15 giugno 2016

Crescere organi umani all’interno degli animali

In tutto il mondo il trapianto di organi viene sistematicamente ostacolato dalla lunghezza delle liste d’attesa e dalla mancanza cronica di donatori, tanto che ogni anno migliaia di pazienti (22 al giorno soltanto negli Stati Uniti) muoiono prima di avere la possibilità di sottoporsi all’intervento chirurgico: un problema che gli scienziati della University of California, Davis intendono aggirare con la creazione di veri e propri incubatori di organi nati dall’innesto di cellule umane in embrioni di suino.

L’obiettivo dell’esperimento, che indubbiamente si accompagna con profonde riflessioni di natura etica, non è certamente la creazione di una “chimera”, un ibrido metà uomo e metà maiale, ma la realizzazione di animali la cui biologia sia del tutto canonica, eccezion fatta per un singolo organo dalle caratteristiche tipicamente umane e disponibile all’occorrenza per il trapianto. Attraverso una tecnica di editing genetico chiamata CRISPR, i ricercatori hanno modificato il DNA degli embrioni di suino eliminando un gene fondamentale per lo sviluppo del pancreas, una porzione genetica “sostituita” con l’inserimento di cellule staminali umane pluripotenti ricavate da campioni di pelle e capelli. Successivamente gli embrioni sono stati utilizzati per ingravidare alcune scrofe e monitorati per quattro settimane, per essere successivamente distrutti. «La nostra speranza è che questi embrioni di maiale possano evolversi normalmente mentre il pancreas sarà costituito quasi esclusivamente da cellule umane, in modo che possa risultare compatibile con il paziente e adatto al trapianto», commenta Pablo Ross, esperto di biologia della riproduzione e responsabile dell’esperimento. Un obiettivo ancora lontano e non del tutto scontato: non esiste ancora la certezza scientifica che tali embrioni possano arrivare a svilupparsi in esemplari adulti e sani, mentre la presenza di vasi sanguigni animali, seppur limitata, potrebbe causare il rigetto dell’organo una volta impiantato in un essere umano, eppure gli eventuali benefici di questa innovazione potrebbero essere incalcolabili. Così come i suoi rischi: sono in molti a sostenere che le cellule staminali umane pluripotenti, virtualmente in grado di svilupparsi in qualunque organo, potrebbero tracimare dalla porzione genetica di riferimento fino a donare caratteristiche per alcuni aspetti “umane” anche ad altre parti dell’animale, tra cui il cervello. Una prospettiva statisticamente remota che però ha spinto la U.S. National Institutes of Health a vietare ogni forma di finanziamento statale a tutte le ricerche basate sugli xenotrapianti.

 


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