20 luglio 2015

Cerami: intervista inedita a due anni dalla morte

Due anni fa moriva Vincenzo Cerami, scrittore e sceneggiatore. Il 17 luglio del 2013. Era stato selezionato per la nazionale giovanile di rugby – militava nel Frascati - ma un incidente gli ha precluso questa strada agonistica. La vita a volte è determinata da eventi fortuiti. Alle scuole medie Cerami aveva come insegnante Pier Paolo Pasolini che lo ha aiutato a superare un blocco dovuto a una traumatica malattia infantile e con il quale giocava a pallone nei momenti liberi. Incaricato da Pasolini di accompagnare in giro per Roma la cugina Graziella Chiarcossi, era diventato suo marito. È stato anche assistente alla regia di Pasolini. Il suo romanzo d'esordio Un borghese piccolo piccolo, portato in scena nel '77 da Mario Monicelli, gli ha dato la fama e ha segnato la fine della grande stagione della commedia all'italiana con un'analisi feroce dell'egoismo e del vuoto nella famiglia di un impiegato ministeriale. Ha scritto altri libri come La lepre, Fattacci (su noti eventi di cronaca nera), e Consigli a un giovane scrittore. È stato quindi sceneggiatore di registi come Marco Bellocchio, Giuseppe Bertolucci, Gianni Amelio e Roberto Benigni.Come cosceneggiatore del film La vita è bella è stato candidato all'Oscar.

In occasione della ristampa di Storie di altre storie (Piemme), dove con Francesco Guccini fa il “gioco della memoria” ovvero ripercorre il lungo itinerario esistenziale, ho realizzato questa intervista, finora inedita.

Cerami, nel '76 lei ha esordito con Un borghese piccolo piccolo. La vicenda di Giovanni Vivaldi, impiegato con la casetta al Tuscolano, la Fiat, il lavoro al ministero, che si trasforma in un feroce giustiziere quando il figlio viene ucciso da una pallottola vagante mentre sta andando a fare il concorso per il posto fisso spondato dal padre. A quasi 40 anni di distanza e in piena crisi questa situazione socio-economica e professionale sembra meno meschina, minuscola, mediocre... almeno in termini oggettivi e materiali.

«Del ventre molle della società e dei suoi personaggi rappresentativi – dice Cerami  –  s’è nutrita gran parte della letteratura mondiale, Da Balzac a  Čechov , da Kafka a Stendhal, fino a Carver. Si può quasi dire che l’anima buia è una categoria dello spirito propria della piccola borghesia. Ci dobbiamo chiedere, piuttosto, se in questi tempi, nell’anomia della società di massa, esista ancora la figura classica del piccoloborghese. A mio avviso esiste eccome, perché la nuova società si è fondata proprio su quella mitologia, su quei valori. In fondo all’apparente dispersione delle identità, persiste lo zoccolo duro di una sottocultura che ispira i comportamenti di gran parte dei cittadini. L’esplosione semiologia della cultura piccoloborghese accresce la nostalgia di uno zodiaco di riferimento che fino a ieri dava certezze. Cambia il rito, ma non certo il mito».  

 

Uno degli aspetti più originali delle sue riflessioni in Storia di altre storie è la mancanza di retorica passatista, la convinzione che il passato non sia da rimpiangere perché sarebbe una nevrosi e perché il presente in fondo è meglio. La pensa ancora così dieci anni dopo la pubblicazione del libro? Diceva Moravia che il mondo è quello che è. Vale a dire che ogni cambiamento cancella cose belle e cose brutte e ci introduce in un mondo con altre cose belle e altre brutte. Io non ho amato il passato, allo stesso modo non amo il presente. Ma questo non importa, bisogna sapersi arrabattare ovunque e comunque. La nostalgia è solo una perdita di tempo.

 

Una forma di deprecatio temporis nel libro la fa: le ultime generazioni, spiega, hanno compiuto un salto che le ha sganciate dalle precedenti: il mondo è cambiato in fretta e non ci sono state dunque trasmissioni di valori, saperi ecc. Se ho capito bene... Più che di salto repentino bisogna parlare di rivoluzione imposta dall’alto, a iniziare dagli anni Cinquanta e Sessanta, quando il potere centralizzato clerico-fascista è stato sostituito da quello del mercato. I comportamenti non erano più “ideologici” ma dettati dalle logiche consumistiche. Alcune conquiste sociali come l’apparente liberazione delle donne, il divorzio, lo stesso aborto… sono il risultato non di una crescita civile lenta e consapevole che partiva dal basso, ma di una precisa esigenza mercantile.

