31 luglio 2015

Classico in pillole: il borghese piccolo, piccolo di Cerami

Vincenzo Cerami, Un borghese piccolo piccolo, Mondadori, pagine 123, 8 euro

 

Pasolini e Calvino «Questa presentazione al libro aveva promesso di scriverla Pier Paolo Pasolini: voleva essere lui a tenere a battesimo il primo romanzo del nuovo scrittore. Nessuno meglio di lui avrebbe saputo mettere in valore questo quadro d'una Roma feroce, ques'tindagine molecolare d'un mondo in cui un processo di omogeinizzazione sociale e culturale si compie in un deserto di valori. E nessuno meglio di lui avrebbe saputo dare una definizione esatta di questo stile diretto e spoglio, che non si allontana mai dall'oggettività visuale e dalla soggettività elementare del personaggio, ma che ogni tanto si allarga a evocare i colori e gli umori dell'aria e si carica di grumi espressivi inaspettati» (dalla prefazione di Italo Calvino).

 

Avvenire «Un giovane in gamba per davvero pensa al suo avvenire, a nient'altro che a quello e lascia che gli altri si impicchino».

 

Ragionieri «“Io e tua madre siamo contenti così: il nostro unico figlio l'abbiamo fatto diventare ragioniere. Cosa vogliamo di più?!”»

 

Sacrifici «Parlarono a lungo di soldi, di case e di famiglie che vengono messe su con sacrificio. Dettero fuoco al cassetto di un vecchio comò e si cucinarono il pesce».

 

Alle porta di Roma «Il viaggio fino alle porte di Roma filò liscio liscio; al di là degli alberi sfilarono prima le stalle, i casolari e poi, sempre più frequenti, qualche casa e delle palazzine».

 

“Cronaca vera” e acqua tiepida «La signora Amalia Vivaldi entrò nella stanza con la sua solita aria truce, gettò “Cronaca vera” su una sedia e si mise a succhiare dal becco di un fiasco di acqua tiepida».

 

Imprecazioni «Sbraitava contro il traffico, contro i pedoni; premeva sul clacson con furia, distribuiva insulti violenti a tutti quelli che pensava volessero intralciargli la strada; se la prendeva col Comune, con l'Anas, col Governo, con l'Italia, con tutti insomma».

 

Contadini e burocrati «Lui da contadino abruzzese morto di fame era diventato, col tempo, un burocrate del Ministero».

 

Intellettuali ministeriali «Gli intellettuali: si potevano facilmente riconoscere perché si muovevano per gli uffici sempre col “Tempo” e il “Messaggero” sotto il braccio o dentro la tasca della giacca».

 

Ordini « “Bene... fatti massone” gli ordinò il capufficio».

 

Vent'anni «Si sentiva bene, pieno di energia. Qualsiasi persona che sia fisicamente a posto può veramente credere di avere vent'anni. E per Giovanni fu così, anche se la sensazione durò poco. Innestò con violenza la marcia e partì di gran furia, senza guardare avanti, bensì verso le belle e bianche gambe di una ragazzina in minigonna».

 

Ragazzine «Mandò un fischio di apprezzamento, accompagnato da una smorfia e seguito da un lurido insulto. La ragazzina gli spernacchiò dietro e lui rispose con un rutto profondo».

 

Mussolini massone «Ma fu il quarto opuscolo a eccitare Giovanni: raccontava una serie di episodi veramente accaduti e testimonianze di questo o quel massone. Lesse con avidità in che modo questo o quel massone poté affermarsi nella sua arte e nella sua professione grazie alla fratellanza degli adepti che lo aiutavao perfino a sua insaputa. Insomma uno si trovò ministro, l'altro assessore, senza rendersi conto che, dall'altro della suprema scala massonica, qualcuno preparava costantemente il terreno per questa escalation. Si faceva anche il nome di Benito Mussolini che poi – a quanto diceva una nota – avrebbe tradito i suoi benefattori». 

 

“Cronaca vera” e consolazioni «La signora Amalia si interessava solo delle cose cattive che succedono a questo mondo. Così trovava un pizzico di consolazione e di significato nella sua vita spenta che, tutto sommato, aveva però almeno il merito – fino a quel momento – di non essere stata sconvolta da terribili tragedie ».

 

Amaro Averna «Era la prova della Morte. Giovanni doveva mostrare di essere pronto a morire se il sacrificio estremo gli fosse stato richiesto dalla autorità massoniche. Ma trattandosi di un rituale simbolico, invece di bere un nauseabondo e potentissimo veleno, doveva avere il coraggio di mandare giù dell'Amaro Averna».

 

Fatti di cronaca «Giovanni viveva un fatto di cronaca nei panni del protagonista, un fatto simile a quelli che era abituato a commentare in ufficio o a letto, alla sera, con la signora Amalia».

 

Fil di ferro «Giovanni tagliò ancora un buon metro di fil di ferro e prese il giovane alla gola, gli inchiodò la nuca alla trave con tre, quattro giri. Annodò dietro ben stretto con le pinze. E più girava e più il volto dell'assassino si gonfiava, strozzato nelle vene del collo dal fil di ferro. Finalmente si fermò».

 

Forfora «Il dottor Spaziani, dietro la sua bella scrivania, chino col naso sulla copertina nera di un quaderno, le mani in mezzo ai capelli grassi e scomposti, era tutto intento a far piovere la forfora».

 

Minzione «Come sono piccoli gli uomini!... Che defecano, mingono, fanno di queste cose e poi vanno all'altro mondo».

 


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