24 maggio 2016

Biennale 2016: l’architettura non è un esercizio di stile

L’immagine scelta come icona della 15° mostra internazionale di architettura che aprirà i battenti il 28 maggio è molto emblematica dell’approccio che ha guidato il curatore cileno Alejandro Aravena nell’impostazione dell’edizione di quest’anno, dal titolo altrettanto significativo, Reporting from the front. Nella foto (di Bruce Chatwin) compare una donna in piedi su una scala di alluminio intenta a scrutare il paesaggio intorno a lei, a prima vista una sorta di ‘terra desolata’: è l’archeologa Maria Reiche che osserva dall’alto le linee Nazca. Ciò che a livello del terreno appare solo pietrisco sparso casualmente, da una diversa prospettiva forma figure di senso compiuto, animali, fiori, alberi. Ed è proprio un nuovo punto di vista quello che Aravena si è ripromesso di cercare: una nuova prospettiva, un modo diverso di affrontare le cose radicalmente pragmatico, che comprenda l’orizzonte anche etico del lavoro dell’architetto, coniugando alla dimensione creativa dell’architettura la componente di responsabilità di fronte alle questioni che riguardano l’uomo e la qualità della vita. La Biennale di architettura si configura quest’anno quindi soprattutto come un’occasione per conoscere e condividere esperienze efficaci che hanno saputo trovare risposte a istanze non più rimandabili e di assoluta rilevanza: nodi critici come le periferie, l’accesso ai servizi sanitari, i disastri naturali, la carenza di alloggi, le migrazioni, il traffico, lo spreco, i rifiuti, l’inquinamento. Perché l’architettura può ‘fare la differenza’: il richiamo è a superare lo scollamento tra architettura e società civile, il soffermarsi sugli aspetti più superficialmente decorativi o spettacolari e a prendere in carico invece in primis gli aspetti pratici e concreti, i temi scomodi, i punti dolenti, intorno ai quali costruire soluzioni creative ed efficienti, coinvolgendo le comunità degli abitanti come parte attiva nella definizione degli spazi. E buon senso e creatività non sono affatto in opposizione, anzi. L’architettura è, e non deve dimenticare di essere, per sua natura una disciplina ‘sintetica’, nel senso che è chiamata a integrare esigenze diverse, a rispondere su più fronti, dalla dimensione culturale ed artistica a quella sociale, ambientale, economica. La cifra che caratterizza la Biennale quest’anno rispecchia del resto il ‘DNA professionale’, del suo curatore: Aravena insieme ad alcuni soci ha fondato lo studio Elemental, che si occupa di “progetti di interesse pubblico e di impatto sociale”, con un approccio “partecipativo alla progettazione”, in cui gli architetti lavorano a stretto contatto con i destinatari del progetto: e da aprile Aravena ha reso scaricabili liberamente dal sito alcuni dei suoi progetti, per creare un sistema aperto, che consenta di incanalare e arricchire le risorse disponibili in modo efficace, per rispondere alle emergenze abitative in tutto il mondo.

 


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