26 novembre 2018

Gorilla e balene: qualche speranza

Ogni tanto una buona notizia dal mondo della natura, comunicata dal IUCN (International Union for Conservation of Nature): due diverse specie di Mammiferi, la balenottera comune e il gorilla di montagna, risalgono nella Red List la scala del rischio, passando rispettivamente da “Endangered” (in via di estinzione) a “Vulnerable” e da “Critically Endangered” a “Endangered”. Secondo la gerarchia del rischio dell’IUCN, “Critically Endangered” significa che una popolazione di una specie è diminuita del 90% in dieci anni, oppure che il suo areale si è ristretto sotto i 100 km², o ancora che il numero di individui riproduttivi è inferiore a 250; “Endangered” si usa quando la popolazione di una specie è diminuita del 70% in dieci anni, ovvero quando il suo areale si è ristretto sotto i 5.000 km², ovvero che il numero di individui riproduttivi è inferiore a 2.500; “Vulnerable”, infine, indica che la popolazione di una specie è diminuita del 50% in dieci anni, o che il suo areale si è ristretto sotto i 20.000 km², o che il numero di individui riproduttivi è inferiore a 10.000.

Si tratta, certo, di un passo avanti non rivoluzionario, ma che dà qualche speranza e soprattutto dimostra che, se perseguite con costanza e serietà, le azioni di conservazione sono efficaci.

Dagli anni Settanta, la popolazione di balenottere comuni è più o meno raddoppiata, grazie ai divieti internazionali sulla caccia commerciale nel Pacifico settentrionale e nell’emisfero australe, in vigore dal 1976, e grazie alla sensibile diminuzione della caccia dal 1990 nel Nord Atlantico. La loro popolazione ha raggiunto circa i 100.000 individui adulti.

Il gorilla di montagna è una sottospecie del gorilla orientale (il quale tuttavia rimane ancora in grave pericolo) il cui habitat copre una superficie di circa 792 km2 nelle aree protette del massiccio del Virunga, del Parco nazionale impenetrabile di Bwindi e della riserva di Sarambwe, tra Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Uganda. Per questi animali le minacce principali sono il bracconaggio, l’estensione delle colture e il contatto con gli umani, che rischiano di introdurre malattie infettive respiratorie e virali come l’Ebola. Nonostante ciò, la loro popolazione è aumentata dai circa 680 individui del 2008 agli attuali 1.000, sia grazie alle pattuglie antibracconaggio, sia grazie alle cure veterinarie eseguire in situ.

 

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