5 marzo 2019

Filmata l’ape più grande del mondo

È stato ripreso per la prima volta in Indonesia, nelle isole Molucche, un esemplare vivo di un’ape rarissima, la più grande del mondo, che si è per lungo tempo ritenuta estinta: la Megachile pluto, o ape di Wallace, dal nome del famoso naturalista che per primo ne registrò l’esistenza nel 1859.

 

 

Alfred Russel Wallace, tra i padri della biologia moderna, contemporaneo di Darwin e anch’egli sostenitore della teoria evoluzionista, trascorse molti anni nell’arcipelago malese scoprendo numerosissime altre specie fino ad allora ignote; la prima descrizione di questo insetto gigante venne poi fatta l’anno successivo dall’entomologo del British Museum Frederick Smith, che ne notò la straordinaria dimensione: gli esemplari femmina possono misurare 39 mm, hanno una apertura alare di 63 mm e mandibole simili a quelle del cervo volante, che servono a raccogliere pezzetti di legno e resina; i maschi sono molto più piccoli e arrivano a circa 23 mm. Di quest’ape poi non si è più avuta notizia fino al 1981, quando venne nuovamente rinvenuta, sempre nell’arcipelago delle Molucche, da un biologo americano, Adam Messer, che scoprì sei nidi, costruiti con un miscuglio di particelle di legno e resina, tutti scavati con lunghi tunnel all’interno di termitai attivi, su tronchi o rami di alberi. In ciascuno di questi nidi erano presenti sei femmine e numerosissime celle per la covata, mentre i maschi erano tutti all’esterno.

Un altro avvistamento risulta nel 1991, ma senza che fosse stato pubblicato, e l’anno scorso è emerso che un esemplare morto era stato venduto on-line (a un prezzo altissimo, di oltre 9000 dollari).

L’ultima scoperta, avvenuta a gennaio nell’ambito di un progetto di ricerca dell’Australian Academy of Science, ha rallegrato i ricercatori: l’area è a forte rischio disboscamento, ed è ormai riconosciuto che le api in tutto il mondo stanno subendo un gravissimo declino, ma il fatto che una specie così rara riesca ancora a sopravvivere, può dare qualche speranza. Ora gli studiosi vorrebbero che passasse nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura da “vulnerabile” a “minacciata”, anche per proteggerla dai collezionisti.

 

Crediti immagine: Dr. Heinrich Friese (* 4. Mai 1860 in Schwerin; † 8. September 1948) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

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