15 maggio 2014

Dostoevskij contro la Merkel

Anche se Dostoevskij l'ha scritto in fretta e furia per evitare di pagare una pesante penale all'editore Stellovskij – o forse proprio per quello -, Il giocatore è non solo un capolavoro ma risulta un romanzo breve, godibilissimo e pieno di humour. Dove come sempre lo scrittore di Pietroburgo ha quelle illuminazioni sull'animo umano che fanno di lui un romanziere rabdomantico.

E lasciando stare alcune non trascurabili circostanze al contorno: mentre scriveva febbrilmente, Dostoevskij era reduce da perdite al tavolo da gioco in Germania. E la donna cui dettava, durante questo tour de force letterario, per finire in tempo, Anna Grigorevna Snitkina, diventerà sua moglie. Ha fatto dunque benissimo Il Narratore  a pubblicare l'audiolibro del Giocatore. Un classico non finisce mai di dire quello che ha da dire, come ha scritto Calvino in un celebre articolo che Il Narratore mette a disposizione gratuitamente, in versione audio. La voce narrante del Giocatore è quella dell'attore Luigi Marangoni che si può sentire in anteprima qui. Il costo dell'audiolibro è di 9.99 euro (15.99 su cd). Igròk (questo il titolo in russo) ci parla da un secolo e mezzo di distanza (la data di stesura e pubblicazione è il 1866), con rinnovato vigore intuitivo, continua a guardarci dentro e anche attorno. In particolare colpiscono le pagine dove il protagonista, Aleksej, fa una lunga tirata contro l'intransigenza finanziaria dei tedeschi: “Lavorano tutti come bestie, e tutti ammassano denaro come giudei. Mettiamo che il Vater [pater familias] abbia già ammucchiato una certa quantità di gulden e conti sul figlio maggiore per trasmettergli il mestiere o il campicello; per questo alla figlia non dànno dote, e rimane zitella. Per questo vendono il figlio minore a un padrone, o lo arruolano soldato, e aggiungono quei denari al capitale domestico. Davvero, qui si fa così; mi sono informato. Tutto questo non si fa se non per onestà, per eccesso di onestà, sì che anche il figlio minore venduto crede di non essere stato venduto se non per onestà, e questo è proprio l'ideale, quando persino la vittima è convinta che la portino al sacrificio”. Al posto della famiglia si potrebbe mettere la famiglia europea e al posto del Vater la Merkel. Il termine onestà va appunto intesto nel senso di fedeltà a un ideale, l'etica protestante del rigore, in questo caso economico, spinta fino al sacrificio. Anzi alla spietatezza: “Nulla è più elevato di questo, ed essi cominciano a giudicare tutto il mondo da quel punto di vista e a mandare a morte i colpevoli, cioè tutti quelli che appena si discostano dal loro modo di essere. Ebbene, signori, ecco come sta la cosa: io preferisco debosciarmi alla russa o arricchirmi alla roulette. Io non voglio essere Hoppe e Co. fra cinque generazioni. I denari mi occorrono per me, ed io non stimo me stesso come qualcosa di necessario e di accessorio al capitale”. A parte queste considerazioni, fatte dal protagonista, un modesto precettore che segue un generale aristocratico in una località termale della Germania – l'immaginaria Roulettenburg -, si trovano poi a piene mani considerazioni su altri popoli europei, riuniti intorno al tavolo da gioco, ipnotizzati dalla pallina che gira come il destino, sull'orlo del fallimento per le perdite e assetati di ricchezza più che di salus per aquam: i polacchi parassiti che si spacciano tutti per conti, i francesi falsi e cortesi, e non manca un Barberini cioè un nobile romano che scompare quando la donna con cui si accompagna s'indebita. Solo la figura del lord inglese, Astley, non viene presa di mira ma presenta molti aspetti positivi: non fa sfoggio delle ricchezze, non è falso, ma al contrario sobrio e corretto. Forse per colpa della timidezza di cui Dostoevskij dà una magistrale descrizione in due pennellate veloci col fiato di Stellovskij sul collo: era così timido da sembrare stupido ma sapeva di esserlo perché era timido ma non era stupido. Non sarà per il rigore tedesco che la famiglia del generale si impoverisce ma perché la Baboulinka, la nonnina, invece di tirare le cuoia in Russia e lasciare una cospicua eredità, si rimette e arriva all'improvviso a Roulettenburg in treno e si mette a giocare come una matta. Peraltro il generale sperava nell'eredità perché il marchese Des Grieux, il francese che lo accompagna, lo strozza con ipoteche e prestiti e solo l'eredità potrebbe tirarlo fuori dai guai. Nessuno riesce a opporsi al ciclone costituito dalla nonnina, che poi è una nonnaccia, una figura straordinaria, senza peli sulla lingua, come solo un'anziana un po' rozza e appena scampata alla morte può esserlo, e sistema tutti con una incredibile mancanza di diplomazia e di tatto. Le pagine in cui arriva a Roulettenburg sono divertentissime e se gli altri personaggi soffrono il complesso di essere russi, di avere il sangue tartaro, la Baboulinka non si fa problemi di nessun tipo e con nessuno, ha una parolaccia per tutti. L'attempato generale, che spera nell'eredità della zia per impalmare la signorina Blanche (una giovane francese dal passato non proprio immacolato), non può far altro che assistere alla rovina lamentandosi che in Russia la vecchia nobildonna sarebbe stata interdetta se non internata. Non meno esilaranti, anche se più malinconiche, sono le pagine in cui il protagonista, il precettore, dopo una cospicua vincita, si vede proporre da Blanche una specie di contratto per investire i gulden tedeschi: stare con lei un mese, accompagnarla a Parigi, e poi chi s'è visto s'è visto. Una vera escort avant la lettre, che coi soldi del precettore si rifà la casa e si compra una carrozza nuova. Niente di nuovo sotto il sole, meno che mai se a illuminarci è Dostoevskij. Bisognerebbe farci un film con Il giocatore, ma non in costume come già accaduto. Quanto per raccontare non i vecchi ricchi ma i nuovi ricchi russi, le compagnie di giro di Mosca che frequentano i luoghi di vacanza e tappeto verde in Costa Azzurra, il loro amore per il gioco e lo sperpero irrazionale, il rapporto con gli altri europei, per raccontare come li vediamo noi, e soprattutto come ci vedono. Difficile però immaginare che abbiano un precettore – alter ego dostoevskiano – al seguito. Annotazione finale: le citazioni di Dostoevskij che ho utilizzato vengono dal Giocatore pubblicato da Einaudi, con l'ottima traduzione del '41 di Leone Ginzburg, che morirà in carcere tre anni dopo a Regina Coeli come conseguenza delle torture subite.


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