24 novembre 2017

Giorgio Levi Della Vida, un grande orientalista italiano

Cinquant’anni fa, il 25 novembre 1967, moriva a Roma all’età di 81 anni uno dei maggiori orientalisti italiani. Giorgio Levi Della Vida era nato a Venezia il 22 agosto 1886 da una famiglia ebrea di origini ferraresi e si era laureato a Roma nel 1909 sotto la guida del semitista Ignazio Guidi, dove strinse un profondo sodalizio intellettuale e affettivo con personaggi che poi avrebbero rivestito un ruolo di primo piano nel panorama culturale italiano degli anni Venti e Trenta quali Gaetano De Sanctis, Giorgio Pasquali, Luigi Salvatorelli e il sacerdote barnabita Giovanni Semeria, attraverso il quale, pur venendo da una formazione del tutto laica, si accostò anche agli studi biblici.

Già nel 1920 subentrava al Guidi come docente di ebraico alla Sapienza, ma intanto doveva soffrire prematuramente gli attacchi fascisti a causa delle posizioni nettamente antimussoliniane espresse su Il Paese e La Stampa tra 1921 e 1922. Subito dopo l’omicidio Matteotti Giorgio Levi Della Vida aderì convintamente al crociano Manifesto degli intellettuali antifascisti del primo maggio 1925. Tuttavia scelse di non entrare in clandestinità mantenendo invece il suo impegno nell’insegnamento e nella ricerca, pur continuando a dichiarare apertamente la sua «repugnanza quasi fisiologica al fascismo». Giovanni Gentile per i suoi meriti accademici lo chiamò a far parte del gruppo di intellettuali che avrebbe redatto l’Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti: da tale collaborazione sarebbero nate alcune voci orientalistiche ancora oggi fondamentali come Arabi, Semiti ed Ebrei. Fu in particolare quest’ultima, pubblicata nel 1932, nella quale aveva scritto senza mezzi termini «Occorre anzitutto affermare l’inesistenza di una pretesa razza o tipo ebraico, cioè l’inesistenza di un insieme di caratteri corporei limitati al popolo ebraico», a destare il sospetto del PNF, il cui segretario Achille Starace scriveva a Mussolini nel 1933 che l’Istituto era divenuto «uno degli ultimi rifugi degli antifascisti».

In seguito all’incrudirsi dell’antisemitismo fascista, culminato nel 1938 con l’emanazione delle leggi razziali, nel 1939 Giorgio Levi Della Vida fu costretto ad abbandonare la sua patria per gli Stati Uniti, dove continuò la sua carriera di studioso e docente e dove oggi ancora è ricordato con la prestigiosa collana Giorgio Levi Della Vida Series in Islamic Studies dell’Università di Los Angeles. Ma già rientrava in Italia il 25 luglio 1943, alla caduta del fascismo, rischiando la deportazione dalla quale si salvò fortunosamente nascondendosi in un casale in Sabina. Finalmente, dopo la liberazione di Roma (4 giugno 1944), potè tornare alla sua cattedra, che tenne fino al 1959, lasciando al suo Paese una ricca messe di importanti studi e generazioni di studenti formati sotto il suo magistero.


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