05 settembre 2013

Come si cercano le armi chimiche

Mentre gli ispettori dell’Onu cominciano a lasciare la Siria e a inviare i campioni raccolti nei diversi laboratori europei preposti all’analisi, continua il dibattito internazionale per capire se effettivamente siano state utilizzate o meno armi chimiche nei diversi attacchi delle ultime settimane e se siano state utilizzate dai ribelli o dai lealisti fedeli al regime di Bashar al-Assad.

Barack Obama e Anders Rasmussen, segretario generale della Nato, ormai non hanno più dubbi, ma gli alleati non sono della stessa opinione e pretendono prove certe prima di intervenire e di lasciarsi coinvolgere in quella che secondo il Vaticano rischierebbe di diventare una nuova “guerra mondiale”. 

I sostenitori dell'intervento armato parlano di prove quasi incontrovertibili dell’uso di gas nervino, sotto forma di VX, Soman e dell’ormai tristemente celebre gas Sarin. Secondo alcuni rapporti degli ispettori delle Nazioni Unite il governo siriano è accusato di aver usato cinque tipi di armi, due delle quali sono classificate come non letali, e una terza – il fosforo bianco – non è considerata un'arma chimica, ma è altrettanto nociva. Gli esperti credono che possano essere in possesso di altri agenti chimici volatili letali. Se fosse così, Assad avrebbe violato non pochi divieti del diritto internazionale, quella famosa linea rossa di cui tanto si parla ormai da decenni. Come ricorda anche il Bulletin of the Atomic Scientist, dal punto di vista legislativo vige da 20 anni il divieto della Chemical Weapons Convention, stipulata nel 1993, che ha messo al bando la produzione, il possesso e l'utilizzo di armi chimiche. Vi hanno aderito tutte le nazioni del mondo eccetto sette, tra cui Cuba, Egitto, Corea del Nord e, ovviamente, Siria. Nel 1995, 17 paesi erano stati additati come sospetti, secondo fonti citate dall’Office of Technology Assessment: Iran, Iraq, Libia, Siria, Corea del Nord, Taiwan, Israele, Egitto, Vietnam, Laos, Cuba, Bulgaria, India, Corea del Sud, Sudafrica, Cina e Russia. 

Secondo Medici Senza Frontiere, la mattina del 21 agosto in tre ospedali del governatorato di Damasco supportati dall’associazione sono stati ricevuti 3600 pazienti con sintomi quali convulsioni, eccesso di salivazione, pupille ristrette, visione offuscata e difficoltà respiratorie. Sul web girano già diversi video che mostrano nei civili, molto spesso bambini, pupille apparentemente ristrette, segni di asfissia, rigidità muscolari e movimenti spasmodici. Tutti segni tipici dell’utilizzo di armi chimiche.

Le armi chimiche possono generare effetti a lungo termine sulla popolazione, provocando la diffusione di patologie e malformazioni. Gli effetti nell’aria rimangono a lungo, a seconda del tipo di agente chimico utilizzato, quindi si può verificare se siano state impiegate anche a qualche settimana di distanza. Lo ha spiegato alla stampa Paola Manduca, docente di genetica all'Università di Genova, e coordinatore del New Weapons Committee, un gruppo di ricercatori che si occupa di studiare gli effetti a lungo termine dell'impiego di armi non convenzionali sulle popolazioni.

Ma quali sono le armi chimiche che potrebbero essere state utilizzate in territorio siriano, e quali metodi scientifici si possono usare per appurarlo?

 

Sarin (GB): è forse il gas nervino più conosciuto. È stato sviluppato in Germania nel 1938 e inibisce l'azione dell'enzima acetilcolinesterasi e i segnali di attivazione delle cellule nervose. L'intossicazione da Sarin provoca spasmi dei muscoli volontari e involontari, compresi quelli coinvolti nella respirazione e nel battito cardiaco, e porta alla morte per asfissia. L'uso di questo gas durante la guerra civile è altamente probabile, ma non confermato, dato che i campioni di tessuto che lo proverebbero potrebbero essere stati alterati.

 

Soman (metilfosfonofluoridato di trimetilpropile - GD): è un altro potente e letale agente nervino. È d'origine sovietica e possiede una variante più "maneggevole" del Sarin. È un liquido estremamente stabile, che profuma leggermente di canfora o di frutta. È circa 10 volte più tossico del Sarin.

 

Tabun (GA): è stato il primo tra i gas nervini a essere sintetizzato e la sua creazione risale al 1934 in Germania. È un liquido limpido, inodore e incolore, solubile in acqua, dove libera acido. È, quindi, oltre che un nervino, anche un classico tossico generale.

 

VX: è tra gli agenti nervini più potenti. Si presenta come un liquido incolore, o con colorazione tendente al giallo paglierino, inodore e di consistenza oleosa. VX è dotato anche di una certa persistenza nel suolo, 2-6 giorni che possono prolungarsi anche a un mese in condizioni di tempo freddo.

 

Cloro (Cl): è un agente chimico di soffocamento, usato per la prima volta dai tedeschi durante la prima guerra mondiale e diventato subito obsoleto in campo militare perché reso inefficace dall'uso di maschere antigas. Un disertore dell'esercito siriano avrebbe ammesso che il cloro è stato usato durante la guerra civile e nell'attacco del 19 marzo 2013 al villaggio di Khan al-Assal. Anche in questo caso non esistono prove certe.

