13 ottobre 2016

Bronzi di Riace, storia e bellezza dal fondo del mare

Il 16 agosto del 1972, 44 anni fa, nei pressi di Riace, località Porto Forticchio, provincia di Reggio Calabria, Stefano Mariottini, sub amatoriale romano - alla ricerca del suo pranzo - scoprì la civiltà e nutrì di pane e di vita le future generazioni.

Quel giorno, adagiati sul fondale marino, ritrovò le statue di due guerrieri poi identificati come "I Bronzi di Riace".

La storia del ritrovamento, avvenuto per caso, è molto suggestiva e significativa.

I due guerrieri giacevano sotto un velo di sabbia, come radici di un corpo che unisce la storia alla nostra vita quotidiana; laddove noi non siamo anime erranti slegate nello spazio e nel tempo, ma il frutto di un patrimonio storico e artistico che si rivela, che è la nostra identità civile e sociale e che dà forma alla nostra comunità nella storia.

Il fisico perfetto, l'accuratissima riproduzione dell'anatomia umana, le venature del braccio e delle mani, i denti in argento, gli occhi in pasta vitrea con iride e pupilla intatti, ma anche l'assenza di scudo e di lancia e, in uno, anche dell'elmo, sollecitano la nostra immaginazione con un'idea di continuità; sembrano essere lì in attesa, come qualcosa che non è finito e che nella magia dell’incompleto comunica con la nostra fantasia.

La sublime bellezza nasce dalla commistione dei due capolavori e della loro storia.

Nascondere sotto l’espressione vivifica delle statue il peso del freddo bronzo incanta l’osservatore che quasi riesce a percepirne il respiro, i due corpi sono semplici e nudi, come nuda è la verità che non abbisogna di nulla, ove qualunque altra cosa andrebbe a corromperla e a limitarla.

La storia, invece, colloca i due capolavori come autentici esemplari dell'arte greca del V secolo a.C., quindi di 2500 anni fa, quella cultura così remota ma mai passata, mai trascorsa e a cui ancora dobbiamo guardare per orientarci e trovare risposte nel nostro vivere quotidiano.

I riacesi quel giorno aggiunsero ai due santi patroni Cosma e Damiano altri due protettori: i Bronzi.

Nell’instancabile necessità di guardarli, ancora mi chiedo cosa avessero in mente 2500 anni fa - con tutto ciò che c'era da inventare, con tutte le cose che noi oggi riteniamo necessarie - per dedicarsi alla bellezza, per credere nella perfezione delle cose e nella filosofia. E soprattutto penso cosa, quale oggetto oggi noi possediamo di così tanta importanza che se fosse ritrovato tra 2500 anni, nel 4500 circa, potrebbe parlare così loquacemente della nostra cultura, della nostra società, dei nostri valori, che potrebbe chiaramente indicare chi eravamo e in cosa abbiamo creduto.

 


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