21 novembre 2013

Come sconfiggere la malaria

Circa 660 mila morti all’anno e più di 200 milioni di malati in tutto il mondo. Questi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO), sono i numeri della malaria, una malattia che colpisce soprattutto nell’Africa Sub Sahariana e nell’Asia meridionale.

I viaggiatori dei Paesi occidentali che si recano nelle zone a rischio possono eseguire la profilassi antimalarica per proteggersi dal contagio, ma gli abitanti di queste regioni non hanno mezzi efficaci per difendersi dalla trasmissione del parassita che provoca la malattia, perché, nonostante gli sforzi, non esiste ancora un vaccino davvero efficace.

La scorsa settimana l’OMS ha lanciato la nuova "Malaria Vaccine Technology Roadmap"  per promuovere lo sviluppo di un vaccino in grado di ridurre del 75% i casi di malaria entro il 2030. Come ha spiegato Robert D. Newman, Direttore del WHO Global Malaria Programme "Vaccini sicuri, efficaci e accessibili potrebbero avere un ruolo fondamentale nello sconfiggere la malaria perché, nonostante tutti i recenti progressi e le importanti innovazioni nella diagnostica e nella terapia, il carico globale della malaria rimane inaccettabilmente alto". Al momento ci sono 27 vaccini candidati a diventare una realtà per sconfiggere la malaria ma uno solo, l’RTS,S/AS01 è in fase avanzata del percorso di sviluppo. Il problema reale è che chi vive in una zona a rischio necessita di interventi immediati e non può senz’altro aspettare fino al 2030, quindi al momento si stanno studiando delle soluzioni alternative per arginare il numero dei malati.

Una di queste è la chemioprevenzione stagionale della malaria “seasonal malaria chemoprevention” (SMC): una vasta campagna per prevenire la malaria, somministrando ai bambini africani i farmaci normalmente usati per trattare la malattia. Quasi 1,2 milioni di bambini sani provenienti dal Mali, Togo, Ciad, Niger, Nigeria e Senegal hanno ricevuto questi farmaci durante la stagione delle piogge, che è il periodo più a rischio per la trasmissione della malattia. Il principio è lo stesso della profilassi dei viaggiatori: piccole quantità di farmaco per inibire lo stadio ematico della malaria e bloccarne la diffusione nell’organismo. Le possibili controindicazioni di questo metodo sono facilmente intuibili. La malaria si trasmette esclusivamente attraverso la puntura della zanzara anofele ed è causata dai parassiti del genere plasmodium. Gli esseri umani possono essere colpiti da quattro specie di parassiti, il Plasmodium falciparum, il Plasmodium vivax, il Plasmodium malariae eil Plasmodium ovale e, come tutti gli organismi viventi, anche il plasmodio può subire delle mutazione che lo fanno deventare più resistente ai farmaci. Quando molte persone che vivono nello stesso ambiente vengono trattate con lo stesso farmaco che attacca il ciclo del plasmodio, è facile che ci siano delle mutazioni e si sviluppino delle resistenze, perché nel tempo si selezionano i ceppi che naturalmente diventano resistenti. Tutti i parassiti muoiono colpiti dal farmaco, tranne quelli resistenti, che possono proseguire indisturbati l’epidemia. Nel caso dei viaggiatori, il numero delle persone che assumono il farmaco è limitato, sia per durata che per tempo di esposizione, quindi è più difficile che portino alla selezione di organismi resistenti. Ma nel caso della SMC la situazione è un po’ diversa e gli effetti si sono già visti.

Sì, perché la SMC non è una novità e già negli anni ’50 David Clyde aveva provato a somministrare la pirimetamina agli abitanti dei villaggi in Tanzania. In un primo momento i tassi di malaria scesero, ma dopo cinque mesi di trattamento il 37% delle infezioni nei villaggi non rispondeva più al trattamento terapeutico.

Lo sviluppo di resistenze non è un problema da poco: se i malati diventano insensibili ai farmaci disponibili, non c’è modo di curarli ed è necessario aspettare la sperimentazione di nuove molecole per sperare di salvare i malati.

Questo è stato principalmente il motivo che ha limitato la diffusione della SMC, fino a quando Alassane Dicko, medico all’Università di Bamako in Mali, decise di provare a utilizzare una combinazione dei primi farmaci antimalarici per prevenire la malaria nei luoghi in cui la resistenza non era ancora diffusa. Il protocollo prevedeva l’utilizzo stagionale dei farmaci, solo nei bambini non infettati e in combinazione per cercare di evitare le resistenze.

Grazie a un finanziamento della Bill & Melinda Gates Foundation, che da anni opera per aiutare i Paesi in via di sviluppo, sono stati trattati quasi 200 mila bambini sotto i 10 anni, portando ad una riduzione dei casi di malaria di ben l’83% rispetto ai controlli. Dati molto promettenti, se confrontati a quelli dei vaccini in fase di sperimentazione .

Ora non resta che attendere per scoprire se l’utilizzo combinato eviterà (o meglio, rallenterà) davvero la selezione delle resistenze, ma, come sostengono le principali organizzazioni in campo sanitario, come la Cochrane Collaboration, l’OMS, le Nazioni Unite e altre organizzazioni di aiuto medico come Medici Senza Frontiere, non si può assistere impotenti all’infezione di così tante persone, senza mettere in atto tutte le misure disponibili per evitare la diffusione delle epidemie.

Questo mentre aspettiamo lo sviluppo di un vaccino efficace per sconfiggere definitivamente la malaria.


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