23 aprile 2018

Diamanti di protopianeta

Nel 2008 impattò con la nostra atmosfera un asteroide di cui vennero recuperate diverse meteoriti nel deserto di Nubia, in Sudan. Si tratta di un tipo di roccia celeste rara, un cosiddetto Urelite, che ha una composizione particolare, ricca di carbonio in forma di grafite e microdiamanti, a cui è stato dato il nome di Almahata Sitta o 2008 TC3.

Secondo un gruppo di ricercatori dell’École polytechnique fédérale di Losanna, in Svizzera, che ne hanno analizzato una sezione, pubblicando i risultati su Nature communications, si tratterebbe dei resti di un protopianeta scomparso milioni di anni fa, quando nel Sistema solare i pianeti ancora si stavano formando. Che l’Urelite potesse essere un resto di tali originarie formazioni gli scienziati lo avevano ipotizzato da tempo, ma fino a oggi non era stato possibile provarlo.

Secondo i modelli attuali, i planetesimi – le aggregazioni di polvere dalle orbite caotiche che costituirono gli originari nuclei dei pianeti – innescarono una serie di collisioni non distruttive che diedero origine a corpi di dimensioni sempre più grandi, i protopianeti; questi avevano grandezza molto varia e continuarono a loro volta a scontrarsi e unirsi, fino a costituire il numero più limitato degli attuali pianeti, le cui orbite non si incrociano più. Di queste formazioni nessun resto è mai stato individuato, perché le meteoriti fino a ora ritrovate si crede provengano da asteroidi che non hanno mai raggiunto le dimensioni di protopianeti.

Analizzando i diamanti contenuti in questa roccia celeste è stata rilevata una dimensione tale da escludere la loro formazione per impatto, un evento troppo veloce che crea cristalli più piccoli di quelli contenuti in Almahata Sitta. Inoltre, in tali diamanti è stata scoperta la presenza di altri minerali – cromite, fosfato e solfuro di ferro-nichel – che danno indicazioni sull’ambiente in cui i cristalli si sono formati, nonché sulla misura della pressione sotto cui sono nati: una pressione fortissima, che suggerisce che il meteorite appartenesse a un protopianeta molto grande, della misura di Mercurio e fino a quella di Marte.

Se le analisi fossero esatte, si tratterebbe della prima prova empirica dell’esistenza di protopianeti di grandi dimensioni e la prima volta che se ne rinviene una parte.

Ricostruzione artistica della nascita dei pianeti attraverso le collisioni (da NASA/JPL-Caltech, attraverso Wikimedia Commons)


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