28 settembre 2016

Boom e rischi del gluten free

Il glutine è una proteina presente in molti cereali comunemente utilizzati nella nostra alimentazione, specialmente nella dieta mediterranea, quali frumento, avena, orzo, kamut e farro.

In Italia la dieta gluten free nasce prevalentemente, e quasi esclusivamente, per le persone soggette alla patologia della celiachia: i soggetti affetti da tale patologia devono eliminare totalmente o in parte il glutine dall’alimentazione, mentre altri soggetti presentano una sensibilità al glutine non celiaca (NCGS).

La celiachia colpisce 180 mila persone in Italia (1% della popolazione); si tratta di una patologia autoimmune, in cui si sviluppa, nei soggetti geneticamente predisposti, un’infiammazione cronica dell’intestino tenue, a causa della quale l’assunzione del glutine scatena una risposta immunitaria provocando lesioni cutanee specifiche nelle mucose; solo con l’eliminazione totale della proteina del glutine si riducono questi sintomi.

Recentemente si sente spesso parlare di prodotti “gluten free”, e interi scaffali nei nostri supermercati si stanno riempiendo di questi prodotti. Sebbene siano strettamente connessi con la celiachia, tali prodotti registrano una forte crescita nelle vendite  (un mercato che in Italia vale 237 milioni) in quanto associati all’idea commerciale sia di prodotti “salutari”, sia di prodotti utili alla riduzione del peso corporeo e disintossicazione.

Uno studio del National Health and Nutrition Examination Surveys (NHANESs), pubblicato sulla rivista americana Jama International Medicine, ha esaminato le attuali tendenze della malattia celiaca e studiato anche individui che non ne sono affetti, ma che seguono comunque una dieta priva di glutine.

Grazie a queste ricerche si è evidenziato che la dieta senza glutine non serve se non si è celiaci, anzi potrebbe essere addirittura dannosa, poiché il sistema immunitario e la flora batterica dell’organismo possono risultare compromessi. L’eliminazione del glutine nell’organismo di soggetti sani provocherebbe nel tempo un “non riconoscimento” del glutine, creando reazioni avverse anche gravi e sviluppando insulino-resistenza.

Utilizzare i prodotti gluten free in soggetti non affetti da celiachia solo perché ritenuti “più sani” ha evidenziato carenze nutrizionali, soprattutto in età pediatrica. Tra l’altro, proprio perché rivolti a soggetti celiaci, tali alimenti hanno un elevato contenuto di grassi e di calorie, necessario a bilanciare le carenze di carboidrati e grassi.

Un altro punto importante è che l’abuso della dieta “Gluten Free” rischia di svilire il valore della stessa dieta. Infatti, Caterina Pilo, direttrice generale dell’Associazione Italiana Celiachia, afferma con forza: ”Questi prodotti sono inseriti nel registro nazionale degli alimenti e considerati salvavita, in questo modo c’è il rischio che si vanifichino le politiche a difesa dei celiaci”.

 


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