

Com’è iniziata la sua carriera?

Avevo già fatto esperienze in secondo cast, in primo cast in Semiramide a Ginevra con la direzione del Maestro Gelmetti. Era il 1998, l’anno dopo mi ha chiamata per Tancredi di Rossini a Pesaro; è l’opera che mi è rimasta nel cuore. Da lì è partita la carriera. Tante rappresentazioni mi hanno dato emozione ma non posso paragonarle a quel debutto. Fra le prime che non posso dimenticare la riapertura della Scala, dopo due anni di lavori, il 7 dicembre 2004; Muti aveva scelto per l’occasione L’Europa riconosciuta di Salieri, la stessa opera che aveva inaugurato il Teatro nel 1778, quasi mai data e io ero la protagonista.

 

Cosa significa, per lei, affrontare opere poco rappresentate?

È una responsabilità enorme. Spesso sono opere mai viste, né sentite per svariati motivi, quindi bisogna documentarsi, capire il momento storico in cui ha vissuto il compositore, la vicenda, i personaggi, e le relazioni che si creano attorno a loro. Se non ci sono confronti, incisioni recenti il rispetto aumenta, le opere devono rinascere fedeli alla partitura, non si può inventare anche se qualcuno lo fa.

 

Con chi studia?

Con mio marito, Alessandro Vitiello, pianista e direttore d’orchestra, insieme analizziamo lo stile, le sfumature della musica. A volte mi chiedo il senso di quella parola messa proprio lì, in quel punto.

 

Quando ha capito che la sua voce sarebbe stata la sua professione?

Ho studiato pianoforte, ancora oggi lo suono, uno strumento che adoro, pensavo di diventare concertista; nello stesso tempo mi sono iscritta a una scuola per interpreti ma il mio sogno era diventare carabiniere come mio padre, mio nonno e il bisnonno ma allora non prendevano ancora le ragazze. Il canto era il mio divertimento, facevo la solista del coro della parrocchia, il destino ha confuso i miei piani. Ho incontrato Alessandro per un concerto amatoriale e lui mi ha detto «E se studiassimo insieme?». Abbiamo iniziato a esibirci, a partecipare a concorsi, ne ho vinti diversi, ma dopo cinque anni il lavoro non decollava finché è arrivato Tancredi.

 

Tiene dei master di canto nella sua città e altrove. Quale consiglio vuole dare a un giovane cantante?

Serietà, preparazione impeccabile, umiltà sono obbligatorie. Giulietta Simionato mi ha sempre detto: «Bisogna essere cattivi nel modo giusto», farsi rispettare senza mai mancare di rispetto a nessuno. Con Alessandro a ogni allievo cerchiamo di trasmettere le nostre esperienze, oltre la tecnica musicale, la nostra vita è fatta di tanti sacrifici, rinunce, di passione, solitudine, tenacia e spalle forti, il mio rapporto è soprattutto umano.

 

Porta il repertorio italiano in tutto il mondo

In città come New York, Tokio, Londra sono stata avvicinata dopo la recita da spettatori estasiati e partecipi che mi dicevano “Ascoltandola ho pianto” oppure “Mi sono divertita”. Questo, per me, è portare la cultura, l’opera italiana nel mondo: arrivare dritto al cuore di tutti.

 

Immagine: Daniela Barcellona. Crediti: Ph. Amati Bacciardi (per gentile concessione ufficio stampa di Daniela Barcellona)

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