20 settembre 2018

Il DNA dei Longobardi

Un gruppo di ricerca di diverse università ha sequenziato per la prima volta il DNA di 63 individui sepolti in due cimiteri archeologici del VI e VII secolo, uno a Szólád, nell’Ungheria occidentale, l’antica Pannonia, e uno a Collegno, a 5 km da Torino, gettando nuova luce sulla migrazione e l’occupazione longobarda in Italia.

I Longobardi erano una popolazione germanica, probabilmente di origine scandinava, che dopo aver disceso il continente ed essersi impadroniti della Pannonia, giunsero in Italia nel 568 o 569, guidati dal re Alboino, e vi penetrarono lentamente, occupandola – mai completamente – fino al Mezzogiorno per due secoli. Non molto si conosce intorno a tale occupazione, e quel poco che si sa deriva soprattutto da testimonianze archeologiche piuttosto che da documenti scritti. Si sa che l’invasione fu preceduta, al contrario di altre, da scarsissimi rapporti con la cultura locale e che le due popolazioni erano dunque culturalmente molto eterogenee; nell’arco di un secolo però molti Longobardi si convertirono al cattolicesimo, persero la loro lingua, adottarono codici scritti per le leggi, e vi fu sotto molti aspetti un mescolamento tra i due gruppi. Quali fossero però i rapporti nel tempo con le popolazioni italiche, quanto i due gruppi si siano fusi e che tipo di gerarchie vennero stabilite è ancora poco noto, ed è soprattutto su questo che la ricerca ha inteso indagare.

I reperti analizzati si riferiscono alla prima fase dell’occupazione: il cimitero ungherese risale alla terza metà del VI secolo d.C., e fu in uso per un periodo breve di circa 20 o 30 anni, indicando così la forte propensione alla mobilità di tale popolazione; il cimitero italiano invece risale a un’epoca che va dalla fine del VI fino all’VIII secolo, e vi sono state studiate tombe datate tra il 580 e il 630.

La ricerca suggerisce che i Longobardi mantennero una preminenza sociale sulle popolazioni locali, ma che non vi fu il mescolamento con esse che ci si sarebbe potuto aspettare. I gruppi di entrambi i cimiteri avevano infatti un genoma molto simile a quello del Nord Europa, ma vi erano anche individui con genoma più simile a quello delle popolazioni del Sud Europa. Gli individui più simili al genoma nordeuropeo occupavano in ogni caso una posizione dominante. Ciò è indicato sia dal tipo di alimentazione – molto più ricca e proteica – sia dalla posizione e dal corredo funerario delle tombe, ove spade, brocche e scudi per gli uomini e gioielli per le donne sono attribuibili a individui legati geneticamente al Nord Europa.

Il forte legame tra stirpe – patrimonio genetico – e cultura materiale suggerito dalla ricerca andrà approfondito con altri studi analoghi in altre località: mentre infatti numerosi sono gli studi genetici sui nostri antenati preistorici, queste metodologie sono ancora poco applicate all’ambito storico.

 

Crediti immagine: I, Sailko [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC BY-SA 3.0  (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons

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