25 settembre 2018

Campo Imperatore e l’altopiano delle meraviglie

Statale 17-bis, L’Aquila: è da qui che parte il viaggio verso Campo Imperatore, il vasto altopiano incastonato nel Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Dal capoluogo abruzzese la strada prende per mano e sale ondeggiando tra boschi di faggi, querce e castagni che in questa stagione regalano foliage di rara bellezza. Il consiglio è di andare senza fretta, indugiando tra le numerose occasioni di sosta e ammirazione che si propongono mano mano.

La prima è il santuario nella roccia della Madonna di Appari, nella frazione aquilana di Paganica: circondata da rupi a strapiombo sul torrente Rajale, fa risalire le sue origini a un’apparizione miracolosa della Madonna. Il sito è altamente suggestivo e ripaga in parte del dispiacere per le condizioni del gioiello locale: la chiesa di S. Maria, purtroppo terribilmente devastata dal sisma del 2009.

Si riparte, ma per poco: dopo qualche chilometro è tempo di fermarsi di nuovo. Siamo ad Assergi, borgo medievale che ospita la sede dei laboratori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare: chi si prenota per tempo, può visitarli e accedere a uno dei luoghi più autorevoli della ricerca scientifica italiana. La chiesa di S. Maria dell’Assunta (XII secolo) con la cripta e le reliquie di s. Franco, è invece aperta a tutti. Di pregevole fattura il suo rosone, che richiama quello della basilica di Collemaggio all’Aquila, e gli affreschi all’interno. Intorno, i boschi si fanno più fitti e i colori dell’autunno accompagnano il tragitto, che ricomincia a salire tra i tornanti.

A Fonte Cerreto c’è la funivia che porta in alto, alla meta, ma per chi scrive vale la pena di seguire la strada, fino al bivio per Campo Imperatore. Qualche curva, ed ecco che a un tratto ci si tuffa nella vastità dell’altopiano come da un trampolino immaginario. La suggestione è forte, gli spazi smisurati. Non è raro incrociare mandrie di cavalli in libertà o il volo di maestosi rapaci mentre lo sguardo vaga dalle praterie ai laghetti, dal Corno Grande del Gran Sasso ai calanchi, dalle vette pietrose a un orizzonte senza confini, che sembra allontanarsi sempre più.

Madre Natura avvolge i sensi con tutta la potenza di un paesaggio primordiale, mentre la strada sale oltre i 2000 metri slm. I tornanti si susseguono come in un filo immaginario e capriccioso, la vegetazione si fa più rada e le montagne sembrano vicine, ormai lì, a un passo. Ecco invece il punto di arrivo, con la stazione della funivia e la piccola chiesa della Madonna della Neve, tanto cara a papa Giovanni Paolo II. Non è l’unico edificio: sfavillano al sole le cupole argentate dell’osservatorio astronomico, una delle rare stazioni osservative di alta montagna italiane, costruito nel dopoguerra e recentemente riaperto alle visite guidate insieme al suo giardino botanico. Chi è appassionato di storia, riconoscerà facilmente i luoghi dell’Operazione Quercia: ecco l’hotel costruito in epoca fascista, dove Mussolini venne imprigionato il 28 agosto 1943; ed ecco le radure dove nel settembre dello stesso anno atterrarono gli alianti del commando militare tedesco che lo liberò. L’edificio ha subito nel tempo diversi rimaneggiamenti; all’interno però si conservano decorazioni e arredi originali del periodo. La stanza 220, dove soggiornò lo stesso Mussolini, è stata mantenuta com’era ed è diventata da tempo una sala museale. Intorno agli edifici si osservano gli impianti della stazione sciistica, molto frequentata durante l’inverno; chi invece avesse le energie per intraprendere una bella camminata può dirigersi in quota, dove svetta il Rifugio Duca degli Abruzzi, a 2388 metri slm.

Le scoperte tuttavia non terminano a Campo Imperatore: è tempo di riprendere l’auto, o la motocicletta, e continuare il viaggio. Da ovest a est, raggiungendo di nuovo la SS 17-bis, la vastità dell’altopiano dà quasi le vertigini. La strada lo percorre nel mezzo, circondata per chilometri solo dalla natura indomita e dalle montagne. Dopo il bivio per Rigopiano, località tristemente nota per l’immane tragedia del 2017, la statale vira a sud conducendo a un borgo incantevole: Castel del Monte, le cui origini risalgono all’XI secolo a.C. Il paese, che ospita anche una tappa dell’Ippovia del Gran Sasso, è un elegante agglomerato di edifici sorti intorno al borgo antico con le sue torri, le vie strette e i palazzi monumentali – che testimoniano ancora oggi la sapiente tradizione locale nella lavorazione della pietra. Da qui, la strada riprende per mano e invita a rimettersi in viaggio, fino a Rocca Calascio, paese medievale dominato da uno dei castelli più belli e alti d’Italia. Anche questa è una tappa obbligata, non fosse altro che per godere di una vista a volo d’angelo sulla valle del Tirino e la piana di Navelli, conosciuta per il suo eccezionale zafferano. Mentre si fa sera, le luci dell’imbrunire creano un’atmosfera magica. Non resta che decidere se scendere verso la piana oppure trascorrere la notte qui, tra le stelle, sul tetto d’Abruzzo.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0