16 maggio 2016

Delacourt: "Racconto il pianeta degli affetti"

Nell’ultima estate del XX, sulla spiaggia di Touquet che si affaccia sulla Manica si intreccia il destino di quattro coppie. “Le quattro stagioni dell’amore” di Grégoire Delacourt (Salani pp. 224, euro 14,90) è un viaggio nel pianeta degli affetti. L’autore, uno dei più grandi pubblicitari francesi, mescola con armonia canzoni, film e il linguaggio dei fiori.

 

Ha firmato numerose campagne pubblicitarie. Le è servita questa esperienza per diventare uno scrittore di successo? Scrivere per la pubblicità significa avere una tecnica precisa. Devi dire tante cose in pochi minuti o scriverle in uno spazio ridotto. Impari ad affermare pensieri non tuoi, a riunire idee altrui ed esprimerle con disinvoltura ma senza essere mai compiacente. All’uscita dei primi romanzi molti giornalisti hanno definito il mio stile “semplice”. Questo è vero, ma dietro c’è un lavoro colossale. Lo stile della scrittura cambia in continuazione. Un secolo fa c’erano poche immagini, oggi se descrivo un luogo so che la maggior parte dei lettori l’ha già visto.

 

La letteratura francese ha una lunga tradizione di feuilleton. È possibile essere scrittori popolari e, nello stesso tempo, bravi? Sono un lettore-scrittore, so cosa mi piace o non mi piace leggere. Quando scrivo, a volte, faccio riferimento a vicende personali ma sempre in maniera che possa interessare anche il lettore. Ho avuto riconoscimenti immediati, sono stato a lungo in classifica e questo ha generato critiche, ma credo di essere riuscito a creare romanzi popolari e di qualità. È il principio di ogni creazione, per me è stata un’impellenza.

 

Esiste una ricetta per vendere milioni di copie? Se esistesse tutti i libri funzionerebbero, ma oggi, quando un libro funziona è un miracolo. È vero a volte ci possono essere delle formule, pensiamo a Follet, Grisham o a una certa sottoletteratura. Dopo il successo del mio primo romanzo mi hanno proposto di scriverne il seguito ma non ne sarei capace.

 

Quali sono gli autori che l’hanno maggiormente influenzata? Marcel Pagnol, per la sua capacità di raccontare famiglie in cui esiste l’amore come in “Ricordi d’infanzia”. I miei genitori si urlavano cose terribili, quando ho iniziato a leggerlo, a undici anni, ho scoperto con stupore che anche fra famigliari ci si poteva amare. Lo scrittore spagnolo Agustin Gomez-Arcos, è più duro e puntuale di quanto lo sia Gabriel Garcia Marquez ma ha la stessa poesia. Leggendolo ho capito che quando scrivi puoi fare qualsiasi cosa, volare o piangere fino a riempire un fiume con le tue lacrime. Huberty Selby Jr per la sua capacità di essere libero, con “Ultima fermata a Brooklyn” distrugge tutte le regole del romanzo. Edith Warthon anticipa la violenza di Selby Jr, ma la confeziona con eleganza. Mi piace il melodramma italiano, leggo i libretti d’opera: è l’ultimo luogo in cui si può ancora morire d’amore.

 

I suoi romanzi, come molte sue pubblicità, si rivolgono alle donne. Perché? Ne sono stato circondato: mia madre, le mie sorelle, mia moglie e le figlie. Ho iniziato a scrivere chiedendomi come ognuno di loro vive l’amore, la gioia, l’abbandono, la morte.

 

Pur essendo ambientato nella provincia francese il suo primo romanzo “Le cose che non ho” è diventato un successo internazionale. Se lo aspettava? Durante una presentazione a Nancy sono stato avvicinato da alcune lettrici che mi hanno ringraziato per aver collocato la storia nella loro città, invece è ambientato ad Arras. Scrivo di gente vera, è uno dei motivi per cui le mie storie non accadono a Parigi, non parlo di giovani donne che fanno lavori prestigiosi, vestono  alla moda. La mia protagonista ha quasi quarant’anni, è sovrappeso e fa la merciaia. Sarà per questo che il libro è piaciuto anche in Giappone o in alcuni kibbutz israeliani?

 

La letteratura francofona è passata da una scrittura, come quella di Amèlie Nothomb, a una narrazione dai toni forti ed emotivi, come in Jean Michel Guenassia, Emanuel Carrère. È il mondo che è cambiato, non il modo di scrivere. È un mondo gelido, deve essere riscaldato.

 


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