27 giugno 2019

Dopo 50 anni, ancora tracce di DDT

Il DDT (diclorodifeniltricloroetano) è stato il primo e uno degli insetticidi più comuni a partire dagli anni Quaranta fino a quelli Settanta, quando per la sua alta tossicità e la resistenza nell’ambiente venne vietato nella maggior parte dei Paesi del mondo (fatti salvi alcuni africani per la lotta alla piaga della malaria). Venne utilizzato dapprima, soprattutto durante la Seconda guerra mondiale, per combattere il tifo e appunto la malaria, contro la quale si rivelò efficace, portando alla sua eradicazione in Europa e nel Nord America, e poi trovò un ampio impiego nell’agricoltura. Non senza polemiche e discussioni, il suo bando (in Italia avvenuto nel 1978) seguì la scoperta dei residui che lasciava nell’ambiente, che contaminavano anche la catena alimentare.

Oggi una nuova ricerca, compiuta da ricercatori di due università del New Brunswick, in Canada, pubblicata dall’American Chemical Society e dal titolo Ecological Legacy of DDT Archived in Lake Sediments from Eastern Canada, ha mostrato che ancora vi sono tracce di DDT nei laghi della regione. Tra il 1952 e il 1968, per sterminare i parassiti che colpivano l’abete rosso, furono spruzzate dagli aerei sulle foreste di conifere del New Brunswick oltre 6.280 tonnellate di DDT, ma già nel 1970 si erano notati gli effetti sulla fauna selvatica e si era deciso pertanto di limitarne l’uso, fino a bandirlo del tutto nel 1972. 

Tuttavia, la sostanza pesticida si è nel frattempo depositata nei corsi fluviali e nei laghi, nei quali sembrano ancora presenti le conseguenze delle alterazioni da essa causate sulle comunità di zooplancton (l’insieme degli organismi animali che formano il plancton, contrapposto al fitoplancton, che è invece l’insieme degli organismi vegetali).

I ricercatori hanno infatti analizzato i sedimenti lacustri, che costituiscono una sorta di archivio delle condizioni ambientali e consentono di valutare le condizioni chimiche e biologiche dei laghi prima, durante e dopo l’uso di pesticidi. Hanno così potuto rilevare non solo, come previsto, livelli elevati di DDT presenti nei sedimenti degli anni Sessanta e Settanta, ma anche livelli superiori alla soglia considerata sicura per gli organismi acquatici nei sedimenti più recenti. Per esempio, hanno notato una correlazione tra i livelli più elevati di DDT e la riduzione delle comunità di Daphnia, le pulci d’acqua dolce, che sono importanti nell’equilibrio alimentare dei laghi e la cui diminuzione potrebbe alterarne la catena. La lezione di questo studio, spiegano i ricercatori, è che l’uso dei pesticidi può condurre a cambiamenti permanenti degli ecosistemi acquatici.

 

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