28 gennaio 2022

Dino Buzzati tra teatro e cinema

Il 28 gennaio 2022 ricorre il cinquantesimo anniversario della morte di Dino Buzzati.

Scrittore poliedrico, autore di poesie, racconti, romanzi, saggi e articoli, oltre che pittore, scenografo e costumista, Buzzati si distinse anche come drammaturgo. Tra le sue opere per il teatro annoveriamo: Piccola passeggiata (1942), La rivolta contro i poveri (1946), Un caso clinico (1953), Drammatica fine di un noto musicista (1955), Sola in casa (1958), Una ragazza arrivò (1959), Le finestre (1959), L’orologio (1959), Un verme al Ministero (1960), Il mantello (1960), I suggeritori (1960), L’uomo che andrà in America (1962), L’aumento (1962), La colonna infame (1962), Spogliarello (1964), La telefonista (1964) e La fine del borghese (1966).

Il teatro di Buzzati è poco noto ed è stato purtroppo poco rappresentato e poco studiato dagli addetti ai lavori. Uno dei saggi più interessanti sul tema è quello scritto da Yves Panafieu e pubblicato nei Cahiers Buzzati N. 1 nel 1977. Una traduzione di tale saggio in lingua italiana, autorizzata dalla casa editrice francese, è stata sapientemente curata da Annamaria Martinolli e pubblicata su Fucine Mute nel 2014.

A proposito della ricezione del teatro di Buzzati, Panafieu scrive: «Buzzati è rimasto prigioniero, probabilmente per sua stessa volontà e condiscendenza, delle sue più grandi ossessioni, prima fra tutte la morte. Perché è proprio questo il ferro che l’autore, instancabilmente, ha cercato di battere, spinto da un’irreprensibile esigenza, che non si sa se definire come il semplice affioramento di un masochismo nel quale l’uomo si crogiola per una sorta di aberrazione dell’essere, e nel quale lo scrittore si sofferma perché in esso ha trovato la linfa della sua creazione, o se, al contrario, si tratta di una provocazione calcolata, grazie alla quale il moralista si sforza di brutalizzare il suo pubblico per instillargli il fermento dell’autocritica, e il germe delle ricostruzioni attraverso le quali ci si sforza di correggere il proprio carattere e di dare alla propria vita delle basi etiche e filosofiche diverse» (cfr. Yves Panafieu, Tanatoprassi: il teatro di Dino Buzzati (I), traduzione italiana a cura di Annamaria Martinolli, www.fucinemute.it, 11 giugno 2014).

Panafieu, come dichiara l’autore stesso in incipit del suo saggio, sceglie di utilizzare il termine “tanatoprassi” per «alludere al valore catartico delle rappresentazioni e scenografie della morte nell’opera buzzatiana, dove all’ossessione motivata dall’angoscia si unisce sempre la preoccupazione di ammansire in anticipo quella con cui, presto o tardi, tutti i mali dell’uomo finiscono per estinguersi; a tale preoccupazione, già di per sé portatrice di un valore curativo, conviene aggiungere la volontà, espressa da Buzzati in alcuni passaggi della sua opera teatrale, di trasformare la morte in una sorta di antidoto atto a contrastare le potenze malefiche, affinché il Bene venga nuovamente accolto tra gli uomini» (cfr. Yves Panafieu, Tanatoprassi: il teatro di Dino Buzzati (I), trad. it. a cura di Annamaria Martinolli, www.fucinemute.it, 11 giugno 2014).

Buzzati, infatti, pur ammettendo un inevitabile timor mortis, riteneva che la morte non fosse il peggiore dei mali e che comunque fosse preferibile all’umiliazione e agli altri supplizi che minacciano l’esistenza umana. Il suo teatro, dunque, aveva lo scopo di preparare lo spettatore alla morte e rivedere in una forma accettabile il ruolo inevitabile di quest’ultima nell’esistenza di ogni individuo. La funzione catartica, in verità, fa parte della natura stessa del teatro fin dalle sue origini greche. La tragedia, in particolare, ha lo scopo di portare in scena i mali dell’uomo, al fine di spronare il pubblico ad affrontarli e poi, appunto, liberarsene nel contesto sicuro e confortevole del teatro.

È importante, pertanto, sottolineare l’aspetto specificamente curativo, evidenziato da Panafieu, del teatro di Buzzati, che cerca infatti, di proporre delle soluzioni ai mali sopra citati, non limitandosi a stimolare una catarsi nel suo pubblico.

Nel 1980 è stata pubblicata da Mondadori la raccolta quasi completa dei drammi di Buzzati, ben curata da Guido Davico Bonino, poi integrata nell’edizione del 2006.

Dino Buzzati si cimentò in numerose arti, superando continuamente il proprio virtuosismo e ampliando l’eterogeneità del suo lavoro, ma non scrisse mai per il cinema. In compenso, l’opera di Buzzati ha offerto in più occasioni spunti utili anche per la realizzazione di opere cinematografiche ispirate ai suoi libri. Tra queste ricordiamo in particolare: Un amore (1965) di Gianni Vernuccio, Il fischio al naso (1967) di Ugo Tognazzi, Contronatura (1969), Il deserto dei Tartari (1976) di Valerio Zurlini, Il segreto del bosco vecchio (1993) di Ermanno Olmi, Barnabo delle montagne (1994) di Mario Brenta  e La famosa invasione degli orsi in Sicilia (2019) di Lorenzo Mattotti.

 

Bibliografia

Cahiers Buzzati N. 1, Parigi, Éditions Robert Laffont, 1977

Dino Buzzati, Teatro (1980), introduzione di Guido Davico Bonino, Milano, Mondadori, 2006

Serena Mazzone, Oltre l’immaginazione lo sguardo. Il teatro di Dino Buzzati, Roma, Aracne, 2014

Yves Panafieu, Tanatoprassi: il teatro di Dino Buzzati (I), traduzione italiana a cura di Annamaria Martinolli, www.fucinemute.it, 11 giugno 2014

 

Immagine: Francobollo italiano con il ritratto di Dino Buzzati, 2006. Crediti: spatuletail / Shutterstock.com

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