6 luglio 2020

C’era una volta il cinema…

Alcune musiche sono legate agli avvenimenti della vita privata di ognuno, altre invece segnano un’epoca storica, la accompagnano, ne rappresentano in qualche modo la colonna sonora. Altre ancora sfruttando l’opportunità del legame con le immagini che offre il cinema, diventano al tempo stesso ricordi delle emozioni delle singole persone e simbolo di alcuni passaggi della vita collettiva, partiture della memoria. È questo il destino e il privilegio di molte delle opere di Ennio Morricone. Il maestro Ennio Morricone ci ha lasciato nelle prime ore di lunedì 6 luglio in una clinica romana dove era ricoverato in seguito a una caduta e alla rottura di un femore.

Compositore e direttore d’orchestra, era noto al grande pubblico soprattutto per le sue colonne sonore, entrate nella storia del cinema. Un’attività artistica per cui gli sono stati attribuiti i massimi riconoscimenti: nel 2007 aveva ricevuto il premio Oscar alla carriera “per i suoi contributi magnifici all’arte della musica da film”. Un premio che è arrivato dopo cinque nomination accumulate durante la sua lunga carriera, in cui le collaborazioni con produzioni per il cinema e per la televisione sono state innumerevoli, a cui è seguito nel 2016 un secondo Oscar, a ottantasette anni, per la colonna sonora di Hateful Eight, di Quentin Tarantino.

L’incontro tra la musica di Morricone e il cinema era iniziato quando il maestro era poco più che trentenne. Dopo gli studi al Conservatorio di Santa Cecilia, il diploma in tromba, composizione, musica corale, strumentazione per banda e direzione di coro Morricone inizia a lavorare per il teatro, la radio, la televisione.  Il primo film di cui cura la colonna sonora è Il federale, di Luciano Salce, del 1961. Il successo presso il grande pubblico arriva però con l’avvio della collaborazione con Sergio Leone: con Per un pugno di dollari, nel 1964, si inaugura la stagione del western all’italiana con una pellicola in cui la musica svolge un ruolo centrale e caratterizzante. Con Sergio Leone la collaborazione proseguirà a lungo ‒ consolidata anche da un’amicizia profonda, iniziata sui banchi delle elementari ‒ fino al memorabile C’era una volta in America, l’ultimo capolavoro del grande regista. Morricone collabora però con numerosi registi, fra i più importanti in Italia e nel mondo, e attraversa diversi generi: I pugni in tasca di Marco Bellocchio (1965), La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo (1966), La classe operaia va in paradiso di Elio Petri (1971), Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo (1971), Novecento di Bernardo Bertolucci (1976), Mission di Roland Joffé  (1986), Gli intoccabili di Brian De Palma (1987), Frantic di Roman Polański (1988), L’uomo delle stelle (1995), Baarìa (2009) e La corrispondenza (2016) di Giuseppe Tornatore. Nonostante questa produzione, numerosa e qualificata, Morricone non si è limitato alla produzione di musica per film, ma ha svolto un’intensa attività come compositore, dotato di una sensibilità legata anche alle esperienze dell’avanguardia.  Il suo nome resta comunque in primo luogo legato ai suoni e ai sogni della leggendaria musica che ha accompagnato il cinema negli ultimi cinquanta anni.  

 

Immagine: Ennio Morricone (30 marzo 2015). Crediti: Sven-Sebastian Sajak / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0), attraverso Wikimedia Commons

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