10 giugno 2015

Classico in pillole: Vasilij Grossman, viaggio in Armenia

Vasilij Grossman, Il bene sia con voi!, Adelphi, 253 pagine, 11 euro Traduzione di Claudia Zonghetti

 

Paradisi e deserti «Il mio compagno di scompartimento, a capo di un qualche cantiere, non fa che paragonare la fertilità della Georgia, un paradiso, ai sassi dell'Armenia».

 

Follie di cuori femminili «E la varietà dei volti è il riflesso delle notti che i vincitori hanno trascorso nelle case dei vinti, per secoli, per millenni. È la narrazione delle follie dei cuori femminili che hanno smesso di battere migliaia di anni fa, il racconto della passione di soldati ubriachi eccitati dalla vittoria, della tenerezza infinita di un Romeo forestiero per una Giulietta armena».

 

Barzellette russe sugli armeni «E mi vengono in mente i cliché sugli armeni del repertorio russo e non solo, le barzellette armene, sciocche e incredibilmente salaci. Gli armeni che sono ottusi, pederasti, attaccati al denaro, che sono i ridicoli protagonisti delle barzellette russe».

 

Tipi armeni «Che cos'hanno in comune la vita, il destino, il dolore, la speranza di un vecchio pastore che vive sulle pendici dell'Aragac e quelli di una giovane dottoranda che sente nostalgia per il suo fidanzato moscovita, scrive una tesi sulla letteratura francese del diciottesimo secolo e aspira a comprarsi una pelliccia sintetica».

 

Carattere nazionale «È molto importante capire origini e conseguenze delle cose. Il carattere nazionale esiste, certo, ma non è il fondamento della natura umana, bensì il suo colore, il modo in cui essa risuona».

 

Valigie «In una mano avevo una valigia piuttosto pesante – sarei rimasto in Armenia un paio di mesi -, nell'altra un sacchetto con un manoscritto che pesante lo era davvero: la traduzione interlineare dell'epopea sulla costruzione di una fonderia di rame, opera di un importante scrittore armeno».

 

Cortili interni «I cortili interni! Non le chiese o gli edifici governativi, non le stazioni, né il teatro o la Filarmonica e nemmeno i tre piani dei grandi magazzini, ma i piccoli cortili interni sono l'anima, il cuore di Erevan... Tetti piatti, scale, scalette, piccoli corridoi e balconcini, terrazzi e terrazze, platani orientali, fichi, viti rampicanti, tavolinetti, panchette, passaggi, gallerie – che armoniosamente si fondono in un gioco di dentro e fuori, di fuori e dentro...».

 

Città e mente «Intanto io, signore e creatore, passeggio per Erevan, la costruisco nel mio cuore, quella città che a detta degli armeni è vecchia di duemilasettecento anni, quella città che fu invasa da mongoli e persiani, che fu meta dei mercanti greci e delle armate di Paskevič, quella città che nemmeno esisteva, tre ore fa».

 

Felicità e defecatio «Il tram raggiunge il capolinea, nessuno mi impedisce di scendere. Mi precipito verso gli spiazzi deserti, mi nascondo tra fossi e ghiaioni... Sensazione di felicità... C'è bisogno che la descriva? Da millenni poeti e scrittori cercano di mettere sulla carta che cosa sia, la felicità... Dirò soltanto che non era la felicità orgogliosa del creatore, del pensatore che con la sua ragione onnipotente ha costruito una realtà unica e irripetibile. Era la felicità sommessa che possono provare la pecora, il bue, l'uomo, il macaco. Dovevo arrivare fino all'Ararat per sperimentarla?».

 

Pigmei «Ma in certe situazioni si è portati a non stimare troppo il proprio valore. E dunque mi immaginai una spiegazione ancora più amara: la colpa non era delle mie disgrazie, ma della mia assoluta nullità come scrittore e come essere umano... Sei un pigmeo, solo un pigmeo, che cosa pretendi?».

 

Ricordi «Martirosjan non si ricordava di Mandel'štam. Gli chiesi espressamente di telefonare ad alcuni poeti della generazione precedente, ma anche loro ignoravano che Mandel'štam fosse stato in Armenia e non avevano letto il ciclo dei suoi versi armeni. Martirosjan aveva qualche ricordo di un uomo magro, dal naso pronunciato, poverissimo, al quale aveva offerto un paio di volte la cena e del vino, e che dopo aver bevuto aveva recitato dei versi. Sicuramente si trattava di Mandel'štam. I ricordi relativi al soggiorno della signora del Litfond erano molto più precisi».

 

Lavaš «Il moscovita si era goduto lo spettacolo dell'anziana donna che roteava – roteava, sì – l'impasto nell'aria. Gettava in alto la sfoglia e la riafferrava con le mani tese, allargando le dita, ed era il peso stesso dell'impasto a ridurre lo spessore a una sfoglia sottile. Il forestiero si beava di quei gesti fluidi e rapidi, sapienti e sicuri come un'antica, bellissima danza. Ed era davvero antica, quella danza, antica quanto il pane. Tutta scarmigliata nel suo giaccone imbottito e lacero, la vecchia settantenne sentì subito che quel forestiero giunto da Mosca con i suoi capelli grigi e gli occhiali era affascinato dal modo in cui lei stendeva l'impasto e cuoceva il lavaš».

