23 luglio 2015

Classico in pillole: Dovlatov, una guida all'assurdo nel Parco Puškin

Sergej Dovlatov, Il Parco Puškin , Sellerio, pagine 197, 9 euro

 

Vodka e birra «“Desidero cento grammi di vodka, una birra e due sandwich”».

 

Amicizia e genio «Io scorrevo i diari di Aleksej Vul'f: di Puškin parlava bonariamente, a volte con indulgenza. Si sa, se ci si avvicina troppo si comincia a vedere male. Chiunque capisce che anche un genio deve pur avere degli amici. Ma chi è disposto a riconoscere che un suo amico è un genio?».

 

Vita da scrittori «Persino il tuo amore per le parole è folle, insano e patologico: è un falso amore. È solo un tentativo di giustificare la vita che conduci. E tu conduci la vita di un letterato famoso, senza minimamente disporre delle prerogative indispensabili... Uno con i tuoi vizi come minimo deve essere Hemingway».

 

Artista a spese degli altri «Non si può essere un artista a spese degli altri... È una vigliaccata! Parli tanto di nobiltà, ma intanto tu stesso sei un uomo freddo, crudele, opportunista».

 

Letteratura e probabilità « “Vuoi scrivere un gran libro? Su cento milioni di persone soltanto uno ci riesce”».

 

Miseria e soldi «Se hai i soldi, sopportare la miseria è così facile...».

 

Primo bicchiere «Qualche volta Mitrofanov e Potockij mi proponevano una bevuta. Rifiutavo. Non mi costava una grande fatica. Resisto facilmente al primo bicchiere. Il problema è che non riesco a fermarmi. Il motore è buono, sono i freni che sono un disastro».

 

Pigrizia «Perfino quando dormiva si notava quanto era pigro».

 

Vita da libero artista e il gatto Isaia «Conducevo una vita da libero artista. Cioè non avevo impiego, guadagnavo col giornalismo e dando forma letteraria alle memorie dei generali dell'Armata rossa. Le finestre del mio appartamento davano sui cassonetti della spazzatura. Una scrivania, un divano, un manubrio coi pesi, un grammofono “Tonus” (...però, bel cognome per un direttore commerciale); una macchina da scrivere, una chitarra, una foto di Hemingway, alcune pipe in un bicchiere di ceramica; una lampada, un armadio, due sedie dell'epoca dei brontosauri e infine il gatto Isaia, da me profondamente stimato per la sua discrezione: a differenza dei miei migliori amici e conoscenti, si era sempre sforzato di avere un comportamento degno di un essere umano».

 

Problemi e scrittori «“Verso la trentina un artista deve avere risolto tutti i suoi problemi. Eccetto uno: come scrivere”».

 

Carpe «Nel frattempo il pittore si era calmato. Si era messo a mangiare il gefilte fish esclamando di tanto in tanto: “Straordinaria 'sta carpa! Me la sposerei e ci farei tre figli...».

 

Reporter e silenzio «Il giornalismo riguarda lo stile, le idee, i problemi... Un reporter invece descrive i fatti. Per un reporter la cosa principale è non mentire. In questo risiede il pathos del suo lavoro. Per un reporter il massimo dello stile è il silenzio: contiene il minimo possibile di menzogne».

 

Superficialità «Come tutti gli uomini superficiali non ero tipo particolarmente cattivo. Avevo cominciato a ravvedermi e a scherzare».

 

Tipologie di fidanzati « “Ci sono due tipi di fidanzati: i degenti e gli ambulatoriali. Io, ad esempio, sono un ambulatoriale”».

 

Amore e normalità «A dire la verità non ho neppure idea di cosa sia l'amore. Mancano radicalmente dei criteri. Un amore infelice, ancora lo capisco. Ma se tutto è normale? Secondo me è una cosa che suscita perplessità: nella percezione della normalità c'è una sorta di maleficio. Del resto il caos è ancora più spaventoso...».

 

Debiti «Ben presto i miei debiti avevano superato il limite oltre il quale subentra l'indifferenza».

 

Puškin e la fine da romanzo di appendice «Le raccontavo di quel piccolo uomo geniale in cui così felicemente avevano convissuto Dio e il diavolo. Di quell'uomo che si era librato così in alto, cadendo poi vittima dei banali sentimenti terreni. Che aveva composto dei capolavori ed era morto come il protagonista di un romanzo di appendice».

 

Scrittori e galera «“E che mi mettano dentro. Se la letteratura è un'occupazione reprensibile, il nostro posto è in galera... E comunque gli scrittori non li arrestano più”».

 

Lingue straniere « “In una lingua straniera perdiamo l'ottanta per cento della nostra personalità. Restiamo privi della capacità di scherzare, di ironizzare. Basta già questo a terrorizzarmi”».

 

Censura e alcol «“La censura mi induce al dissenso alcolico!... Su, beviamo all'abrogazione della censura!”».

 

Parco Puškin «Eppure a Puškin hanno dedicato un Parco. Con quaranta guide. E tutte quante lo amano alla follia... Viene da chiedersi, ma dov'erano prima tutti questi estimatori?... E adesso chi è che disprezzano serenamente?».

 

Magie e bicchieri «Io con gesto ospitale reclinai la bottiglia. Nelle sue mani come per incanto comparve un bicchiere».

 

Vodka «Per gli altri la vodka è la festa. Per me è la cupa quotidianità».

 

Vino e vasi sanguigni «Cominciavo a sentire l'effetto dell'alcol. Il vino azerbaigiano vagava nei miei vasi sanguigni».

 

Delatori da Kulunda « “Da ragazzino per poco non finivo dentro. Di fatto il Kgb mi ha salvato. Mi hanno dato i documenti per l'Università. Adesso mi hanno promesso la residenza in città. Non lo sai che vengo da Kulunda? C'è poco da divertirsi laggiù”».

 

Il Kgb, il kolchoz e la vodka «“Credi che il Kgb non noti il casino in questo paese? Il Kgb nota tutto meglio dell'accademico Sacharov. Ma dov'è una soluzione realistica? Dove? Nel ripristino del capitalismo?... Supponi che io abbia letto la tua amata letteratura clandestina. Di porcherie non c'è n'è meno che sulla 'Pravda'. Solo che è tutto al contrario. Dove era bianco, là è nero, dov'era nero là è bianco... Prendiamo ad esempio la questione agricola. Supponiamo che si possano prendere i kolchoz ed eliminarli. Restituire la terra ai contadini eccetera, eccetera. Ma chiediti che cosa ne pensano i contadini. La vogliono la terra o no?... Col cazzo che gli serve questa terra di merda! Chiedilo al coglione logorroico. Fai un giro dei villaggi attorno al Parco. Solo il vecchio Tima si ricorda come si attacca il cavallo. Si sono dimenticati cos'è la semina stagionale. Non sono più capaci di cuocere del normalissimo pane... Ma se qualsiasi contadino la sua terra se la vende per un quartino! Per non dire di mezzo litro...”».

 

Follia e normalità «La follia sta diventando la norma. La normalità dà la sensazione del miracolo».

 


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