18 maggio 2015

Bangladesh, l’anno nero dei blogger

Per la terza volta dall’inizio del 2015, un blogger bengalese è rimasto vittima di un attentato da parte degli integralisti islamici: si tratta di Ananta Bijoy Das, assassinato a colpi di machete da quattro uomini mascherati mentre si recava a lavoro – oltre a scrivere di scienza ed evoluzionismo per il sito Mukto-Mona (Libera-Mente), Ananta Bijoy Das era impiegato in una banca della città di Sylhet e già in precedenza aveva ricevuto numerose minacce di morte per i suoi scritti, particolarmente invisi ai fondamentalisti islamici e indù.

La sua scomparsa va a sommarsi all’omicidio di Avijit Roy, scrittore e ingegnere ucciso due mesi fa a Dacca durante una fiera editoriale, e a quello di Washiqur Rahman, autore satirico noto con lo pseudonimo di Kucchit Hasher Channa (Brutto Anatroccolo), freddato anche lui per le strade della capitale il 30 marzo scorso. Analizzando la modalità delle esecuzioni, per la polizia è stato facile ipotizzare che alla base degli agguati ci sia la mano armata dell’estremismo religioso: tutti e tre i bersagli, del resto, apparivano regolarmente sulle colonne di Mukto-Mona (di cui Roy era stato anche il fondatore) , un sito che per la società bengalese da sempre rappresenta un baluardo del progressismo e della laicità, con editoriali spesso irriverenti schierati in aperta opposizione all’intolleranza delle frange più radicali. L’ultimo articolo di Das, pubblicato un giorno prima della sua morte, prendeva di mira l’inefficienza (o per meglio dire, la velata omertà) della polizia bengalese, incapace non solo di proteggere Roy e Rahman, ma anche di difendere tutte quelle persone, non esclusivamente blogger, o scrittori, che in Bangladesh sono regolarmente oggetto di discriminazioni o aggressioni, non ultime le donne, vittime di una cultura maschilista che spesso vendica gli oltraggi con stupri e acido sfigurante. E soltanto poche ore prima di morire, Das concludeva un post citando un suo saggio precedentemente pubblicato su magazine Jukti (Razionalità): «Chi ha una mente libera non può essere indottrinato dal fondamentalismo religioso, o essere limitato entro le mura della ristrettezza mentale. Il mondo è molto grande, eppure i nostri ipocriti ben educati si dimostrano ancora piuttosto primitivi, per loro è il momento di strisciare fuori dal pozzo per dare uno sguardo al nostro grande universo da una prospettiva nuova. Siamo tutti esseri umani, e siamo tutti bengalesi del Bangladesh: quanto tempo ci vorrà affinché la gente di Sylhet possa capire questa semplice verità?».


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