 

Bellezze armene «Astra è molto bella. Mi ha fatto tornare in mente il racconto di Čechov, Bellezze. La locanda è ormai lontana, il silenzio regna sovrano, il cocchiere si gira all'improvviso e dice al viaggiatore Čechov: “Quel vecchio armeno aveva proprio una bella figliola...”»

 

Risse e pugnali «E il motivo della rissa era il seguente – il camionista era arrivato sul suo camion, con la fidanzata, dal lago azzurro di Sevam: volevano bere qualcosa e mangiare il famoso ljulja-kebab di Karapet-aga, insomma volevano divertirsi un po'. Aramais, il marito di Astra, stava bevendo con gli amici al tavolo accanto al loro. Se la prese con la donna: sei sposata e te la fai coi camionisti, disse. Il camionista si offese, gli diede un pugno in faccia, Aramais prese il pugnale finlandese e lo sgozzò».

 

Giorni inquieti in una quieta casetta «Lui e la vecchia moglie finiscono i loro giorni inquieti in una quieta casetta. In gioventù Sakris'jan era stato un importante esponente del partito e aveva persino incontrato Lenin quando questi viveva ancora all'estero, in esilio; poi, però, lo avevano accusato di essere una spia turca, lo avevano picchiato a sangue e spedito in un lager siberiano, dove era rimasto per diciannove anni».

 

Cognac, uva e spiedini «Gli ubriachi fanno gli smargiassi: la nostra Džermuk è meglio della georgiana Boržom e il formaggio sulguni l'hanno inventato gli armeni. Il cognac armeno non ha eguali, e non importa che cognac sia una parola francese: l'uva armena è la più dolce del mondo. E ai georgiani gliel'hanno insegnato gli armeni come si cuoce uno spiedino; anzi, a voler essere onesti, i georgiani non l'hanno ancora imparato!».

 

Lago Sevan «A questa altitudini l'acqua sembra avere poco di terreno, sembra essersi staccata, sfaldata dalla volta celeste, e così in alto che più che al livello del mare è vicina a quello del cielo. Ed è persino strano che in quell'acqua azzurra, trasparente e fredda vivano dei pesci; verrebbe da credere che sotto lo specchio del Sevan volino uccelli».

 

Goethe e i giorni felici «Goethe ha detto di aver contato undici giorni felici in ottant'anni su questa terra».

 

La strada per Diližan «La strada per Diližan è molto bella».

 

Brande e fili spinati «Gli esseri umani si abituano a qualunque cosa – al mare, al cielo stellato del Sud, all'amore, alla branda di una galera e al filo spinato del lager».

 

Modestia del creato «Qui entra in gioco la modestia del creatore che creò il mondo d'impulso e lo diede subito alle stampe senza rivedere le minute! Quante contraddizione e lungaggini, quanti refusi e incongruenza nella trama, quanti personaggi inutili».

 

Natura e natura umana «L'angoscia dell'animo umano è tremenda, inestinguibile, non è dato placarla, è impossibile sfuggirle, al suo cospetto nulla possono nemmeno i placidi tramonti di campagna, lo sciabordio del mare eterno e la dolce città di Diližan. Nemmeno Lermontov placò la sua inquietudine alle pendici del Mašuk. Il silenzio non salva dallo scricchiolio stridulo dell'angoscia, non basta la frescura della montagna a spegnere il catrame che arde le viscere, e non basta vivere nella splendida città di Diližan per richiudere la breccia sanguinante che si ha dentro. E chissà se una vecchia sfollata come Rachil' Semënovna avrà dormito notti tranquille qui, o se invece se le avrà passate piangendo».

 

Genocidio e matrimoni «La madre dello sposo, una donna anziana e alta con il viso emaciato, abbraccia Martirosjan – si scambiano un bacio e scoppiano a piangere. Non piangono perché il figlio si sposa e lascia la madre, piangono perché infinite sono le perdite e le sofferenze toccate in sorte agli armeni, perché non si può non piangere sulla fine tremenda dei propri cari durante il massacro armeno, perché non c'è gioia al mondo che possa far dimenticare la sofferenza di un popolo e la terra sorella che si estende sull'altro versante dell'Ararat».

 

Alcol in Armenia «È così che si beve in Armenia: il fuoco dell'alcol spegne il fuoco del piccante».

 

Vodka e spirito «Dopo i dolori di stomaco della notte prima la vodka fa subito effetto, uno splendido effetto. Come capita allo scultore che lavora la pietra – tutto il superfluo si stacca e viene via – lo scalpello libera l'essere vivente che vi era celato».

 

Ancora le viscere «Non ci arriverò al paese della sposa, lo sento. Ho le viscere in subbuglio per colpa di una forza tremenda che sfugge al controllo della patetica volontà. La tigre dagli artigli di acciaio è uscita allo scoperto, e nessuno può opporsi ai muscoli tremendi della bestia rabbiosa. Proprio così, i pomodori e i cetrioli marinati hanno fatto la loro parte».

 

Fallimento «Mi torna in mente un letterato moscovita che non mi stima affatto; i falliti sono la razza peggiore fra gli uomini, dice, e per lui io sono il tipico rappresentante dell'eterno letterato fallito. Che abbia ragione?, penso».

 

Bilanci «È probabile che molte cose le abbia dette malamente, non come avrei dovuto ».

 


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