05 luglio 2017

Cancellare i brutti ricordi, da ora si può

Uno studio condotto presso il Columbia University Medical Center ha recentemente scoperto che è possibile cancellare in modo selettivo i ricordi senza provocare danni al resto della memoria. Lo studio si intitola Selective erasure of distinct forms of long-term synaptic plasticity underlying different forms of memory in the same postsynaptic neuron ed è stato pubblicato sulla rivista Current Biology.

Samuel Schacher, professore di Neuroscienze e responsabile del team di studiosi che lo ha condotto, sottolinea che uno dei più importanti obiettivi della ricerca è stato quello di mettere in atto una strategia anche di natura farmacologica in grado di eliminare i ricordi non-associativi, senza però andare a toccare la memoria associativa, quella portante. Finora si riteneva che fosse impossibile eliminare selettivamente memorie sinaptiche, e in particolare quelle incidentali, senza distruggere al contempo anche quelle associative nello stesso neurone. Succede che, in conseguenza di eventi emotivamente forti o traumatici, il cervello memorizzi non solo le informazioni essenziali, ma anche gli aspetti incidentali di quanto accaduto. Sono, infatti, questi ultimi che, seppur neutri all’evento, provocano attacchi di panico o di ansia non solo nell’imminenza dell’accaduto ma anche in un periodo successivo all’evento. Lo studio in questione ha scoperto che nelle sinapsi dei neuroni viene salvata la memoria a lungo termine di un evento e che più è forte l’evento più è forte la connessione tra cellule neuronali.

 Samuel Schacher e i suoi collaboratori hanno condotto questa ricerca prendendo in esame l’Aplysia, un mollusco marino che ha cellule neuronali simili alle nostre e sperimentando su questa cavia un farmaco che, agendo su una delle due forme dell’enzima presente nelle sinapsi neuronali, sia capace di cancellare quei ricordi che più di altri possono scatenare ansia o stress anche a distanza dall’evento traumatico.

Allo stato attuale ancora non esiste un farmaco in grado di raggiungere un tale obiettivo, ma dopo i risultati ottenuti dal team di studiosi della Columbia University Medical Center è probabile che le case farmaceutiche possano attivarsi per metterlo in produzione. Resta però da chiedersi: come potrà questa ricerca influire in campi a lei vicini, come la psicanalisi?

 


0