17 febbraio 2017

I custodi della memoria: l’Italia terra d’Archivi

Un dedalo di corridoi e scaffali impolverati, pergamene e codici, sigilli e diplomi regi; no, non è un libro di Dan Brown, ma è la realtà. L’Italia è un paese dall’immenso patrimonio archivistico.

Ogni archivio presente nelle nostre città è il custode silente della nostra storia: dall’alto Medioevo all’età moderna, dal Risorgimento alla nascita della Repubblica. In termini di memoria e d’identità nazionale questi luoghi sono i depositari di una ricchezza d’inestimabile valore culturale, tutelano la verifica del passato.

I dati forniti dalla Direzione centrale sono indicativi di quanto detto: una sede in ogni provincia del territorio nazionale per un totale di 101 archivi più 33 sezioni (fonte DGA 2013). A questi si aggiungano più di ottomila archivi comunali e innumerevoli enti privati, associativi.

I complessi documentari che le diverse sedi custodiscono occupano circa 1500 km lineari, milioni tra pergamene, filze, registri, mazzi e buste.

Il documento più antico, conservato presso l’Archivio di Stato di Milano, noto come Cartola de accepto mundio, è del 12 maggio 721, i più recenti sono gli originali delle leggi e dei decreti che ogni anno vengono depositati nella sede centrale di Roma. Non si può invece parlare del documento più prezioso nella misura in cui ogni documento è di per sé un unicum. Ma in una visita immaginaria potremmo leggere e toccare con mano i diplomi dei re normanni in Sicilia, le disposizioni dei dogi di Venezia, avremmo la possibilità di sfogliare le note di pagamento per committenze artistiche a Firenze, gli ordini impartiti da Mazzini a Roma nel 1849, con lo stupore negli occhi a Milano potremmo trovare un autografo con la firma di Leonardo da Vinci. Se ciò non bastasse gli stessi edifici che ospitano i nostri archivi sono edifici dal grandissimo valore architettonico. Tra gli altri: Roma (Palazzo della Sapienza), Milano (Collegio Elvetico), Napoli (Monastero benedettino dei Santi Severino e Sossio), Venezia (Cà Granda dei Frari).

Purtroppo questo patrimonio d’inestimabile valore sta correndo un grave pericolo, continui tagli di risorse e personale, nonché la mancanza di un piano complessivo di salvaguardia, non solo mettono a repentaglio l’accesso libero ai documenti e il loro studio, ma rischiano di compromettere irrimediabilmente le funzioni di tutela, di conservazione e comunicazione della memoria che gli archivi esercitano. La minaccia è reale e concreta, anche perché per ogni documento perduto verrebbe a mancare un tassello della nostra storia collettiva. Lasciare che il passato marcisca significa che qualcuno potrà reinventarlo in funzione di scelte utilitaristiche e di interessi personali.

 


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