30 maggio 2017

Giovanna d’Arco, al rogo per la Francia e per Dio

Rouen, è l’alba del 30 maggio 1431, muore arsa sul rogo Giovanna d’Arco (Jeanne d’Arc), detta la Pulzella d’Orleans. Il suo nome è da sempre più legato alla leggenda che alla santità, al mito epico-cavalleresco che al martirio tra le fiamme. Non è facile delineare i tratti principali di una figura così complessa, eroina della Francia, venerata in tutto il mondo, simbolo del coraggio, della fede e dell’indipendenza femminile. Donna che affrontò la durezza di una guerra a capo di una rude e disorganizzata soldatesca per l’ideale puro della libertà. La sua vita e la sua santità vanno contestualizzati nel periodo che vide la rivalità fra due re, quello inglese Enrico VI e quello francese Carlo VII, per il possesso della Francia.

Giovanna d’Arco nacque da una famiglia di umili contadini, a Domremy, piccolo villaggio della Lorena, il 6 gennaio 1412. In quegli anni l’Europa viveva un periodo di profonde lacerazioni: da una parte la Chiesa divisa e minata dallo Scisma d’Occidente, dall’altra lo scontro, scoppiato nel 1337, che vedeva contrapposte Francia e Inghilterra in quella che poi sarebbe stata ricordata come la guerra dei Cent’anni. Nel 1420, dopo anni di lotte sanguinose, la situazione sembrava volgere definitivamente a favore del re d’Inghilterra Enrico V, che dopo il trattato di Troyes si era fatto riconoscere erede al trono di Francia, senza che Carlo VII (detto il Delfino) potesse riuscire a porre rimedio alla disperata situazione in cui versava il suo Paese. Nel 1429, la poco più che adolescente pastorella, sostenuta dalla sua fede incrollabile e convinta di essere stata scelta da Dio per salvare la Francia, si presentò a Carlo VII dopo aver percorso 2500 km chiedendogli di poter cavalcare alla testa dell’esercito che era stato approntato per soccorrere la città di Orleans stretta dall’assedio inglese. Dopo non poche titubanze il Delfino accettò.

L’8 maggio 1429 i francesi, infiammati dalle parole e dal coraggio di Giovanna d’Arco, ruppero l’assedio sconfiggendo l’esercito inglese.

Dopo qualche giorno,18 maggio 1429, Giovanna ottenne una nuova vittoria a Patay, dove riuscì ad infliggere una dura sconfitta alle armate inglesi. Queste due vittorie consentirono la conquista del territorio francese fino a Reims e quindi l’incoronazione solenne del Delfino, che avvenne proprio a Reims, con il nome di Carlo VII.

A questi fulminei e inaspettati successi il neoeletto sovrano non fece seguire però altre azioni risolutive, cercando invece di raggiungere un compromesso con gli inglesi. Giovanna, determinata nell’adempiere alla missione affidatale da Dio di riunire la Francia sotto un unico re, fu lasciata sola senza l’appoggio della Corona.

Nella primavera del 1430, durante una ricognizione nei pressi di Compiègne, Giovanna cadde in un’imboscata. Catturata, fu consegnata a Giovanni di Lussemburgo che a sua volta la consegnò agli inglesi vendendola per 10.000 tornesi. Tradotta e imprigionata nel castello di Rouen, senza che Carlo VII facesse nulla per liberarla, fu processata da un tribunale ecclesiastico per empietà ed eresia, accuse che in realtà nascondevano il significato politico e militare di una condanna che era stata già decisa.

All’alba del 30 maggio 1431, condotta nella piazza del Mercato vecchio, la Pulzella d’Orlèans fu arsa viva. Sembra che mentre il suo corpo era già avvolto dalle fiamme, fu sentita gridare per sei volte il nome di Gesù, per poi chinare la testa e spirare.

Carlo VII, sei anni dopo la conquista di Rouen, avvenuta nel 1450, volle aprire un’inchiesta sul processo che portò alla totale riabilitazione di Giovanna; era il 1456. Nel 1909 Giovanna d’Arco fu beatificata da papa Pio X e canonizzata nel 1920 da papa Benedetto XV.

 


0