23 febbraio 2016

Eco in Russia, tra fan appesi alle finestre e mafiosi

Oggi alle 15 al Castello Sforzesco di Milano si tiene la cerimonia funebre di Umberto Eco, in forma laica. Lo ricordiamo con questo esilarante racconto fatto da Elena Kostjukovič. La traduttrice russa rievoca su m24.ru. (http://www.m24.ru/articles/75042) il primo e ultimo viaggio di Eco a Mosca e San Pietroburgo. Era il 1998, l'anno della crisi finanziaria in cui Putin si affaccia sulla ribalta.

 

“Posso solo dire che è venuto qui nel 1998. Allora in Russia lo amavano molto, ho avvertito una simpatia e un interesse incredibile. Siamo atterrati a Mosca, ho cercato di ottenere il sostegno degli italiani, ma non volevano alzare un dito per la visita di Eco in Russia. E qui l'editore era molto povero, non avevano abbastanza soldi per far venire il professore. Dunque ho comprato i biglietti con i miei soldi, anche se erano cari. Ma non potevamo permettere che Eco pagasse di tasca sua. Volavamo in seconda classe, in economica. Prima di salire sull'aereo è passato Luigi Colombo, capo della filiale dell'Aeroflot in Italia. Prima del volo, controlla sempre la sala e autorizza di persona ogni aereo. Ci ha guardati e ha detto: “Che cosa fa il professor Eco in economy? Abbiamo la business class vuota, vi chiediamo di cambiare posto". Abbiamo volato in quattro: Eco con la moglie, un'altra persona e io. Così tutti e quattro siamo andati in prima classe. Gli altri passeggeri hanno visto che volavano con Eco, e hanno cominciato ad applaudire. Sullo stesso volo c'era una compagnia molto colorita, apparentemente un gruppo mafioso meridionale da film comico, tipi loschi che giocavano a carte tra di loro. Non ho potuto resistere e ho detto a Eco: “Sa, tra banditi in Russia c'è questa tradizione - a volte scommettono sulla vita di qualcuno. E se perdono lo ammazzano, di solito il più grasso”. Il professore ha chiesto se non stavo scherzando, e ho dovuto rispondergli: "Li guardi, pensa che io stia scherzando?" (Ride). Siamo venuti qui e la Fiat ci ha dato una Žiguli, sesta serie, senza autista. Ma poi ho trovato degli amici, che a quel tempo erano nel business, e ci hanno dato un Suv da banditi, con i vetri oscurati, sul quale scorrazzavamo. È stato fantastico! Lui vedeva diverse cose e si spaventava. Il paese gli sembrava sorprendentemente contraddittorio. Gli spettacoli si sono svolti con un'affluenza insolitamente grande, la gente si appendeva alle finestre. A San Pietroburgo, per arrivare al salone, è stata necessaria la polizia a cavallo. In quell'occasione mi ha detto: "Posto molto strano, ho molta paura, terribile, soffocante, duro". E ha chiesto ancora a Mosca quando saremmo andati sulla Piazza Rossa. Ma il programma era stretto e non lo prevedeva. Alla fine ci siamo andati di notte. Poi per tutto il tempo lo ha ricordato, quanto è stato meraviglioso. E ancora quando eravamo sulla piazza Rossa in piena oscurità, con le stelle del Cremlino illuminate, il professore guardava con occhi sgranati, perché gli piaceva terribilmente. Allora ha detto che la terra qui è davvero rotonda: “Lo sapevo, ma non ci potevo credere”. Eco voleva passare qualche giorno in più a Mosca, ma dovevamo prendere il volo per San Pietroburgo, e quindi via al galoppo. A San Pietroburgo un vento selvaggio che staccava letteralmente la testa dal collo ha fatto volare via il cappello del professore. E anche questo lo ha messo a dura prova. Ecco l'impressione che ha avuto Eco della Russia. E non ha più voluto venire".

 

Traduzione di Antonio Armano

Foto: Eco in Russia con la traduttrice Elena Kostjukovič e la moglie Renate Ramge

 


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