5 maggio 2020

Comunicazione

 

“Ascoltare e cercare di comprendere le necessità di coloro con cui intendiamo comunicare costituisce per me il prerequisito essenziale di ogni reale comunicazione. E la reale comunicazione dovrebbe essere il nostro obiettivo”. Fred Rogers

 

Le azioni specifiche del comunicare consistono nel legare, costruire, dal latino cum munire, far partecipe, e da communico, mettere in comune, senza interrompere il legame tra mittente e destinatario del messaggio. In un processo continuo, dunque, la comunicazione, intesa come scambio di informazioni, attraversa la società con modalità varie di propagazione di un contenuto da un individuo a un altro scambiando i messaggi elaborati secondo codici determinati. In termini generali si comunica per far conoscere qualcosa e renderla nota ad altri. Elementi essenziali della comunicazione sono i partecipanti – emittente/i e destinatario/i –, il setting, ovvero l’ambiente in cui avviene, e lo scopo che costituisce il motore che avvia l’interazione tra i protagonisti della comunicazione. La comunicazione si articola proprio come un grande equilibrista, tra chi manda e chi riceve il messaggio. Può trattarsi di comunicazione intima, interpersonale, pubblica, di massa, ma si tratta pur sempre di cercare un “terreno d’intesa e di reciproco scambio” tra individui.

 

Il rapporto bidirezionale, interattivo e cooperativo, che si apre tra mittente e destinatario del messaggio è stato, e lo è ancora, molto indagato per comprenderne ogni elemento osservabile. Particolare interesse ha destato tra gli studiosi in continua diatriba la domanda: chi dei due assegna il significato? Tutti concordi sul fatto che entrambi attivino la comunicazione ponendo in uso due variabili, la creazione di simboli e l’immaginazione. L’equilibrio che si crea è stabile o instabile? Spesso è instabile a causa della mancanza di cooperazione nel costruire e condividere una realtà e una verità per poi comunicarla ovvero quando si fonda sulla mera trasmissione, unidirezionale, spesso intesa come assertiva, fine a se stessa e non finalizzata alla creazione di un ambiente accogliente e quindi a uno scambio. Questo accade in particolare laddove la comunicazione sia concentrata sull’emittente, creando quindi difformità tra il detto e il percepito finendo per divenire inefficace.

 

Così come nelle specie animali la comunicazione assume diverse forme (acustica, olfattiva, visiva, tattile) e cambia a seconda dell’interlocutore e del momento storico in cui è agita. Si tratta di incidere in un sistema complesso di interazioni sociali e la comunicazione non può non rispondere e reagire ai cambiamenti del contesto. Tutte le unità sociali quindi sviluppano una cultura della comunicazione, a partire dalle relazioni familiari, di coppia, amicali per poi arrivare ai gruppi e alle organizzazioni intesi come grandi relazioni sociali. Umberto Eco poneva l’accento sulla risposta percettiva che deriva dalla comunicazione dicendo che “ogni cultura assimila elementi di culture vicine e lontane ma poi si caratterizza per il modo in cui li fa propri”. Interessante è affrontare il tema relativo alla cultura della comunicazione con l’obiettivo di chiarire il ruolo centrale che una adeguata cultura del comunicare acquisisce in misura crescente in un mondo interconnesso e veloce.

 

La cultura della comunicazione all’interno di tutte le unità sociali ha evidentemente tre funzioni principali: collegare gli individui tra loro, identificare i valori di fondo per definire un’identità condivisa e chiarire un contesto comune per l’interazione e la negoziazione tra coloro che ne fanno parte. Il rapporto tra cultura e comunicazione è quindi di reciprocità: la comunicazione influenza la cultura, anzi ne costituisce le basi perché, in assenza di comunicazione, la cultura non potrebbe essere partecipata e quindi riconosciuta. La cultura, d’altro canto, non può non incidere sulla comunicazione e i relativi contenuti, lo stile, l’identificazione dei destinatari. Carey sostiene addirittura che la realtà esiste solo in quanto viene portata a conoscenza degli esseri umani: la comunicazione è il processo simbolico attraverso cui la realtà è prodotta, mantenuta, riparata e trasformata. Mai nulla è stato più vero in questo mondo globalizzato: la riflessione diviene ancora più rilevante in una società che muta velocemente e dipende profondamente dai registri di comunicazione, siano essi adottati da media, da decisori o da individui, gruppi.

