8 maggio 2018

Gaia svela i misteri della galassia

La missione Gaia dell’ESA, l’Agenzia spaziale europea, dopo 22 mesi di osservazione e mappatura del cielo, ha diffuso il Data Release 2, che contiene misure di alta precisione su quasi 1,7 miliardi di stelle della nostra galassia: un censimento senza precedenti che fornirà agli scienziati informazioni fondamentali per comprendere le origini della nostra galassia e come si muovono le stelle al suo interno.

Il satellite Gaia, lanciato nel 2013, ha raggiunto una distanza dalla Terra di un milione e mezzo di chilometri ed è in grado di censire in luce visibile tutti gli oggetti sulla volta celeste fino alla magnitudine 20, ovvero circa 1.000.000 di volte più deboli di quelli visibili a occhio nudo; grazie a una rotazione completa ogni sei ore, a una mappatura completa ogni due mesi e alla straordinaria accuratezza delle misurazioni riesce a separare la parallasse delle stelle (il loro spostamento apparente nel cielo dall’estate all’inverno derivante dal moto della Terra attorno al Sole) dal loro reale moto nella galassia. I dati di questo secondo release, che sono frutto delle osservazioni effettuate tra il 25 luglio 2014 e il 23 maggio 2016, includono anche informazioni sulla luminosità e il colore di quasi tutte le stelle osservate, e su come questi due elementi subiscono cambiamenti nelle stelle variabili (circa mezzo milione tra quelle campionate). I dati di Gaia saranno inoltre utili per mettere alla prova e verificare i modelli astronomici che prevedono la materia oscura.

Le osservazioni di Gaia si sono spinte molto lontano e anche molto al di là della nostra Via Lattea andando a indagare i movimenti e le orbite di settantacinque ammassi stellari e di dodici galassie nane che le ruotano intorno, e ancora più oltre, individuando la posizione di circa mezzo milione di quasar, oggetti luminosissimi a miliardi di anni luce di distanza attivati da buchi neri supermassicci.

Importante il contributo italiano nella missione, con la partecipazione dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e dell’INAF (Istituto Nazionale di AstroFisica) al DPAC (Data Processing and Analysis Consortium), che si occupa di gestire e di analizzare l’enorme mole di informazioni fornita da Gaia.

 

Crediti immagine: da Sergio.Poppi. Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)


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