08 marzo 2016

Classico in pillole: Sartre, Il muro

Jean-Paul Sartre, Il muro, Einaudi, pagg. 209, euro 10.50 traduzione di Elena Giolitti

 

Dal racconto Il muro

 

Cose naturali «Naturalmente ero del suo parere, tutto ciò che diceva avrei potuto dirlo anch'io: non è una cosa naturale morire».

 

Spagna ed eternità «Questo mi fece sorridere. Con quale ardore correvo dietro alla felicità, alle donne, alla libertà! Per che farne? Avevo voluto liberare la Spagna, ammiravo Pi y Margall, avevo aderito al movimento anarchico, avevo parlato in comizi: avevo preso tutto sul serio, come se fossi stato immortale».

 

Cambiali per l'eternità «Avrei voluto potermi dire: è una bella vita. Ma non si poteva formulare un giudizio su di essa, era un abbozzo; avevo passato il tempo a rilasciar cambiali per l'eternità, non avevo capito niente».

 

Dal racconto Erostrato

 

Scambi «Gli montiamo sopra, è vero, ma loro ti divorano il basso ventre con quella grande bocca pelosa e, a quel che ho inteso dire, son loro che ci guadagnano, in questo scambio».

 

Donne mature «C'era pure, in via Odessa, una bruna che avevo notato spesso, un po' matura ma soda e grassotta: non mi dispiacciono le donne mature: quando sono svestite sembrano più nude delle altre».

 

Diamanti neri «Quanto a me che, sin allora, non avevo mai sentito parlare di Erostrato, la sua notorietà mi incoraggiò. Erano più di duemila anni che era morto e il suo gesto brillava ancora, come un diamante nero. Cominciai a credere che sarebbe stato tragico a breve».

 

Dal racconto Intimità

 

Com'è sporco l'amore «I curati sono morbidi come le donne con le loro sottane e pare che portino le calze. Quando avevo quindici anni avrei voluto sollevare pian piano la loro veste e vedere le loro ginocchia d'uomini e le loro mutande, mi pareva buffo che avessero qualcosa tra le gambe; con una mano avrei preso la loro veste e l'altra gliel'avrei scivolata su per le gambe fino a dove so io, non che mi piacciano tanto le donne ma un arnese d'uomo quando sta sotto una veste è delicato, è come un grosso fiore. Quello che c'è è che in realtà non si può mai prenderlo in mano: se almeno potesse star fermo, ma comincia a muoversi come una bestiola, s'indurisce, mi fa paura, quando è duro e così dritto per aria è brutale; com'è sporco l'amore».

 

Capelli sotto le braccia «Lulù sorrise perché pensava al suo fratellino Roberto che un giorno che lei era in sottoveste le aveva detto: - Perché hai dei capelli sotto le braccia?»

 

Saperci fare «Ma si capisce ha finito per turbarmi,a forza di smaneggiamenti, ci sa fare: ho orrore dei tipi che ci sanno fare, preferirei andare a letto con uno vergine. Quelle mani che vanno diritte dove si deve, che sfiorano, che premono un poco, non troppo... ti pigliano per uno strumento che sono orgogliosi di sapere suonare».

 

Scopi «Dio mio, dire che questa è la vita, che per questo ci si veste, ci si lava e ci si fa belle e tutti i romanzi sono scritti su questo e ci si pensa tutto il tempo e finalmente ecco che cos'è, si va in una camera con un tizio che mezzo ti soffoca e che per finire ti bagna la pancia».

 

Dal racconto Infanzia di un capo

 

Rimpianger d'esser nato «Si ricordò le sue preoccupazioni di fanciullo, la sua lunga sonnolenza, ed esse gli apparvero sotto una luce nuova: in fondo non aveva mai smesso di sentirsi impacciato dal peso della vita, da questo dono voluminoso e inutile, e l'aveva portato tra le braccia senza sapere che farne né dove deporlo. “Ho passato il tempo a rimpianger d'esser nato”».

 


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