22 marzo 2021

Ettore Roesler Franz, dell’arte di insegnare l’Arte

Ci sono storie celate che meriterebbero di essere scoperte o riscoperte perché in grado di trasformare una vicenda privata in un esempio collettivo. Da sempre il rapporto tra maestro e allievo ha suscitato riflessioni attente sul senso, intimo e pubblico, della trasmissione del sapere e al tempo stesso sulla vita. Una vita che, come si vedrà, anche spezzata ha avuto il tempo di dare i suoi frutti al pari di un albero giovane con radici forti nonostante la breve presenza nel giardino terreno. 

Una significativa fotografia, che risale al 1902, raffigura questo momento dell’insegnare con un approccio rassicurante e con un gesto affettuoso di un passaggio all’interno di un paesaggio, lo stesso che sarà poi dipinto su una tela capace di raccontare tutta l’emozione e le suggestioni di un felice apprendimento. Siamo a Tivoli a Villa d’Este mentre Ettore Roesler Franz, pittore affermato e apprezzato, sostiene il suo unico allievo Adolfo Scalpelli per avviarlo all’arte pittorica con una lezione sulle principali tecniche per realizzare un acquerello all’interno di un giardino meraviglioso dalle mille ispirazioni. Alla sera della sua vita questo maestro così speciale (la sua “Roma sparita” ‒ collezione unica di una Roma pittoresca ‒ è un insieme di mirabili capolavori di memorie dello scorrere del tempo) scriveva al giovanissimo Scalpelli impegnato nell’altra stupefacente villa tiburtina: «ho piacere che vai a lavorare a Villa Adriana. C’è tanto da lavorare in quella località che se ti riesce di interpretare il sentimento di quelle rovine meravigliose avrai di che dipingere per molti anni…». Riuscire a interpretare il sentimento di rovine meravigliose contiene tutta l’essenza di una affermazione che, per un giovane dalle concrete speranze, ebbe la connotazione di una strada maestra per raccogliere tutta la bellezza possibile nello spazio di una tela. Ma quella strada non sarà stata così facile e costituirà per l’allievo una continua sfida soprattutto per non deludere il maestro che, in tempi brevi, avrebbe lasciato il suo indelebile ricordo negli occhi grati e commossi anche perché la saggezza di Franz era contenuta in consigli come questo:

«Per riuscire nella vita occorre saper pazientare, prendersi i fastidi, disfare e rifare, ricominciare e continuare senza che il moto della collera o lo slancio della immaginazione vengano ad arrestare o a sviare lo sforzo quotidiano»​.

La passione per la pittura attraverso queste parole si mescolava pian piano con le circostanze della vita, le stesse che dopo pochi anni avrebbero completamente sconvolto gli occhi dell’allievo non più rapiti dalla bellezza ma dalle atrocità. Nel frattempo però, come in una sceneggiatura pronta per il cinema, Adolfo Scalpelli volle rendere a futura memoria la propria riconoscenza nei confronti del proprio maestro​.

Come si legge nel sito dedicato a Ettore Roesler Franz «Uscendo da Tivoli, percorrendo il panoramico viale Arnaldi e poi viale Cassiano, superato il parco di Villa Braschi sulla sinistra, ci si imbatte sulla destra in una piccola strada in discesa senza uscita, chiamata Strada di Pomata.

Lungo questa strada fin dal II secolo a.C. sorsero numerose Ville romane come quelle di Bruto, di Cassio e degli Arcinelli. Superata quest’ultima, si entra nel tratto dell’Anio Vetus e, circa 300 metri dopo il civico 12, si trova a fianco della strada una lapide dedicata all’artista. Vi è inciso“In questo luogo di pace Ettore Roesler Franz, acquerellista insigne, desiderava ricordare Alessandro fratello suo, console d’Inghilterra. I voti del chiaro maestro reverente adempiva il suo unico allievo Adolfo Scalpelli – A. MCMVIII”.

Essa venne posta, appunto, nel 1908 (un anno dopo la morte di Ettore), dal suo unico allievo Adolfo Scalpelli, giovane e valente pittore tiburtino che per testamento ereditò da Ettore Roesler Franz tutti i bozzetti, gli schizzi, i disegni, gli acquerelli non finiti dell’artista e le sue foto. Adolfo Scalpelli morì poi nel 1917, ad appena 29 anni, nella Prima Guerra Mondiale». Ecco in queste poche e intense righe la sintesi della fine di una breve esistenza che si annunciava luminosa.

È morto da eroe​ raccontano le cronache: assegnato a un reparto nelle retrovie che disegnava le mappe, chiese di andare a combattere in prima linea ​e poco prima aveva ricevuto una prestigiosa onorificenza proprio per il suo valore militare​. Basterebbe questo a dimostrare l’eccellenza di questo giovane tiburtino capace di lasciare un segno indelebile e dunque da non consegnare all’oblio della dimenticanza soprattutto per il significato della sua complessiva azione per le nuove generazioni. Questa è la storia di un piccolo, grande pittore che ricorda uno degli episodi riconducibili a quelle rese immortali dal capolavoro di Edmondo De Amicis Cuore. Dotato di uno slancio dell’immaginazione notato e alimentato da un maestro di enorme spessore, egli è riuscito a interpretare perfettamente il sentimento delle meraviglie, ma anche il sentimento delle terribili conseguenze di una guerra attraverso il potere dell’arte capace di ricostruire ciò che l’uomo distrugge con spietatezza e inaudita violenza. Ciò che resta sono appunto quei sentimenti positivi che hanno la forza di sostituire le tenebre con la luce. Anche nel giorno triste della sua morte gli occhi di Scalpelli saranno stati illuminati da quelle meraviglie che ha visto e dipinto da ragazzo e che ancora adesso possiamo ammirare osservando le sue opere accanto a quelle di Ettore Roesler Franz che avrà certamente raggiunto, con la piena soddisfazione del maestro, in quel giardino celestiale degli artisti pieno di colori con i quali continuare a realizzare meravigliosi acquerelli.

 

Immagine: Le cento fontane nella Villa d’Este a Tivoli. Crediti: Catarina Belova / Shutterstock.com

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