12 dicembre 2018

Elefanti senza zanne: da handicap a carattere adattivo vincente

Secondo un articolo pubblicato dal National Geographic, circa un terzo delle giovani femmine di elefante nate dopo il 1992 nel Parco nazionale di Gorongosa, in Mozambico, è privo di zanne dalla nascita, una caratteristica che fino a qualche anno fa riguardava soltanto circa il 2-4% degli esemplari: l’ipotesi è che, a seguito della guerra civile che sconvolse il Paese tra il 1981 e il 1992, durante la quale l’avorio era diventato ambitissimo e ancor più prezioso perché serviva all’acquisto delle armi, questa popolazione di elefanti abbia selezionato naturalmente gli individui privi di zanne. È un’ipotesi plausibile dal momento che il 52% delle femmine nate prima del conflitto e che sono a esso sopravvissute risultano, appunto, prive di zanne. In sostanza, per sopravvivere alla guerra, gli elefanti di quest’area dovevano appartenere a quell’esigua minoranza di individui nati senza zanne, e quindi tale anomalia – tale “handicap” – è diventata un carattere vincente dal punto di vista adattivo.

Questo fenomeno è stato osservato anche in altre zone in cui il bracconaggio è particolarmente diffuso: nell’Addo Elephant National Park, in Sudafrica, il 98% delle femmine ha questo carattere; nel Parco nazionale del Ruaha, in Tanzania, lo possiede il 35% delle femmine superiori ai 25 anni e il 13% di quelle tra i 5 e i 25 anni. In un altro studio compiuto dalla Duke University e dal Kenya Wildlife Service è stato invece osservato il fenomeno della riduzione della misura delle zanne degli individui maschi, le più ambite, tra i quali sarebbero sopravvissuti (trasmettendo quindi il loro patrimonio genetico alle successive generazioni) quelli con le zanne più piccole: in media, gli elefanti maschi nati dopo il 1995 hanno zanne il 21% più piccole dei maschi nati negli anni Sessanta.

Bisognerà ora osservare le conseguenze comportamentali di tale fenomeno e quindi le ricadute sull’intero ecosistema, poiché le zanne – che servono a sradicare alberi, scavare buche e trovare acqua – non sono utili solo agli elefanti, ma anche ad altre specie che del loro operato indirettamente usufruiscono. Inoltre, data la minore “intensità” di lavoro, potrebbe servire a questa specie una maggiore estensione spaziale, con conseguenze ancora non prevedibili. Al momento, osservano i ricercatori, sembra che gli elefanti stiano tuttavia adattandosi piuttosto bene a queste nuove caratteristiche, attraverso degli escamotage, come un uso maggiore dei denti o la preferenza verso cortecce d’albero meno dure o parzialmente già staccate.

 

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