 

Riguardo allo stile comunicativo, invece, è opportuno citare Piero Angela, grande comunicatore, che, in riferimento alla comunicazione in ambito culturale, sostiene che il suo peggior nemico siano la noia, la mancanza di chiarezza, l’assenza di creatività che, secondo Aristotele, è necessario ornamento nella buona sorte e grande rifugio nelle avversità. È proprio questa fluidità nel rapporto tra cultura e comunicazione a conferire alla comunicazione un ruolo essenziale: creare il corretto veicolo per la trasmissione e la reiterazione della cultura. Non è infatti nella singola comunicazione che la cultura esiste, ma nel ripetuto scambio di informazioni e negli ideali e valori culturali di riferimento presenti in quel determinato momento storico. Si tratta del circuito della cultura che passa dalla rappresentazione (come il contenuto viene trasferito), per l’identità (come il messaggio viene interiorizzato da chi lo riceve), per la relativa produzione (quale sia il significato profondo del messaggio), per il consumo (che può essere in linea con le aspettative o dirompente laddove dovesse deviare dalle attese) per chiudersi con le norme (i codici sottostanti ad ognuno dei precedenti elementi). È Dewey a segnalare come ricevere una comunicazione significhi avere un’esperienza allargata e diversa, considerato che nemmeno colui che comunica ne rimane inalterato. È perciò impossibile credere che l’uomo possa usare le tecniche comunicative come qualcosa di neutrale rispetto alla sua natura, senza neppure il sospetto che la natura umana possa modificarsi proprio in base alle modalità con cui si declina tecnicamente nella comunicazione.

 

Insomma, in particolare in questo momento storico, quando un decisore comunica le prospettive del Paese, la propria visione o le decisioni regolatorie/normative assunte, diventa essenziale fermarsi a riflettere sulle attese, sul proprio ruolo e sull’effetto dei contenuti e della forma della propria comunicazione sui destinatari. In ogni caso, nell’osservare i fenomeni comunicativo-culturali legati alla diffusione dei media, già Morin sosteneva che l’individuo viene penetrato nella sua intimità da un complesso sistema di simboli, miti, metafore, immagini, proiettando se stesso sull’oggetto comunicato e identificandosi in esso. Vengono in tal modo condizionati e ristrutturati gli istinti e influenzate le emozioni. Inoltre, l’utilizzo di personaggi mitici o reali incide particolarmente sull’infiltrazione decisa del messaggio nei destinatari. Appare evidente che il linguaggio della psicologia e quello del cinema coincidano spesso perché non è difficile notare che il film viene costruito tenendo conto dei nostri desideri, paure, istinti più diversi, patologie, sensazioni, sentimenti, come da sistema psichico. Allo stesso modo, la politica comunica contenuti funzionali al superamento dei problemi della vita di tutti i giorni e all’acquisizione di modelli culturali assorbibili tramite processi di identificazione. La doppia faccia di una medaglia in cui la comunicazione assolve a due compiti.

 

L’offerta di sempre nuovi temi e personaggi di tipo identificativo piuttosto che proiettivo sta per Morin alla base della comunicazione della cultura di massa facendo sentire in tal modo il destinatario partecipe delle esperienze universali. È proprio l’offerta identificativa che imporrebbe - ad esempio nell’ambito della politica, considerata la pericolosità determinata dalle ambiguità, dalle omissioni, dai meta-messaggi - alla buona comunicazione di assumere un ruolo sociale originale e irrinunciabile che parta dai dati verificabili per arrivare a promesse mantenibili e sostenibili, sviluppandosi con chiarezza grazie ad un processo di definizione lineare degli obiettivi e ad un assessment giudizioso delle possibili conseguenze.

 

E questa è la grande responsabilità di chi comunica a qualsiasi livello e a prescindere dalla quantità di destinatari e dell’importanza del messaggio: ricordare che, oltre ai contenuti, anche il proprio sentire si estende con estrema facilità ai destinatari della comunicazione, con tutte le conseguenze che questo può avere in termini di accettazione/resistenza rispetto al messaggio in sé, nonché al meta-messaggio insito nella comunicazione. L’empatia, termine ormai molto abusato, indica un complesso processo psicologico di deduzione nel quale sono coinvolti l’osservazione, la memoria, le proprie conoscenze e il raziocinio combinati a percezioni relative ai pensieri e ai sentimenti degli altri, risulta quindi essere oggi più che mai centrale nella predisposizione e programmazione di tutti gli elementi della comunicazione, siano essi attinenti alla forma o alla sostanza che mai come in questo ambito sono davvero permeabili.

 

* Manager d'azienda e dottore di ricerca

 

 

 

Brown, R., Fraser, C., Speech as a marker of situation, in Social markers in speech (a cura di K.R. Scherer e H. Giles), Cambridge 1979.

Carey, J.W. A Cultural Approach to Communication. Communication as Culture: Essays on Media and Society, (New York: Routledge), 11-29, 2009.

Dewey, John, Democrazia e educazione. Una introduzione alla filosofia dell'educazione, Anicia Roma, 2018.

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Kofamn M., Edgar Morin (Modern European thinkers), Pluto Press, London 1996.

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