 

3-chinoclidinile benzilato (Bz): deriva dalla belladonna. Non uccide, ma compromette le capacità cognitive per i suoi effetti anticolinergici, tra cui il blocco dei neurotrasmettitori. L'intossicazione da Bz provoca una percezione alterata della realtà e un mescolamento dei segnali sensoriali. È stato inventato nel 1951 e standardizzato per l'attività militare nel 1961. Alcune fonti dubbie sostengono che sia stato utilizzato nel distretto di Homs, in Siria orientale, nel 2012. Ma nessuna delle vittime dell'attentato ha mostrato sintomi dell'esposizione a Bz.

 

Malononitrile o-clorobenzilidene (CS): è stato sviluppato nel 1928 da due scienziati statunitensi, Ben Corson e Roger Stoughton, ed è l'agente antisommossa attualmente più usato. Soprattutto perché non è letale (in quantità non eccessive) e genera danni di breve durata, curabili senza necessità di trasferire gli intossicati in ospedale. Alla luce di queste caratteristiche, qualcuno ritiene giustificabile il suo utilizzo durante una sommossa. Se ne è servito sicuramente anche Assad, come d'altronde gran parte delle forze di sicurezza in tutto il mondo.

 

Fosforo bianco (WP): si tratta di un'arma incendiaria, capace di sviluppare alte temperature e di penetrare la pelle umana fino ad arrivare agli organi. In qualche modo, questa sostanza è riuscita a eludere la classificazione come arma chimica nella legislazione, e nessun trattato ne impedisce formalmente l'uso. È stato usato in Siria il 6 dicembre 2012 e (forse) il 23 dicembre 2012, ma nessuna prova è stata resa pubblica per confermarlo. Altre fonti sostengono che anche l'esercito dei ribelli ne abbia fatto uso nel 2013.

 

Iprite: è un agente chimico volatile molto potente conosciuto come “gas mostarda”. Tecnicamente è conosciuto come tioetere del cloroetano, liquido di color bruno-giallognolo dall’odore di aglio o senape. È una sostanza persistente. Penetra velocemente nella pelle e provoca drammatiche piaghe, danni gravissimi all'apparato respiratorio ed all'apparato ematopoietico. Non è raro anche incorrere in cecità.

 

Fosgene: si tratta di un agente chimico utilizzato nelle produzioni industriali per creare oggetti in plastica e pesticidi. Nella prima guerra mondiale ha causato più morti di qualsiasi altra sostanza chimica. Esposizioni per un lungo periodo di tempo possono causare la formazione di liquido nei polmoni, respiro affannato e, infine, insufficienza cardiaca.

 

Secondo gli esperti non tutte queste armi chimiche potrebbero essere state usate in queste settimane sui civili siriani, ma le probabilità per alcune di queste sono molto alte. I risultati delle analisi dei campioni raccolti dagli ispettori ONU non si avranno subito. Alcuni dei campioni raccolti dagli ispettori verranno analizzati in un laboratorio nella parte settentrionale della Svezia. Secondo l'esperto di armamenti Ake Sellstrom l'analisi verrà effettuata presso il Laboratorio di Ricerca della Difesa svedese di Umea, ma richiederanno due settimane.

Secondo Manduca le armi chimiche di cui si parla in questi giorni lasciano nelle vittime tracce che si possono evidenziare con test analitici. Esistono laboratori portatili capaci di fare le analisi. Gli ispettori delle Nazioni Unite effettuano due tipologie di test: in situ e off-site, quindi in uno dei venti laboratori dislocati in diverse zone d’Europa. Uno dei vantaggi delle analisi off-site è che le apparecchiature sono di solito più avanzate. Molto spesso gli esperti combinano entrambi i risultati. In questo caso gli ispettori hanno prelevato i campioni, dividendoli in otto parti, che vengono poi sigillate per evitare contaminazioni. Due degli otto microcampioni vengono analizzati in loco, un’altra parte va all’ispettore di Stato e una quarta viene spedita in uno dei laboratori. Ogni campione viene pesato più volte prima e dopo la spedizione per garantire che non venga manomesso nel processo di analisi.

Le prove poi vengono sottoposte a un gascromatografia-spettrometria di massa (GC-MS), che scompone il campione nelle sue varie componenti chimiche. In seguito si effettua una ricerca su un database contenente oltre duemila sostanze chimiche ed esse si confrontano con i campioni. Decisive saranno le indagini sui campioni quali urina e sangue delle vittime e dei superstiti.

Nel caso del Sarin, gli agenti chimici spariscono dall’aria nel giro di 29 settimane. Gli esperti sostengono che i composti neurotossici non lasciano tracce evidenti sul corpo delle vittime dopo la morte, dato che spesso non causano ferite evidenti, ma nel momento della loro assunzione o inalazione provocano una serie di sintomi riconoscibili. Chi non è curato immediatamente può avere danni neurologici permanenti. Dopo l’esposizione a questi agenti chimici, ci sono un paio di antidoti, come atropina e pralidossima, in grado di contrastarne gli effetti. Una fase altrettanto importante è quella di decontaminare il paziente con acqua unita a qualche goccia di candeggina, in grado di contrastare e abbattere le sostanze chimiche.


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