 

Per altri aspetti: non è forse vero che il passato in Italia non passa mai? Non riusciamo a scrollarci di dosso una certa generazione di politici, la corruzione, l'evasione fiscale, un diffuso malcostume... Il debito in fondo non è un'eredità che impedisce di cambiare davvero, la catena che ci lega a un certo passato? L’Italia, malgrado le commemorazioni e le trombe, si è unificata (anche linguisticamente) attraverso la televisione. Una coscienza nazionale non è mai stata conquistata fino in fondo. Di qui l’assenza quasi totale di quel che si chiama “senso dello Stato”. I cittadini, per decenni, hanno identificato lo Stato con i partiti e i partiti hanno sempre detenuto il potere. L’equazione potere-corruzione, in assenza dello Stato, è una logica conseguenza. L’illegalità e il malcostume sono diventati un’endemia della nostra società. L’eredità del debito pubblico dimostra la poca lungimiranza di chi rincorre il presente per conservare privilegi. Lo Stato dovrebbe guardare lontano e pensare alle generazioni future, la rincorsa al consenso elettorale è invece a tappe, ha orizzonti a breve distanza. Oggi, pensare al futuro significa immaginare un altro modello di sviluppo. L’allegro e spensierato passato consumistico non tornerà. Chi si fa delle illusioni rimarrà intrappolato nell’impotenza.

 

È vero – come si dice  –  che con la trasposizione cinematografica di Un borghese piccolo piccolo finisce la commedia all'italiana e si passa un periodo dove la possibilità di scherzare sui vizi del Paese scompare per lasciare il campo ad analisi – non solo sul grande schermo  –  ben più tragiche? Confesso che non rimpiango affatto la commedia all’italiana. Quei film hanno esaltato e glorificato una piccola borghesia becera, furbastra, bigotta, moralistica, razzista. Tutto dietro il paravento dell’antieroismo, della demistificazione e della critica al costume. Devo pur dire che gran parte delle attuali commedie “italiane” è ancora peggio, sono segnate da un’assoluta mancanza di pensiero: puro sgangherato nulla.

 

Tra le cose che sembra non rimpiangere c'è la mentalità chiusa anni '50, l'amico che faceva sesso con la zucca (ma poi la cucinavano? ci facevano lo stesso il risotto o i ravioli?). Battute a parte: da allora a oggi l'evoluzione è stata lineare o si è proceduto a strappi, un po' avanti, un po' indietro... Insomma aperture e chiusure: anche dal punto di vista delle leggi, soprattutto a causa del ventennio berlusconiano, siamo un po' indietro su coppie di fatto, diritti dei gay e altre libertà civili. Il sesso con la zucca rimanda a una civiltà contadina ormai arcaica, soffocata da tabù infranti clandestinamente. Oggi, per molti maschi italiani, le donne continuano a essere zucche, solo che non hanno più bisogno della clandestinità. L’Italia ha il primato mondiale di turismo sessuale, e nove milioni di nostri concittadini, ogni anno, vanno con prostitute. Francamente le zucche mi scandalizzano di meno. Non siamo né indietro né avanti, anche perché le conquiste civili non sono sempre trasparenti. Mi chiedo, per esempio, fino a che punto la concessione dei diritti ai gay, invece di essere vissuta come crescita civile, non sia in realtà volgare tolleranza, quasi rassegnazione. Così come si è costretti ad accettare fatalmente gli immigrati, si sopporta di incontrare per strada due gay che si baciano.

 

Non vede un abuso di memoria rispetto a Pasolini? Tutti lo tirano in ballo a proposito e a sproposito... Ricordare la lezione di Pasolini è fare i conti con quanto ci è successo a livello antropologico. Un eventuale abuso può fare solo bene.

