02 aprile 2013

Come nasce un Maestro del brivido

Alfred Hitchcock, il Maestro del brivido, autore di alcune delle sequenze più inquietanti (e celebri) del grande schermo, unanimemente considerato una delle personalità più significative del panorama cinematografico (tanto da diventarne, anche grazie alla sua particolare fisicità, una delle icone più venerate), era un uomo profondamente innamorato. Era infatti legato da una lunga, appassionata e intensa storia a sua moglie Alma Reville, una donna energica, forte ed emancipata, che non a caso sarà anche la sua collaboratrice professionale. Oggi, a gettare uno sguardo più profondo sui particolari di questa relazione, arriva nelle sale il film Hitchcock (in uscita il 4 aprile in Italia), biopic incentrato sulla realizzazione di quello che potremmo definire il manifesto poetico del regista inglese: Psycho . Il film, diretto nel 1960, fu forse l’avventura cinematografica più coraggiosa che Hitchcock condivise con Alma Reville, e indubbiamente uno dei film più controversi nella vasta produzione dell’autore: una pellicola tumultuosa, tormentata, per molti tratti segnata da eventi incredibili, destinata a cambiare tutti i successivi canoni che avrebbero definito non solo il film horror, ma anche il film d’autore. Hitchcock racconta la gestazione travagliata della pellicola, non tralasciando di menzionare tutti i dettagli che contribuirono, negli anni successivi, a consacrarne la leggenda: non solo il dietro le quinte del film che rese celebre Anthony Perkins, ma anche le telefonate ossessive e le strane lettere che iniziarono a perseguitare l’attrice protagonista, Janet Leigh. Hitchcock (liberamente tratto dal libro Come Hitchcock ha realizzato Psycho di Stephen Rebello) ripercorre attraverso la finzione cinematografica (ma mantenendo un gusto tipicamente documentarista) tutte le fasi di produzione del film: le incertezze e le discussioni sulla sceneggiatura, l’originale lancio pubblicitario, il rapporto maniacale (votato al perfezionismo) che durante le riprese il regista seppe (e volle) stabilire con il cast (indistintamente attori e tecnici). Al suo fianco, Alma Reville diviene per il cineasta non solo un valido appoggio, ma anche l’orecchio fidato a cui confessare speranze e illusioni, dubbi e paure. Sotto la direzione di Sacha Gervasi, il processo di metamorfosi di Anthony Hopkins è indubbiamente sorprendente, tanto i vizi, i difetti, le bizzarrie, i talenti di Hitchcock vengono restituiti sul grande schermo con stupefacente naturalezza, svelandone non solo l’indubbio genio, ma anche un lato umano e creativo finora inedito.


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