 

Come lo ricorda ai tempi della scuola? Le correggeva i temi, le doveva infine fare la prefazione al primo libro... Che avrebbe detto dell'Italia di oggi? Della scuola di oggi... Pasolini ha parlato della scuola quando il filosofo austriaco Ivan Illich spronava l’Occidente a descolarizzare le società. Sono passati tanti anni e nel frattempo le società sono cambiate, l’omologazione pasoliniana (che oggi chiamiamo globalizzazione) ha stravolto il quadro. Cosa direbbe oggi il mio ex professore di Lettere non lo so proprio. Sicuramente qualcosa di sconvolgente e scandaloso, come ha sempre fatto nel suo ruolo di poeta-intellettuale. Quando lo conobbi non aveva ancora trent’anni e aveva una vocazione pedagogica fortemente ispirata da un amore autentico e civile per la realtà. Dico solo che a undici anni, alle medie (negli anni Cinquanta), ci faceva leggere i poeti allora quarantenni, da Caproni a Bertolucci, a Sandro Penna, Alfonso Gatto, Ungaretti eccetera. Tutti artisti che ancora oggi entrano a malapena nei libri scolastici.

 

Dalla P2 alla P3 e P4... la massoneria è sempre lì... com'è che la mise nel libro e com'è che si è evoluta dall’uscita del romanzo? La massoneria che compare nel Borghese ha poco a che vedere con la massoneria vera, vicina al potere. Si tratta di una loggia piccola e periferica che riunisce un gruppo di impiegati statali terrorizzati, bisognosi di mutuo soccorso. È una loggia patetica nel sottoscala di un condominio del Tuscolano, a Roma. Nel romanzo ha una funzione simbolica, racconta la sete di gloria della piccola borghesia. Le varie P sono ben altra cosa, una pericolosa deviazione di un ordine iniziatico che nello statuto non prevede collusioni di sorta. Le varie P sono mafie a tutti gli effetti, agiscono nell’illegalità.

 

Infine: Guccini dimostra molta nostalgia per i tempi del mulino, la natura e così via. Lei professa amore per la metropoli: ecologismo, magari anche fanatico, e altre manifestazioni di questo atteggiamento non la vedono favorevole? Come scrittore amo i luoghi in cui esplodono le contraddizioni. Non saprei cosa inventare in un ambiente asettico. Sono nato a Roma e non so immaginare storie lontane dalle metropoli. Questo non mi impedisce di sognare una città coesa e allegra, pulita dentro e fuori. Sono fiero di essere vicino ai miei amici ecologisti. Il futuro parte proprio da una visione del mondo che rimetta al centro delle nostre attenzioni la salvaguardia dell’ambiente. In un ambiente sano cresce gente sana.

 

Come vede cambiata la Roma di oggi anche nel dialetto? Roma resta la città più verde d’Europa malgrado gli assalti dei palazzinari e del sindaco Alemanno. I romani sanno comunque difenderla. Detto questo, nella mia vita ho visto cambiare Roma tante volte. L’ho vista cambiare ma mai migliorare. Sono tuttavia fiducioso perché questa crisi è un’opportunità per migliorare la qualità della vita cittadina. Meno traffico, più biciclette, più assistenza ai cittadini, più multiculturalità, più utilizzo dei mezzi pubblici, eccetera. Quindi più senso civico e amore concreto del territorio. Non c’è alternativa alla buona convivenza dei romani. Siamo stati troppo male per ricascarci.

 

L ei era in corsa per l'Oscar per la sceneggiatura del film La vita è bella. Come si è evoluta la memoria rispetto al fascismo, alla guerra e alle leggi razziali? C'è una memoria condivisa di alcuni episodi della storia italiana o siamo divisi? Memoria e identità sono abbracciate come Amore e Psiche. Si tratta di due cardini che tengono in piedi il Sapere. Il problema è che oggi sia l’una che l’altra non hanno grande valore d’uso. La spaccatura che è avvenuta tra passato e presente ha rinchiuso la memoria nei musei, non si sa cosa farne. Non possiamo riappropriarcene a tavolino. Deve succedere qualcosa che ci obblighi a guardare indietro. Anche in questo caso sono fiducioso, perché nel nuovo modello di sviluppo che stiamo tentando di improvvisare la memoria del passato giocherà un ruolo centrale.

 


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